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(TdN) Trauma da Narcisismo. Il senso di quella piccola “d”

Marina Abramović




 Pier Pietro Brunelli

(TdN) Trauma da Narcisismo… ma da che dipende? 

Quando nel 2010 ho proposto pSadness-49-450x600er la prima volta  l’ipotesi diagnostica di Trauma da Narcisismo (TdN) nelle relazioni amorose, attraverso la rete si  è aperta spontaneamente una  nuova via di comprensione sulle dinamiche narcisistiche e borderline nelle relazioni di coppia. Ciò mi ha fatto molto piacere, ma sin dall’inizio mi sono preoccupati di quelle che potevano essere interpretazioni ed usi del concetto di TdN in modo fuorviante ed errato.  Inoltre  mi rendevo conto che il concetto di TdN implicava una questione cruciale circa la etiologia della malattia mentale. Cioè da dove vengono? Sono di origine organica o sono psicogene? Derivano dall’ambiente o sono innate? Dipendono da un insieme di cause? In effetti la sigla TdN è importante per quella piccola d, in quanto propone che vi sia un certo stato di condizione traumatica e post-traumatica che deriva dal Narcisismo.

Moltissime persone hanno interpretato quella N, non come Narcisismo, ma come Narcisista. Cioè hanno inteso che quel Trauma lo subisce una persona a causa di un Narcisista. In effetti io ho molto insistito sull’effetto disturbante e traumatizzante di un partner con uno stile di personalità narcisistica nei confronti dell’altro partner. In termini immaginali e metaforici, secondo l’uso diagnostico-terapeutico della psicologia junghiana, ho impiegato la figura del vampiro per evocare una dinamica amorosa vampirizzante e quindi psicologicamente dissanguante per il partner vampirizzato.

Marina Abramović

Marina Abramović

Tuttavia ho sempre insistito sul fatto che il partner vampirizzato che subisce il TdN lo subisce anche perché ha a sua volta un problema di Narcisismo, ed in particolare di ‘ferita narcisistica’. Ciò gli comporta di colludere con il partner disturbante, di ‘offrirgli il collo’, e quindi di essere componente non solo passiva, ma anche attiva di una dinamica narcisistica. Ecco allora che il TdN è appunto un Trauma da Narcisimo e non da narcisista, come invece hanno inteso coloro che non si sono soffermati a fondo sulle mie avvertenze e precisazioni, per cui ho insistito sul fatto che il vero nemico del vampirizzato è il suo ‘vampiro interiore, ovvero un complesso che si colloca nella sua ‘ferita narcisistica’.

Suka.Off.

Suka.Off.

A questo punto il TdN deriva da una difficoltà affettiva in entrambi i partner dovuta ad una disfunzione narcisistica che si risolve con modalità negative opposte e compensatorie. In entrambi c’è una ferita narcisistica, ma mentre il ‘narcisista patologico’ cerca di sanare la sua ferita gonfiando la sua immagine, il suo egoismo e il suo potere seduttivo e di dominio del partner, chi subisce ciò nella sua anima è incline a considerare che la sua ‘ferita narcisistica’ può guarire solo a patto di ottenere una relazione amorosa, armoniosa e appagante, con il suddetto narcisista patologico.

Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft

Quindi il TdN indica una condizione traumatica che si instaura in un partner non soltanto a causa del narcisismo dell’altro, ma di un quadro che comprende anche le sue proprie problematiche narcisistiche che lo inducono a lasciarsi vampirizzare. Perciò Trauma da Narcsismo, significa proprio da Narcisismo e non da narcisista. D’altra parte se non si capisce bene il senso di una diagnosi ne deriva che la terapia risulta sbagliata o inefficace. Purtroppo devo avvisare che a causa di una diffusa mentalità vittimistica, talvolta esaltata per accaparrasi la fiducia di persone vampirizzate, le diagnosi e le terapie sbagliate all’insegna del TdN sono state possibili. E’ mio dovere dunque ribadire ai colleghi e a quanti si sono avvalsi del concetto di TdN sulla base di una lettura non ben approfondita dei miei testi che la mia ipotesi, anche dato l’interesse che ha riscosso, andrebbe discussa e corroborata, piuttosto che usata superficialmente, seppure in buona fede e con entusiasmo.

Verena Stenk e Andrea Pagnes

Verena Stenk e Andrea Pagnes

Lo dico ovviamente anche alle persone che trovandosi in una situazione di sofferenza amorosa sono andati a cercare una qualche spiegazione su internet e che si sono convinte che il loro problema dipenderebbe solo dal fatto che hanno avuto una relazione con un partner narcisista. Invece devono considerare che il loro principale problema da terapizzare è quello di avere una predisposizione interna – ovvero un ‘complesso’ che potremmo chiamare ‘vampirico’ che si costella nella loro ferita narcisistica – che li condiziona ad attaccarsi ad un partner narcisista, nonostante riconoscano in esso caratteri e modalità fortemente disturbanti per una relazione amorosa soddisfacente. Ovviamente con ciò non si vuole dire che chi subisce il TdN abbia una problematica psicologica della stessa negatività e gravità di chi lo infligge, ma che per curare il suo trauma deve riconoscere che questo è stato possibile anche a causa dei suoi problemi e complessi affettivi riferibili alla sua ferita narcisistica.

Ewa Rybska & Wladyslaw Kazmierczak

Ewa Rybska & Wladyslaw Kazmierczak

Un altro equivoco nella concezione errata ed essenzialmente vittimistica  che alcuni hanno del TdN è che anche nei casi in cui sussistono problematicità relazionali – non afferenti a modalità disturbanti e vampirizzanti, e comunque dove il narcisismo non è la determinante patologica di tali problematicità – l’altro viene considerato affetto da narcisismo patologico, fino ad essere demonizzato come un vampiro, come il cattivo, unico vero colpevole dei problemi. Addirittura capita che narcisisti patologici metaforicamente considerabili vampiri ben pasciuti, dicano che è il partner da loro vampirizzato il vero vampiro, in quanto narcisista patologico, borderline, nevrotico o quant’altro. Vi sono poi casi di ‘vampirizzazione reciproca’ dove i rispettivi quadri narcisistici lottano l’uno contro l’altro.

Se il concetto di TdN viene considerato solo come trauma  da narcisista, induce ad assumere una posizione vittimistica, per cui si tenderà a considerare di poter essere vittima del ‘potere narcisistico’ degli altri senza alcuna possibilità di cavarsela, perchè la propria sofferenze dipende solo da un altro. Se invece si capisce che dipende anche da una propria problematica, si può provare a risolverla e allora ci si sentirà più capace di fidarsi di se stessi e con ciò si hanno molte più possibilità di riaprirsi alla vita amorosa, altrimenti si resterà in uno stato di impotenza e di diffidenza evitante.

Alastair MacLennan & Sandra Johnston

Alastair MacLennan & Sandra Johnston

Va poi osservato che interpretare il Trauma da Narcisismo soltanto come l’effetto determinato da un altro, comporta che situazioni di crisi, di problematicità, che purtroppo compaiono nella vita di coppia, possano essere pregiudizievolmente interpretate come insanabili in quanto sarebbero dovuto solo al narcisismo dell’altro. Ciò non consente di mettersi in discussione, di vedere l’altro con un’ottica non solo vittimistica e colpevolizzante, e quindi aumentare la distanza ed il conflitto. E’ troppo semplice giudicare che è meglio troncare perché l’altro è cattivo ed è meglio fuggire (anche se poi non ce la si fa), invece potrebbe essere il caso di considerare che il TdN deriva da una problematica narcisistica che con misure e modalità diverse riguarda entrambi. In tal modo, seppure con pazienza e fatica, una relazione che pareva irrecuperabile a causa di un ‘pregiudizio diagnostico’ a senso unico, può essere elaborata e portare ad una riconciliazione o comunque ad una umanizzazione del conflitto che diventa più sopportabile, più volto alla comprensione, e quindi meno traumatico e tormentoso.    

Urs Luthi

Urs Luthi

Un altro problema dell’etichetta di Narcisismo patologico’ o di DNP Disturbo narcisistico di personalità’ è che raramente le persone comprendono come esso consista in un quadro che si interseca con gli aspetti borderline e le cosiddette sindromi marginali. In pratica non c’è un accordo chiaro e scientifico a riguardo delle etichette psichiatriche e dei diversi modi di interpretarle. Si tratta appunto di quadri sintomatici generali e classificatori che vanno interpretati da specialisti, e che a volte possono limitare o confondere gli stessi specialisti. Infatti anche l’ultima edizione del DSM (la V – Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali, 2013) ha fatto parlare di sé anche a livello divulgativo in quanto gli esperti non erano d’accordo se confermare o meno come patologia il DNP e invece di far confluire i sintomi in un più ampio e generico quadro di Personalità Borderline.

Władysław Kaźmierczak i Ewa Rybska

Władysław Kaźmierczak i Ewa Rybska

Ecco allora che essendo chi scrive interessato agli aspetti della psicologia clinica junghiana, e quindi anche all’impiego di immagini archetipiche, mitiche, leggendarie a scopo diagnostico-terapeutico ha privilegiato la figura del vampiro, finalizzandola ad evocare quella collusione narcisistica di entrambi i partner che lega l’uno e l’altro in una dinamica amorosa vampirica. La figura del vampiro evoca il processo di svuotamento energetico che una persona con ferita narcisistica subisce per aver colluso con un partner che ha bisogno di svuotare l’altro per occultare la sua propria ferita narcisistica e renderla una risacca di potere patologico.

Come ho detto io ho cercato di effettuare indagini, teoriche ed anche e soprattutto a livello dell’esperienza clinica per comprendere ed aiutare le persone che a causa di un loro problema narcisistico subiscono la vampirizzazione di partner disturbati e disturbanti nella vita erotico-affettiva, a causa di loro problematiche narcisistiche e borderline (e ho cercato di spiegare come i due aspetti siano paralleli e convergenti).

Francesca Lolli- Action/reaction

Francesca Lolli- Action/reaction

Vi sono poi altri errori dovuti a considerare vittimisticamente che i propri traumi amorosi dipendano solo dal narcisismo del partner. Per affermare questa tesi si è accentuata la negatività del partner, che certamente sussiste, con aggettivi negativi impropri e che non hanno molto senso. Per esempio si parla di ‘narcisista perverso’ , per intendere che è dotato di particolare malvagità. Tuttavia la perversione in senso psicopatologico riguarda le parafilie e quindi le pratiche sessuali non espresse prioritariamente attraverso il coito e la genitalità. Un narcisista patologico è quindi sempre perversamente manipolatorio, ma non è affatto detto che lo sia in senso sessuale. Può invece fare breccia nelle fantasie sessuali eventualmente  perverse trasgressive  del partner da manipolare al fine di sedurlo nella sua intimità più segreta.  Oppure si è parlato di ‘narcisista maligno’ servendosi impropriamente del concetto di ‘malignità nel senso diagnostico. Tutti i narcisisti-borderline sono presi da pensieri distruttivi e mettono in atto strategie psicologiche effettivamente malvagie per ferire il partner. Ma la nozione di ‘maligno’, adoperata in particolare da Kernberg indica l’incurabilità di certe personalità narcisistiche, mentre altre sono considerate ‘benigne’, quindi curabili, seppure con moltissima difficoltà.

Schwarzkogler - Body art

Schwarzkogler – Body art

Insomma si vede come il vittimismo finisca con l’esacerbarsi della convinzione che la causa del proprio male siano la malignità, la perversità, il narcisismo, il vampirismo e tutto ciò ci possa essere negativo del partner di cui, nonostante tutto si è innamorati. Ora seppure ciò è vero, è pur vero che bisogna chiedersi perché si è finiti ad innamorarsi di un partner così disturbato e disturbante e di non riuscire a sottrarsi alla sua seduzione, e di continuare a sentire di non poterne fare a meno… nonostante tutto, e anche in seguito alla rottura della relazione che risulta sempre drammatica e traumatizzante.

Ma andiamo con ordine e ritorniamo sul senso di quella piccola d che unisce la T alla N, TdN, cioè un Trauma amoroso che deriva dal Narcisismo, e quindi non soltanto dal narcisista. Qui il Narcisismo è considerato come una forza che induce all’egoismo, all’avidità, al distacco da una concezione dell’amore e della relazione in modo ‘amorevole e relazionale’. Purtroppo anche chi si innamora di un vampiro, per quanto si senta sinceramente innamorato con tutta l’anima, in verità persiste nel legarsi entro una dinamica distruttiva, lontana dall’amore e da una relazione che in quanto tale si basa su una reciprocità, e non su una sfida a resistere pur di stare con chi ci fa del male.

Quella d dunque indica un Narcisismo in quanto forza sovrapersonale che si oppone alla relazione. Per questo motivo Eros il dio della relazione era sempre in lite con Narciso che è considerabile come un semidio che esalta l’Io e la soggettività. In tal senso Narciso non è affatto negativo, in quanto la propria individualità è il valore essenziale di ogni essere umano, ma ciò diventa un disvalore quando impedisce la relazione, finanche a distruggere l’amore. Narciso diventa particolarmente negativo anche a causa di uno ‘spirito del tempo’ che esalta a livello psicoculturale il narcisismo quale ideologia che implica la supremazia dell’immagine dell’Io, ottenuta attraverso la mercificazione consumistica della persona e della sessualità, il dominio sull’altro, l’esibizione narcisistica sui social, con i selfie, la moda, i miti di successo e di potere che l’attuale società narcisista e antisociale diffonde e sostiene per scopi di controllo e di business.

Si parla spesso anche di ‘dipendenza affettiva’, quale causa del proprio attaccamento ad una persona sbagliata, ma semmai non è la causa è l’effetto, e comunque è normalissimo che se c’è un affetto c’è anche una dipendenza. Anzi una relazione amorosa è tale perché c’è una dipendenza, tuttavia grazie a Narciso non si finisce nella fusionalità e nella simbiosi, in quanto un equilibrato narcisismo fa in modo che Eros non prenda tutto il campo e ciascuno possa mantenere la sua propria individualità, e quindi una giusta indipendenza. Evidentemente se il Narcisismo eccede il bisogno di indipendenza si estremizza generando o l’evitamento della relazione, oppure il suo utilizzo opportuinistico, volta a soddisfare il proprio bisogno di potere e di dominio. Ma un certo bisogno di potere e di dominio sta anche nell’ostinazione del partner vampirizzato a voler a tutti costi conquistare l’anima del vampiro. Quindi è superficiale considerare che il Trauma amoroso derivi da ‘dipendenza affettiva’ rispetto ad un partner, oppure che ne sia la causa. In verità la ‘dipendenza affettiva’ è tale rispetto alla propria ferita narcisistica, la quale fa dipendere dal proprio ‘vampiro interiore’ che costringe nevroticamente a mantenere l’attaccamento con un partner negativo.

Kazmierczak-and-Rybska

Kazmierczak-and-Rybska

Non possiamo qui soffermarci più di tanto sulle varie questioni perché come promesso nel titolo dell’articolo ci stiamo concentrando a comprendere il senso di quella piccola, ma importante d la quale altrimenti può generare diversi equivoci e pregiudizi. Stiamo quindi parlando della eziologia, nella fattispecie dell’agente o delle condizioni che provocano un certo stato morboso nelle dinamiche amorose caratterizzate da problematiche narcisistiche. La questione dellò’eziologia e quindi del processo o dell’agente che reca certe malattie e disfunzioni mentali è di enorme portata, forse una delle più importanti di tutta la storia della psichiatria e della psicopatologia. Qui noi consideriamo che tale stato morboso, inquadrabile come uno stato di traumaticità psichica della sfera erotico-affettiva sia dovuto da un’interazione tra due partner aventi modalità opposte e patologicamente compensatorie nei loro rispettivi modi di reagire e di difendersi da problematiche narcisistiche e borderline. Detto questo, non abbiamo detto gran ché, se non come apripista per effettuare i dovuti approfondimenti.

Marina Abramović

Marina Abramović

La storia della diagnosi e della terapia della malattia mentale e quindi dello studio delle cause che la provocano risale a concezioni di natura morale e demonologica, trasformatesi poi in diversi punti di vista in termini psichiatrici e psicopatologici. Fino agli inizi dell’800 le problematiche mentali erano riferite a forze maligne che si impossessavano di una persona, la quale spesso era considerata a sua volta portatrice di una natura malvagia, immorale, indecente, cattiva.
La strega, l’orco, l’indemoniato, e per l’appunto anche il vampiro andavano a rappresentare attraverso mille narrazioni e leggende come il diabolico si personificasse e inducesse a comportamenti aberranti e a stati d’animo penosi e disturbanti. Il depresso ad esempio, poteva essere considerato un vampirizzato, il quale però doveva avere anche le sue colpe; altrimenti perché il vampiro avrebbe scelto proprio lui o lei? E quindi doveva espiare. In particolare il mito del vampiro indica la sua capacità di dissanguare l’anima dell’altro attraverso la seduzione erotica. I vampiri dell’anitiche cultura mesopotamica, le Lamie e le Empuse erano energie femminili seduttive che rapivano l’anima per via seduttiva ‘sirenide’. Non si tratta di un femminile come genere, ma di un genere di energia che ha potere vampirizzante attraverso la seduzione. Al maschile troviamo del resto il dongiovannesco Dracula.  Così a causa dell’invasamento di foerse demoniache (i vampiri secondo la leggenda sono creature semiumane al servizio del diavolo) occorreva un esorcismo, un rito magico o religioso per salvarsi dal demonio, cioè dalla moderna malattia mentale. Ovviamente si tratta di superstizioni e storie da medioevo, ma sono pur sempre figure che evocano fenomeni incosnci e relazionali di carattere orale, fagocitatnte e distruttivo. D’altra parte anche la moderna psichiatria si è evoluta ammettendo le sue superstizione ammantate di logicità e scientificità.  Molti studiosi critici della psichiatria e della visione scientificamente riduttiva della malattia mentale hanno contribuito a far evolvere le concezioni psichiatriche, e così anche il rispetto della malattia mentale come qualcosa che non può essere stigmatizzato solo come malattia e anormalità.

Jeff Koons

Jeff Koons

In tal senso la Psicologia analitica di Jung, e poi la Psicologia archetipica di Hillman hanno proposto un punto di vista capace di recuperare il senso dei miti e delle leggende, senza farli ricadere nella superstizione, e di uscire da una visione positivista e riduttiva della malattia mentale, posta sotto lo sguardo logico delle scienze esatte, dimostrabili in laboratorio. Simboli, miti, figure leggendarie non sono solo fantasie popolari o credenze, ma anche prodotti dell’inconscio collettivo, e come tali vanno considerati per comprendere e per curare i ‘problemi aventi una loro oscura radice nell’inconscio’ quindi anche i problemi e le sofferenze della vita amorosa. Stiamo quindi parlando di questioni che non riguardano solo la struttura del sistema nervoso o di relazione meccaniche di causa-effetto attraverso le relazioni interpersonali, i vissuti famigliari, l’ambiente, ma anche dell’intima soggettività dell’anima umana che non è leggibile come una cosa da mettersi sotto un microscopio o un fenomeno da indagarsi attraverso ripetuti esperimenti in laboratorio.

Bacon

Bacon

Comunque sia, agli esordi, e cioè con Kraepelin (1856-1926) la malattia mentale, che nelle sue forme più gravi si declinava in Demenza precox, Catatonia, Ebefrenia, ecc. sarebbe derivata non più da forze demoniache, ma da cause organiche, e quindi da disfunzioni fisiologiche del sistema nervoso. Per quanto questa idea, sin dalle origini sia stata messa in discussione, ancora oggi la moderna neuropsicologia tende a spiegare ogni disturbo dell’anima come derivato da un qualche neurotrasmettitore, ormone, disfunzione sinaptica, ecc. Ma già ai tempi di Kraepelin di Bleuer, Janet, Charcot, e quindi fino a Freud, si considerava che le malattie mentali, quindi le psicosi e le nevrosi potessero avere cause psicogene e relazionali. Il primo a considerare che, escluse le cause organiche, la eziologia doveva riguardare complessi e dinamiche famigliari risalenti alla primissima infanzia fu Freud. Inizialmente Freud coniò la teoria del ‘trauma infantile’ considerando che le nevrosi e le psicosi potessero derivare da un abuso sessuale che il bambino avrebbe subito nell’infanzia, e che però avrebbe rimosso nell’inconscio. Una volta adulto non avrebbe più una memoria conscia di quel trauma, ma si sarebbe generato un nucleo inconscio dal quale si sviluppano sintomi e stati nevrotici psicotici. Successivamente Freud modificò questa teoria dal momento che si rese conto che quegli abusi potevano anche non essersi verificati, e che il bambino li aveva vissuti solo ad un livello fantasmatico, nei sogni e nelle sue immaginazioni e paure edipiche poi rimosse. Jung poi considerò che nell’inconscio individuale esistono anche componenti archetipiche innate e che quindi fosse riduttivo considerare che i problemi psicologi derivassero solo dall’infanzia dell’individuo, e che invece bisognava considerare anche come l’inconscio reagisce sviluppando fantasie che hanno valenze archetipiche (non solo quindi rigurdanti il vissuto famigliare) quindi rispetto a fattori innati appartenenti all’inconscio collettivo.

Egon Schiele

Egon Schiele

In tal senso il TdN non intende il Narcisismo solo come una questione relativa alla vita individuale, ma come una componente della natura umana con la quale la vita chiama a fare i conti in un modo in un altro. In modo assai drammatico laddove Narciso confligge con Eros e la vita amorosa diventa un inferno. Se dunque la causa è anche di natura sovrapersonale, la terapia deve tenere conto di rendere conscio il paziente di come il suo ‘nemico’ non sia soltanto il partner ‘vampiro’, ma un aspetto d’Ombra che unisce in un abbraccio traumatico il suo proprio vampiro interiore e quello del partner vampiro.

Marya Kazoun

Marya Kazoun

Tale aspetto d’Ombra è appunto una componente archetipica presente originariamente nella psiche di tutti gli esseri umani e quindi non è soltanto il derivato di un’esperienza individuale relativa al proprio vissuto famigliare o all’ambiente circostante. Si tratta di una forza costituzionale dentro di noi, tutti noi, sia che siamo vampiri o che siamo vampirizzati, ed indipendentemente da come sono state le relazioni con i nostri genitori. Con questo non si vuol dire che non vi siano stati condizionamenti dalla vita famigliare, da ambienti e genitori disturbanti, ma si tratta appunto di condizionamenti, non di cause esclusive e radicali. Il modo di reagire ai condizionamenti negativi e soggettivo e dipende dalla possibilità di ciascuno di rendersi conto dell’inconscio che lo abita, un inconscio che non è solo il suo personale inconscio, ma che è anche collettivo e sovrapersonale.

Orlan

Orlan

Il TdN come diagnosi e come conseguente cura che ne deriva presuppone una concezione del Narcisismo in senso sovrapersonale, ovvero come quell’egoismo radicale e quell’istintualità predatoria con la quale l’umanità deve fare i conti, ed intal senso anche ogni individuo nella misura in cui lo agisce o lo subisce. Ma in ogni caso deve capire che il nemico che lo possiede e lo condiziona ad infliggere una relazione amorosa negativa o a subirla è una forza psichica negativa, ma ‘naturale’, cioè archetipicamente insita nella natura umana (in tal senso potrebbe avere anche la funzione di una sfida evolutiva, volta a far  scegliere l’amore contro il male, piuttosto che l’odio, la distruttività, l’attaccamento disturbato). In tal senso la natura genera problemi, sfide ed anche malattie, affinché la specie umana sia costretta ad evolvere. In un mondo fortemente affetto dal narcisismo, il TdN potrebbe essere considerato come una risposta reattiva di grande tormento, e perfino a rischio di degenerare in esiti fatali, tuttavia costringe ad elaborare un mondo migliore dentro ed intorno a sé, perché guarire vuol dire rielaborare un nuovo e più autentico senso dell’amore, che non può essere quello degli attaccamenti disturbati, patologici e manipolatori.

D’altra parte anche Freud in Introduzione al Narcisismo e in Al di là del principio del piacere propone il concetto di ‘pulsione di morte’ come una forza distruttiva intrinseca in ogni essere umano, e che quindi non viene generata solo dall’ambiente e da relazioni disfunzionali nell’infanzia o con un partner. C’è dunque qualcosa di originario da cui dipende il malessere psicologico, una sorta di ‘peccato psicologico originale’ con il quale in quanto essere umani dobbiamo fare i conti. Spesso le pene della vita amorosa, come narra il mito di Amore e psiche ci costringono a fare i conti con questa ‘morte innata, la quale traumattiza e mortifica l’immortalità dell’amore, rendendoci quindi come vampirizzati, ovvero ‘morti viventi’.

Georg Baselitz

Georg Baselitz

Ma allora il TdN è uno stato di sofferenza che costringe a trovare risposte più profonde e più elevate rispetto a quelle che si limitano a fare psicoradiografia della malignità o della perversità del partner vampiro. Si tratta di risposte terapeutiche che contemplano aspetti filosofici e spirituali sulla natura umana e il senso ultimo della vita e dell’amore. La psiche per guarire deve evolvere in una condizione esistenziale per la quale la vita non è più solo preda attiva o passiva del Narcisismo, ovvero di un Io che pensa solo al proprio piacere, potere, sicurezza, successo, ma che invece  si sente vivo e armonioso nella misura in cui è parte dell’universo e si relaziona con tale spirito alla comunità, all’umanità, ed anche al partner.

La Pocha Nostra

La Pocha Nostra

L’altro non è un oggetto da possedere, o al quale cedere fino alla morte, l’altro è un essere umano con un’anima, e che nei sensi e nell’anima, con le difficoltà e i limiti, con le gioie e i dolori ci consente di vivere ciò che percepiamo come immortale: cioè l’amore. Invece nelle dinamiche vampirizzanti l’amore è mortifero. Per curarlo bisogna recuperarlo all’immortalità, al suo naturale senso psichico e carnale, che reca pulsione di vita e che crea la vita.

Marina Abramović

Marina Abramović

Come si vede sono questioni assai delicate, complesse, persino romanticamente metafisiche, suscettibili di molteplici interpretazioni, tuttavia sono indispensabili affinché il concetto di TdN venga discusso ed impiegato correttamente in senso diagnostico e terapeutico. Non basta, ed è alquanto dannoso, semplificarlo come un’equazione vittimistica che personalizza e superficializza tutto in funzione di una relazione con un ‘cattivo’, seppure tentando di dare a ciò un alone di scientificità. E purtroppo questo è avvenuto e avviene a causa di una diffusione errata del concetto di TdN, e che a causa delle facili modalità di plagio e di vampirizzazione di internet, e di una modalità competitiva dannosa nel campo della ricerca clinica, non ho certamente potuto evitare.

Bergman - Gaslighting

Bergman – Gaslighting

Il TdN genera una condizione di traumaticità persistente, che esaspera tutti i sintomi di una classica sindrome ansioso-depressiva fino a generare una condizione di ‘quasi psicosi’, la quale raggiunge picchi di vara e propria psicosi, con quadri maniacali e deliranti. Tuttavia il soggetto che ne è colpito preserva una sua base nevrotica che lo ancora al principio di realtà e quindi resiste a minacce interne di vera e propria scissione e  dissociazione. Cioè al rischio di una regressione psichica ad un livello schizoide, o di totale ritiro autistico, quindi di perdita di se stesso, di pazzia come destrutturazione della propria soggettività psichica. La persona affetta da TdN non impazzisce definitivamente perché vuole ad ogni costo preservare una sua integrità quale condizione irrinunciabile ai fini di un mantenimento della relazione con il ‘vampiro amoroso’. In pratica dall’inconscio si sviluppa una difesa che preferisce di attestarsi su uno stato di traumaticità (TdN)  che pure preserva la coscienza dell’Io piuttosto che abbandonarsi al delirio conclamato, e quindi a stati schizoidi e allucinatori, che vengono esaminati nelle forme più gravi di delirio e delusione amorosa, come nel caso crepuscolare e schizofrenico seguente descritto da Bleuer (1911, p.216):

[…] quello di una signorina delusa in amore che vede realizzati nel suo stato patologico i suoi desideri e le sue speranze. Ella è in comunicazione allucinatoria col suo innamorato, si fidanza, si sposa, resta incinta e partorisce, infine, il bimbo. Tutto ciò che la circonda viene a far parte del suo delirio. I ricoverati dell’ospedale divengono membri della famiglia o ospiti in visita; altra volte vengono considerati come ostacoli o come nemici…

Marilin Manson

Marilin Manson

Ecco allora che a differenza del caso schizoide precedente  il TdN determina uno stato di sofferenza psichica assai penoso, invalidante e anche pericoloso per tutta una serie di eventi negativi a catena che può provocare, incluse le fantasie suicidarie ed il passaggio all’atto, ma resta pur sempre una difesa estrema dal cadere in uno stato di psicosi grave, dove si perde il principio di realtà e subentra un mondo allucinatorio, nel quale il soggetto si dissocia da se stesso e dagli altri, o scinde la sua personalità come posseduto da un oggetto interno persecutorio col quale si identifica , e dal quale fugge.

Jon Konkol

Jon Konkol

Ecco dunque che poiché il Trauma da Narcisismo, deriva dal concetto di Narcisismo di cui abbiamo parlato esso è anche una difesa estrema che si ancora a preservare il Narcisismo dissanguato, e questo vuol dire che tende a resistere al rischio di una morte dell’Io , e quindi di un cedimento più profondo a forze inconsce che portano ad una follia psicotica conclamata. Quindi oltre ad essere una difesa estrema, il TdN  è anche una sfida che l’inconscio impone attraverso una relazione amorosa disturbata, affinché la psiche possa evolvere in una dimensione di riequilibrio narcisistico, che vuol dire una buona armonia tra amore di sé e amore per l’altro.

Antoni Karwowski

Antoni Karwowski

Si vede allora come andando ad esplorare il senso ed il fine della preposizione da che stiamo esaminando, ovvero quella piccola d del TdN, si possono comprendere questioni importanti a livello diagnostico e terapeutico. D’altra parte si tratta di un’ipotesi diagnostico-terapeutica complessa perché è complessa ed indeterminabile la patologia nelle sue infinite anamnesi, che la rendono sostanzialmente ‘idiopatica’ cioè non classificabile in una noseografia generale, ciascuno ha quindi una sua propria modalità di contrarla, esprimerla, peggiorarla o guarirla. Usare superficialmente il concetto di TdN è come pensare di diagnosticare la patologia di un paziente senza leggere le analisi, ma solo dal colorito e poi di dargli un po’ di aspirine, o di tagliargli un braccio perché gli fa male, o altre cose del genere… tuttavia mostrando di avere una diagnosi di successo in tasca.

Immagine1Ora diciamo che la principale teoria che può corroborare l’ipotesi del TdN da un punto di vista eziologico, in quanto Trauma che deriva da una relazione disturbante, è quella esaminata da Bateson e dalla Scuola di Paolo alto sulle cause della schizofrenia. Questi studiosi hanno considerato come la madre e i genitori possano essere schizofrenogenici, ossia determinare una comunicazione ambigua che porta il bambino a sviluppare reazioni difensive psicotiche. Nel clima affettivo disturbato della vita famigliare, si sviluppano dinamiche comunicative a “doppio legame”, per le quali si afferma una cosa e il suo contrario, oppure si instillano dubbi sull’affettività, le regole, le reciprocità della vita famigliare: il bambino non si sente mai sicuro di essere amato, per quanto comprenda che è anche amato. Allora crede che sia lui ad essere incapace di amare o a farsi amare. Questo continuo clima di messaggi ambigui, induce un cronicizzarsi dell’insicurezza e dell’instabilità affettiva, alla quale possono manifestarsi reazioni acute o cronica di tipo schizoide, con scissione e dissociazione della personalità Ad esempio la madre abbraccia, ma con estrema freddezza o con teatralità. Oppure minaccia di non amare più il bambino se piange, o se fa o non fa questo o quello. Per cui si crea una dissonanza sulla possibilità di essere amato per quello che si è e si incomincia ad elaborare allucinatoriamente la possibilità di essere un altro o di non essere, cioè di annullarsi psichicamente. Sono molteplici e variegate le forme di ‘doppio messaggio’, e nella misura in cui si acuiscono e si cronicizzano possono diventare la causa basilare di molte forme di schizofrenia e di psicosi acuta.

cover ebookQuindi la preposizione da di Trauma da Narcisismo può leggersi anche nel senso di essere stati ‘infettati’ da una relazione amorosa infestata da messaggi ambigui e a doppio legame trasmessi dal partner narcisista-borderline. Ciò certamente è una parte importante del processo che conduce al Trauma da Narcisismo conclamato, tuttavia non spiega perché un adulto non riesca a sottrarsi seppure con dispiacere da una condizione che pure riconosce disturbata e vampirizzante. Un bambino non può fuggire dalla famiglia disturbante, ed ecco che può sviluppare rimozioni e difese nevrotiche, fino a difese più primarie e quindi psicotiche e schizoidi come quelle di cui abbiamo fatto cenno. La teoria del ‘doppio legame’ dunque ci aiuta a dare un senso più preciso alla d del TdN tuttavia si limita ancora una volta a spostare la causa sul narcisista più che sul narcisismo, cioè non individua quell’aspetto di collusione che dipende anche dai problemi narcisistici del ‘vampirizzato’. In genere si può osservare durante la terapia che la persona vampirizzata è stata sottoposta nell’infanzia ad  un’atmosfera famigliare basata sul ‘doppio legame’, e comunque caratterizzata da un’ambiguità affettiva (della quale si può essere coscienti, mantenendone il ricordo doloroso, oppure si può anche aver dimenticato, ma si tratta di una rimozione che resta nell’inconscio e genera condizionamenti e sintomi). Ecco allora che la persona vampirizzata è già predisposta a relazioni basate su un ‘doppio legame’ di accettazione-rifiuto, amore-odio, esaltazione-svalorizzazione, e cioè a quello stressante ‘bello e cattivo tempo’ che i narcisisti patologici impongono attraverso i loro sbalzi di umore, le loro minacce abbandoniche, i ricatti erotico-affettivie ecc. Quindi il Trauma da Narcisismo, deriva da un partner problematico e disturbante sul piano affettivo, ma anche da una problematica affettiva pregressa, non elaborata che siu ha in se stessi.

Manuale cover definitivaComunue, in senso archetipico e sovrapersonale dobbiamo considerare che questa piccola fantomatica d  del TdN va riferita al Narcisismo inteso come una causa originaria di tutti i mali della relazione tra gli esseri umani, cioè l’istinto egoistico e predatorio che degenera in involuzione e pulsione di morte, e che può avere il sopravvento  quando il senso spirituale dell’Amore perde la sua natura propria di gratuità e di reciprocità, per trasmutarsi in manipolazione seduttiva, inganno, sopraffazione, dominio dell’anima dell’altro. Il TdN dunque è una diagnosi che per essere compresa nella sua profondità e quindi per consentire una terapia efficace, deve tenere conto della dimensione psicospirituale dell’essere umano che si incarna nelle passioni dell’anima e nel suo viaggio verso l’infinito, il numinoso ed il non conoscibile. 

P.S. Spero che questo articolo aiuti ulteriormente chi soffre per un trauma amoroso. Ma CHIEDO PER FAVORE ANCHE DI AIUTARMI A DIFFONDERE QUESTO CHIARIMENTO. In particolare postandolo nelle pagine e nei forum relativi a questa problematica, su FB e su Internet e laddove c’è anche possibilità di dibattito dal vivo. E’ importante che questo articolo di chiarimento arrivi il più possibile a tutte le persone interessate per portare con umiltà, ma con convinzione ed esperienza,  un contributo che può essere davvero determinante per chiarire aspetti essenziali per elaborare e guarire dai Traumi amorosi e per  approfondire il dibattito e le ricerche in questo campo. GRAZIE.

Pier Pietro Brunelli Psicologo-Psicoterapeuta.

Come trarre forza dai piccoli e grandi tiranni

Sciamano




fuoco-dal-profondo-castaneda (1)Sembra assurdo, ma le più profonde forze e conoscenze, secondo la saggezza tolteca, degli sciamani dell’antico Messico, di altre antiche tradizioni, vengono attraverso la capacità di resistere contro il tiranno e di trasformare le sue energie negative in energie positive. I tiranni in tal senso, per quanto siano terribili e feroci, o siano dei subdoli e vigliacchi manipolatori che fanno finta di essere democratici  sono da considerarsi come la ‘palestra per fortificare l’umanità’. Nonostante le loro atrocità e i loro odiosi imbrogli avviene infatti che l’umanità vada avanti e conquisti sempre più elevati livelli di libertà e di civiltà, sebbene spesso vengano fatti due passi avanti ed uno indietro. Va poi detto che nella vita se non si è tiranni nelle relazioni affettive e sociali  capita spesso di avere a che fare con qualcuno di questi. In particolare in questo blog parliamo di ‘tiranni affettivi’ e per la prima volta da questo blog il sottoscritto ha parlato del ‘VAMPIRO AMOROSO” e del “VAMPIRO INTERIORE”  in quanto collusione tra ‘preda vampirizzata’ e manipolatore affettivo ‘vampirizzante’ che induce al TRAUMA DA NARCISISMO. Ci sono poi i tiranni in famiglia (genitori o figli tormentanti), nelle scuole (professori, maestri o assistenti odiosi), nei condomini (condomini impossibili) e sui posti di lavoro (mobbing e sfruttatori), nei gruppi d’amici (boss, capibranco, primedonne, ecc.). Non parliamo poi delle comunità dove tiranneggia la malavita. Oppure della tirannia finanziaria e fiscale, dei prezzi e dei salari, quali forme di strozzinaggio, sfruttamento e truffe legalizzate ai danni quasi sempre dei più deboli. Insomma come vedete di tiranni ce n’è per tutti, e a volte questi si accaniscono con particolare cattiveria e specifiche forme. Meglio non averne si dirà, ma d’altra parte… fortunatamente … qualcosa si trova sempre!!!  Cosa stiamo dicendo? No, non è un errore, almeno nel senso di diverse tradizioni come quella che abbiamo citato all’inizio e che viene narrata magistralmente  e magicamente da Carlos Castaneda nel seguente brano tratto dal suo libro IL FUOCO DAL PROFONDO (1984). Questo brano ci introduce a capire che il nostro più grande potere di guerrieri della luce possiamo trarlo proprio dai tiranni che ci tormentano e vogliono gettarci nel buio. Addirittura un tempo accadeva che se un ‘uomo o una donna di conoscenza’ restava senza il suo tiranno dal quale cavare energia, perché moriva o perché si pentiva di fare il tiranno, si facevano riunioni per trovarne un’altro, e possibilmente di elevata tirannia (comunque ciascuno deve poterne trovarne uno del suo calibro e imparare a ‘trattarlo’… su temi analoghi è specifica l’opera artistica, letteraria e ‘psicomagica’ di Alejandro Jodorowsy ). Continua

Amori patologici – conferenza di Pier Pietro Brunelli

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Conferenza/Seminario di Pier Pietro Brunelli AMORI PATOLOGICI TRA DIAGNOSI E TERAPIA -  spazio Mondadori – Karmanews 15 marzo 2016 – a cura di Manuela Pompas

Parte 1

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Parte 2

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Parte 3

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Parte 4

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Parte5

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Parte 6

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Mi scuso, ma per le ragioni che se vorrete potrete leggere devo inserire il seguente link:

 MONITO CONTRO I PLAGIATORI E I VAMPIRIZZATORI DI ALBEDOIMAGINATION E DEGLI SCRITTI DI PIER PIETRO BRUNELLI

Relazioni pericolose. Videoconferenza di Pier Pietro Brunelli

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Seminario RELAZIONI PERICOLOSE
Università Europea di Roma 10/11 ottobre 2014

Intervento di Pier Pietro Brunelli Psicoterapeuta :   Devianza e andamenti delinquenziali nelle dinamiche borderline e  narcisiste di coppia.

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Immagine1     Questi libri sono disponibili con spedizione al proprio domicilio  in circa una settimana (e con varie modalità) . Si può ottenere sconto sulle spese di spedizione, iscrivendosi con una account a www.lulu.com , e richiedendolo con una mail all’ufficio ordini nel sito.

Bugiardi, ipocriti e manipolatori affettivi, saperne di più per potersi difendere

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NARCISISMO E TRAUMA SENTIMENTALE

Il narcisismo patologico e la ferita narcisistica nel ‘vampirismo affettivo’.

Leggere  questo articolo e se si vuole parteciparvi con commenti,  può essere di grande aiuto a voi e ad altri, ma una prima raccomandazione importante è la seguente: si tratta di informazione partecipata e non di psicoterapia o consulenza online (informazione divulgativa, ma concepita attraverso testi aventi valore scientifico e filosofico). Perciò fatene buon uso, non traete conclusioni affrettate, non fate scelte avventate, non giudicate nessuno e non sentitevi giudicati. Per ogni perplessità cruciale, fate riferimento a specialisti oppure chiedete un consulto personalizzato (info: http://albedoimagination.com/)

incubusAl termine dell’articolo collegamenti a video you tube con Pier Pietro Brunelli su Narcisismo patologico e trauma sentimentale (si consiglia di leggere prima l’articolo e i commenti). Continua

Il vittimismo patologico

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di Pier Pietro Brunelli e Elisabetta Lazzari

Una riflessione per comprendere le vittime di se stessi… gettando la colpa sugli altri.

arroganza_ombrelliINTRODUZIONE

Le persone che si comportano in modo vittimistico vivono in una persistente e involontaria sfiducia verso gli altri e verso le possibilità positive della vita, attraverso l’irrigidirsi di meccanismi difensivi disfunzionali. Queste persone possono essere   aiutate a migliorare la propria condizione generale di vita e la propria autostima quando si comprendo le ragioni psicologiche profonde del loro disagio interiore che le induce ad accusare gli altri e a non vedere mai le proprie responsabilità. Il recupero dell’autostima è fondamentale per uscire dal vittimismo patologico, ma a tal fine bisognerebbe essere capaci di un minimo di autocritica, cosa che purtroppo non c’è, o al massimo è simulata. Per diverse ragioni il comportamento vittimistico può essere considerato come una particolare forma di ‘narcisismo patologico’ che amplifica l’immagine dell’ego attraverso l’acquisizione di un potere sugli altri basato sulla colpevolizzazione, il ricatto affettivo, l’esaltazione del proprio Io attraverso la sofferenza effettiva, ma anche ingigatita, iperesibita e talvolta simulata.

Non esiste una diagnosi di ‘vittimismo patologico’, ma l’intento dell’articolo è di indagare e far discutere sugli aspetti patologici del vittimismo. Tuttaviaper comprenderci chiameremo genericamente ‘ vittimista patologico’ chi adotta uno stile comportamentale come quello di cui qui ci occupiamo.

La letteratura psichiatrica non parla esplicitamente di “vittimismo patologico” né come sintomo, né come disturbo di personalità… Un’etichetta psichiatrica che si può avvicinare è la “Sindrome di Munchausen” (vedi Wikipedia.org Sindrome di Münchhausen)nella classe dei cosiddetti Factitious Disorder (Wikipedia.org Factitious  disorder)…… ma per quanto queste etichette possano essere riferite al vittimismo, essendo quadri generali non vanno a cogliere il processo interiore delle persone che è estremamente soggettivo. Cerchiamo qui di comprendere cosa c’è di pesante e dannoso nel vittimismo, per gli altri e per le vittime del vittimismo stesso.

lupo_agnelloQui non si parla del malato immaginario e neppure della persona che fa finta di star male, qui si parla di persone che hanno una difficoltà ad esprimere le loro pene, ansie, dolori, preoccupazioni e sintomi anche reali in una modalità che non risulti affliggente per gli altri e per loro stessi. Non se ne rendono conto, non lo ammettono, non possono farne a meno, per cui esprimono il loro malessere in un modo frustrante e a volte più o meno aggressivo verso gli altri, e purtroppo in particolare verso chi li aiuta o li potrebbe aiutare. Non conoscono il senso di ‘aiutati che Dio ti aiuta’, e, in fondo, temono che richiedere aiuto voglia dire essere preda dell’aiutante, considerato più forte, alquanto ambiguo, e quindi anche da invidiare e difensivamente aggredire. Questo può essere un modo di reagire ad un’infanzia che per quanto abbia avuto una facciata sana e accettabile è stata vissuta, sul piano degli affetti e della fiducia, in modo alquanto ambivalente e pericolante. Nel vittimismo patologico allora si può rivivere l’ansia di non essere mai stati aiutati veramente da qualcuno con piena fiducia e reciproca disponibilità, in quanto da bambini non era così, e l’ambiente domestico e/o scolastico era percepito nella sua sostanziale ambiguità e inaffidabilità psicologica. Da ciò deriva che nel vittimismo patologico si crede che nessuno possa o voglia davvero aiutare e che tutti in fondo se ne fregano. Allora avviene che nel vittimismo patologico si esasperi la richiesta di aiuto implicito manifestando in modo sempre esasperato e continuo i propri dolori e bisogni frustrati – e al di là che siano veri o no, o che siano esagerati – si getta tutto ciò addosso all’altro che pure vorrebbe essere d’aiuto. Un’immagine è quella che la persona che si tenta di aiutare tenta a sua volta di graffiare e mordere chi la vuole aiutare e al fine la accusa anche di non averla voluta davvero aiutare o, come minimo, di colpevole incapacità… Parliamone insieme nel blog, c’è molto da comprendere…

Continua

Influenze genitoriali e amori sbagliati

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 Quando gli ‘oggetti di attaccamento primari’, – i genitori – generano un deficit, un disequilibrio, e incomprensioni di diversa natura, poi risulta più difficile un legame con un partner compatibile. Però la psicoterapia serve proprio ad emanciparsi dalle influenze genitorialei negative, e a anche a scoprire che comunque si può trarre esperienza e consapevolezza elaborando il nostro vissuto infantile e approfondendo nell’analisi la conoscenza dei nostri genitori, i quali a loro volta sono stati bambini, e a loro volta hanno ereditato problematiche.
Il quarto comandamento che recita ONORA IL PADRE E LA MADRE più precisamente: “Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio” (Libro dell’Esodo 20,12). secondo un ‘interpretazione etimologica più originaria vuol dire infatti, CONOSCILI A FONDO, SCOPRI PERCHE SONO STATI COSI’, SCOPRI DA DOVE VENGONO perché così potrai poi scegliere più liberamente la tua strada. Tutti sanno infatti che la Bibbia è anche (nel vecchio Testamento) una immensa narrazione di genitori e figli a loro volta genitori e figli, e ciò può essere interpretato anche in termini di analisi del rapporto con i nostri genitori, che appunto ci emancipa e ci libera dalle loro influenze negative, o addirittura ci può consentire anche di trarne vantaggio. Continua

Avrò certamente qualcosa di male!

Allen




Il malato immaginario

Ipocondria-vignettaL’ipocondria, è una preoccupazione eccessiva ed immotivata rispetto al proprio stato di salute, basata su una ipervalutazione in negativo di lievi disturbi fisici. Ciò può provocare anche una accentuazione di sintomi fisici di lieve entità, con una conseguente ulteriore intensificazione di uno generale stato ansioso-depressivo dovuto alla paura della malattia ma anche ad altri fattori di carattere nevrotico o anche organico. Quando i sintomi fisici non sono presenti, ma il paziente si sente in una situazione di forte pre-allarme rispetto ad una loro possibile comparsa, allora è più corretto parlare di patofobia, cioè della ingiustificata paura di sviluppare una grave malattia. Talvolta l’ipocondria può essere anche ‘rovesciata’, nel senso che essa sussiste a livello inconscio, ma non emerge, se non come formazione difensiva reattiva che si traduce nella assoluta non curanza della propria salute. In termini psichiatrici l’ipocondria può essere considerata una sindrome caratterizzata anche dall’accusare sintomi fisici sproporzionati rispetto ad una malattia organica eventualmente dimostrabile, dalla paura di ammalarsi o di essere malati, e dalla eccessiva ricerca di cure mediche.

A seconda delle situazioni possiamo diventare tutti un  po’ ipocondriaci. Ma a prescindere dai motivi di reale preoccupazione è bene comprendere che questa si amplifica perché l’ipocondria consente di dare sfogo ad un conflitto interno non ben riconosciuto (una nevosi) che viene spostato su sintomi corporei. In buona sostanza una problematica interiore che non si riesce a riconoscere e ad affrontare viene vissuta attraverso una somatizzazione o una condizione di eccessiva preoccupazione ed ansia sui i sintomi somatici (che talvolta possono anche essere banali manifestazioni corporee scambiate per sintomi).

tartufoSe le idee ipocondriache dovessero perdurare nel tempo (nonostante le rassicurazioni di carattere medico) o dovessero addirittura proporsi in modo delirante, o in forma di ruminazione ossessiva, è indispensabile considerare il soggetto effettivamente malato, ed è quindi necessario individuare il quadro diagnostico generale da cui emergere il disturbo ipocondriaco e provvedere ad una terapia, che può essere di natura psicoterapeutica, o anche psicofarmacologica.

Dice Jaspers:

“Quantunque l’individuo non sia infermo fisicamente, tuttavia non è un simulatore. Si sente realmente malato, il suo corpo si modifica effettivamente ed egli soffre come infermo. Il malato immaginario è, in modo nuovo, proprio per la sua natura, veramente malato” (Jasper, K. Psicopatologia generale, 1913-1959)

Nevrosi e ipocondria

 Secondo Freud l’ipocondria è una forma di “nevrosi attuale”  cioè quelle nevrosi che hanno la loro causa non solo nei conflitti psichici della vita infantile (“psiconevrosi”), ma anche in uno stato di insoddisfazione sessuale contingente e che perdura nel tempo. La nevrosi attuale genera a livello inconscio uno stato d’angoscia e un senso di colpa fluttuanti, ovvero una situazione conflittuale che si sviluppa dalla contraddittorietà tra i desideri che provengono dagli strati più profondi dell’inconscio (l’Es), e le idee repressive e moralistiche provenienti dal Super-Io. Al fine di costruire una difesa contro questo conflitto nevrotico, il soggetto cerca un modo per rigettarlo e quindi esprimerlo. In altri termini, la psiche cercano vie per spostare uno stato di sofferenza da un livello inconscio ad un livello più vicino alla coscienza, la quale dovrebbe poter riuscire ad intervenire nel conflitto interno, non essendo completamente occultato nell’inconscio. Poiché tale operazione difensiva molto spesso non riesce (dato che il paziente compie tale processo difensivo senza un orientamento realmente cosciente e consapevole), essa sviluppa una nevrosi che può essere di carattere fobico. La fobia, cioè la paura eccessiva di qualcosa, deriverebbe dallo spostare un disagio e una paura che provengono da oggetti interni (cioè da questioni inconsce) su un oggetto esterno di cui si può essere consci. In un certo senso si desidera di aver paura di questo oggetto piuttosto che di ‘covare’ la paura intorno a qualcosa di cui non si ha coscienza e con cui non si è in grado di confrontarsi. Molto spesso questo oggetto ‘esterno’ da cui paradossalmente si desidera aver paura è il proprio corpo, che viene vissuto come bersaglio costante della malattia. Questo processo viene definito anche come somatizzazione, per cui sentimenti psichicamente dolorosi vengono trasformati in preoccupazioni di carattere salutistico, nel quadro di un generale stato ansioso-depressivo, che si esprime prevalentemente con ideazioni e atteggiamenti nosofobici/patofobici (paura delle malattie).

cambiopannolino.600Un’altra concezione sull’origine della ipocondria può essere riferita alle considerazioni che Bion ha sviluppato circa la relazione madre-bambino. Compito della madre primario, non è solo quello di dare cibo e amore al bambino, ma anche di curarlo nel senso di ‘purificarlo’ da quelle che sono le sensazioni e le produzioni sgradevoli del suo corpo. Pulire il sedere al bambino, ad esempio, lo fa sentire protetto rispetto alla possibilità che il suo stesso corpo possa determinare dolore e fastidio. Se per qualche ragione, non necessariamente dovuta all’incuria della madre, ma ad una qualunque situazione che abbia potuto generare un deficit nella percezione dell’accudimento, tale funzione materna protettiva e purificante non si è ben radicata nella psiche del bambino, una volta adulto tenderà a percepire come potenzialmente più pericolosi i sintomi lievi e a considerare il suo corpo più incapace di reagire.

Vi è poi un’ulteriore considerazione sull’ipocondria da un punto di vista junghiano ed archetipico. Essa sembrerebbe il sintomo di un disequilibrio che non riguarda direttamente la relazione con il materno della propria infanzia, ma con le forze materne originarie, con la Grande Madre. Essa è per sua natura ambivalente in quanto dà la vita, ma anche la morte e solo attraverso una dimensione simbolica tale ambivalenza può essere armonizzata. Per cui l’ipocondria indicherebbe una carenza e una disarmonia della propria relazione simbolica e spirituale con il mondo, e quindi anche un conflitto tra quelli che sono i propri principi e valori, che possono essere anche di elevato senso simbolico e spirituale, ed uno stile di vita che li tradisce, non li incarna sufficientemente nella quotidianità e nel modo di compensare lo stress e la povertà simbolica della vita di tutti i giorni e quella che si desidera nella visione del futuro.

Perciò una buona psicoterapia, capace di sciogliere le nevrosi, ma anche di accogliere i contenuti problematici e dolorosi del paziente al fine di restituirgli possibilità di rielaborazione e di trasformazione, è determinante per una cura efficace dell’ipocondria. Nello stesso tempo è fondamentale ripristinare una relazione simbolica con ‘madre natura’ ed in particolare con la sua energia lunare che riguarda gli aspetti mitici e immaginali della salute psicosomatica. Ciò a prescindere da quelle che sono le proprie eventuali scelte religiose, in quanto qui si parla di porsi nella condizione di elaborare una propria relazione simbolica con forze archetipiche originarie che riguardano il materno originario di ogni cosa vivente, e quindi anche del proprio Sé.

iside

INNO A ISIDE
(La dea madre lunare)
Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.
III- IV secolo avanti Cristo,
rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto.

Sintomi e ipocondria

I più comuni sintomi fisici implicati nell’ipocondria sono: muscolo-scheletrici, gastrointestinali (indigestione, costipazione), cefalee. Le parti del corpo più afflitte sono in genere: la testa e il collo, l’addome e il petto, ma anche orecchio, naso e gola, possono essere colpiti da tipici sintomi fisici di esclusiva derivazione psicogena. Talvolta la fobia ipocondriaca può riguardare anche l’ipotesi di essere affetti da malattie mentali, e quindi dal timore di essere pervasi dalla follia. Nelle sue forme più acute e prolungate l’ipocondria deve dunque considerarsi non tanto come un disturbo fisico fine a se stesso, ma come una sindrome sintomatica di uno stato ansioso-depressivo generale, che può manifestarsi anche con sintomatologie parallele a quella ipocondriaca.

sincronicidadOra non intendiamo dire che se si hanno dei sintomi vanno sottovalutati o siamo solo immaginari, ma che la loro interpretazione e valutazione viene ingigantita dall’ipocondria, la quale può diventare assai più disturbante dei sintomi stessi. Inoltre anche per meglio affrontare la malattia, attraverso un maggior equilibrio emotivo, di certo l’ipocondria non è una buona cosa, in quanto fa aumentare stress e posizioni depressive, rendendo la situazione più penosa e l’organismo relativamente più debole.

Al fine la guarigione dal’ipocondria non dipende dal curare con accanimento i sintomi e quanto meno di non curarli con quell’ansia eccessiva dalla quale si può essere travolti, ma di riarmonizzare il proprio mondo interiore e la propria relazione con la natura, in senso simbolico e vitale; ciò del resto contribuisce anche a migliorare la propria condizione psicofisica e quindi ad affrontare i problemi di salute con maggior equilibrio.

Ipocondriaci: attenzione ai medici… e viceversa.

z-alberto-sordi-12Va considerato che il concentrarsi del paziente su sintomi somatici, i quali occultano quelli emotivi e cognitivi, crea una sorta di ‘collusione’ con il sistema sanitario, che per la sua impostazione teorico pratica tende alla somatizzazione. In tal senso si deve evidenziare che c’è il forte rischio che il medico ‘creda’ alla narrazione del paziente – solo, o prevalentemente – in termini di disturbo fisico, ed in tal senso si faccia promotore di analisi e di terapie esclusivamente centrate su fattori di carattere organico. In tal caso la relazione con il medico può diventare ‘iatrogena’, cioè può fortificare la sindrome ipocondriaca del paziente. D’altro canto va anche detto che ipocondria ed effettiva malattia fisica possono coesistere, per cui, al fine di escludere ogni dubbio circa lo stato di salute fisica del paziente, si dovrebbe orientare la diagnosi in una duplice prospettiva, sia psichica e sia organica.

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Indignazione, indifferenza ed equilibrio interiore

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Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così,perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere umani:

la facoltà di indignazione  e l’impegno che è la diretta conseguenza. 

(Indignez-vous, Stéphane Hessel, 2010)

L’insostenibile indifferenza dell’essere

Una volta andai in chiesa ad ascoltare  un’omelia di  Don Gallo presso la sua parrocchia di  Genova. Quella volta Don Gallo doveva essere particolarmente ispirato. Con un trasporto gestuale autentico ha mostrato il palmo aperto di una mano e poi ha ostentato il gesto di contare  fino a cinque, accompagnandolo  a viva voce : “ 1… 2…3 … 4 … 5”. Poi una lunga pausa, durante la quale  tutti i presenti restarono assorti, con espressioni tra l’interrogativo e l’ipnotico.  Allora Don Gallo ha alzato la voce, ha stretto il pugno, e ha detto:  “Ecco! Contate fino a 5… ogni cinque secondi muore un bambino, di fame, di miseria, di abbandono…”.

Don Gallo voleva così far comprendere nel profondo dei sentimenti che non c’è tempo da perdere, e che non basta solo pregare,  bisogna anche indignarsi e fare qualcosa di solidale.  I profughi di guerre, nelle quali gioca la sua parte l’Occidente vengono respinti, o trattati non umanamente, o anche lasciati morire in mare. Non è vero che non ci sono soluzioni e che si fa di tutto per salvarli. Non è vero che la fame nel mondo e le guerre sono un destino ineluttabile. Si tratta piuttosto delle conseguenze di una società che, per quanto si dica avanzata e civile, è diretta e controllata da poteri dominanti, secondo logiche di fondo che sono ancora barbariche.

In questo articolo voglio sostenere che è piuttosto impensabile l’idea di stare in equilibrio e di stare bene con se stessi se ci si infischia dei mali del mondo. Se ciò appare possibile è solo grazie ad una forma di narcisismo vampirizzante e di ignavia, che poi sfocia in ulteriori problematiche ed infelicità. Inoltre se non si riesce  a percepire e ad esprimere la propria indignazione solidale rispetto ai mali del mondo allora si cade più facilmente preda di stati depressivi e ansiosi, i quali hanno una loro origine anche nel senso di impotenza e di frustrazione sociale.

Tante persone civili, umane, democratiche sono indignate per la barbarie imposta dall’intreccio tra politica, economia, finanza e corruzione, al quale non sembra esserci scampo. Bisogna che l’indignazione venga sempre sorretta e attivata nella direzione più efficace possibile. La salvezza di se stessi, dei figli, dei nipoti, di chi amiamo e degli altri, dipende sempre più da una qualche intenzione, predispozione e azione volta a salvare il mondo.Purtroppo anche se ci indigniamo possiamo cadere facilmente nell’indifferenza. Non si tratta solo e sempre di egoismo menefreghista, ma anche di difendersi dalle immagine e le notizie di orrore e di dolore che  i media ci rinviano a centinaia ogni giorno, ma senza che mai si intravedano soluzioni.Vi è però anche uno stile di vita improntato all’indifferenza, come una sorta di corazza narcisistica che fa sentire gioie e dolori solo rispetto a se stessi. In altri casi non vi è indifferenza narcisistica, ma difficoltà recepire e ad esprimere la propria indignazione e ciò genera ansia, paure, insicurezze.

f81cf6a4-84e4-43ff-bb48-1bd1fb2087dc_largeMa molte persone soffrono o sono contente solo ed esclusivamente per quanto attiene al loro mondo e quello delle persone che interessano direttamente. Per i bambini che muoiono ogni 5 secondi tuttalpiù si scuote la testa e poi non ci si pensa più.  Si crede così di mettersi in salvo da emozioni negative, o dal senso di impotenza. Ci sono persone che  per non provare senso di colpa  finiscono con il considerare che è tutta colpa dei genitori di quei bambini, che in fondo le guerre le hanno volute loro, e che se sono affamati è perché sono fannulloni ed ignoranti. In ogni caso, troppo spesso, ce ne laviamo le mani. Continua

Sesso e sentimento nelle fantasie maschili

Roberto Dudine




Magritte, Le relazioni pericolose 1926

Magritte, Le relazioni pericolose 1926

 a cura di Pier Pietro Brunelli (Psicologo/Psicoterapeuta)

Complicazioni erotico-affettive al maschile

Si dice che le donne sono complicate, ma gli uomini di certo non lo sono di meno. In particolare se ci riferiamo al sesso e ai sentimenti. Qui però evitiamo i paragoni, e semmai usiamoli solo per fare una riflessione specifico su alcuni aspetti dell’eros maschile di orientamento eterosessuale. Disturbi dell’erezione, del coito, perversioni, anaffettività, promiscuità, tradimenti compulsivi, porno-adiction, relazioni occulte, attaccamenti disturbati,  svalutazione del femminile, violenza sessuale verso le donne , ecc. da cosa derivano? Come possiamo comprendere e affrontare  il ‘demone maschile’ che fa male alle donne e contemporaneamente anche agli stessi uomini, che lo attuano o lo subiscono, spesso con colpevole incoscienza?

Innanzitutto dobbiamo considerare che quasi sempre, le problematiche erotico-affettive maschili hanno cause profonde da cui si sviluppano ‘difese sbagliate’ dalla  minaccia dell’ansia e della depressione. Come vedremo – nel profondo –  Il desiderio erotico-affettivo verso una donna può costituire fonte di pericolo psichico sotto diversi aspetti. Infatti nella misura in cui questo desiderio può essere negato o frustrato, si innesca una condizione ansiogena, depressogena e nevrotizzante. Naturalmente una tale reazione, o una difesa a ciò attraverso l’adozione di difese che poi diventano disturbi erotico-affettivi dipende dalla natura di ogni soggetto maschile, diversa per ciascuno, ma che presenta pattern comuni, pressoché innati e radicati nel contesto psicoculturale. Diciamo allora in generale che quando qualcuno vuole avere il potere e la supremazia su qualcun altro è per timore di essere a propria volta dominata o offeso, e quindi certe disfunzionalità e contraddizioni maschili, sottendono un’impotenza di base, derivata dalla paura di subire il potere delle donne, consistente nell’arbitrio di appagare il desiderio erotico-affettivo così come  di negarlo e umiliarlo. Continua

Manie divine tra ispirazione e follia

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Carro-Tarocchi-AureiLa mania in termini psichiatrici indica psicosi e uscita dalla realtà secondo molteplici forme. Pensieri, fantasie e comportamenti abnormi, che possono essere egosintonici – la persona li considera in sintonia con se stessa - o anche egodistonici – per cui risultano disturbanti e recano sofferenza. Gli stai maniacali possono essere ad un livello ‘ipo’ – quindi lievi e transitori - fino ad un livello acuto e cronico. Uno stato manicale può anche rilevarsi nell’invasamento amoroso, mistico, artistico e anche politico. La persona è presa da una sorta di demone che esalta al parossismo stati d’animo e convinzioni, e di conseguenza anche le motivazioni e le modalità dell’agire. In un certo senso la mania è contrapposta alla depressione in quanto mette in uno stato di eccitazione e di sovrasignificazione della realtà, per quanto essa possa essere distorta, o anche per nulla considerata. Eppure nell’antichità la mania era considerata malattia solo quando risultava disarmonica riaspetto alle forze mitiche e divine che ne rappresentavano le diverse modalità. La mania poteva rendere ispirati e potenti, ma a patto di intenderla come un dono proveniente dagli dei. Quando non si ha più la sensibilità simbolica di comprendere la ‘forza divina ispiratrice’  delle narrazioni mitologiche e religiose, e tutto viene considerato secondo logiche razionali e coscienziali viene negato il mondo interiore e le sue immagini archetipiche. Allora la mania non trova un riferimento psicomitico e diventa distorsione della realtà e follia. Una sintesi sull’analisi ’psico/filosofica’ di Platone sul concetto di ‘mania divina’ ci consente, ancora oggi, di elaborare considerazioni affinché la ‘mania’ possa essere analizzata, ed anche terapizzata e vissuta’ entro un quadro di riferimento mitico e archetipico, cioè con maggiore sintonia ai processi di simbolizzazione immaginale dell’inconscio individuale e collettivo. Continua

La Grande Madre… buona e terribile

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grandemadreCONTENUTI DELL’ARTICOLO: Introduzione di Pier Pietro Brunelli (Psicologo Psicoterapeuta) – segue un testo di Elena Massone (studiosa della psicologia) e una collezione di immagini tratte dalla Mostra la Grande Madre di Milano (2015), con una presentazione del curatore Massimiliano Gioni (tratta dalla cartella stampa concessa dalla Fondazione Trussardi che ringraziamo). 

Testo introduttivo di Pier Pietro Brunelli

Nulla è più grande dell’archetipo della Grande Madre, esso praticamente è Tutto, e quindi anche l’inizio e la fine di ogni cosa. Carl Gustav Jung ha esplorato il profondo senso psicologico dell’archetipo della Grande Madre nell’inconscio collettivo e nell’inconscio individuale. Egli ha indagato come la fascinazione e il mistero per le origini della vita e di ogni cosa è stata sin dalla notte dei tempi considerata come il massimo dei misteri, dando origini a culti e a riti che, pur essendo molto diversi nelle varie culture hanno una universale radice archetipica. La forza primigenia della natura creatrice – considerarata come la totalità perenne e infinita dalla quale viene e ritorna la finitezza e la caducità della vita – è stata quindi rappresentata in molteplici immagini, ma così anche la sua costituiva ambivalenza. Infatti ‘madre natura’ è buona e generosa e dà la vita, ma poi la rivuole indietro e dà la morte. Essa dà il suo nutrimento, tuttavia poi usa le creature che ha nutrito per nutrirsi e nutrirne altre. Questa ambivalenza tra l’essere nutrice, protettrice fonte di vita e divoratrice, abbandonica e mortifera ha generato a livello dell’inconscio individuale e collettivo una sorta di sgomento esistenziale e spirituale.

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Psicologia analitica junghiana in miniatura

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jung albedoAlbedoimagination è un blog fortemente ispirato dalla psicologia junghiana, cosicché quasi tutti gli articoli contengono riferimenti a Jung, considerabile come il più grande esploratore degli aspetti trascendenti e incommensurabili della psiche, e quindi del mistero che coniuga l’anima individuale all’universo. Perciò qui propongo una ‘miniatura’ su alcuni elementi base del pensiero junghiano, affinché possa essere utile al lettore neofita e non specialista ad avvicinarsi più agevolmente al pensiero di Jung che accompagna gli articoli di Albedoimagination. Al fine dell’articolo riportiamo il video  DAL PROFONDO DELL’ANIMA   di grande valore divulgativo che potrà ulteriormente aiutare a conoscere il pensiero junghiano, ma che è anche veramente capace di toccare emozionalmente ed ispirare nuove visioni su se stessi, la collettività e il mistero del nostro essere nel mondo, tra finito ed infinito, tra anima, corpo e spirito.

Il fondamento del pensiero junghiano è eracliteo nel senso di un dinamico confluire degli opposti, ma è riferibile anche al pensiero taoista che vede nello Yin e nello Yang le polarità maschile-femminile, attività-passività, luce-tenebra. In Tipi Psicologici (1921) Jung evidenzia i fondamentali aspetti polari dell’introversione e della estroversione della psiche umana, e nello stesso tempo esprime un suo straordinario contributo per una elaborazione psichica del pensiero dualistico dell’uomo occidentale che per ragioni di scientificità separa la materia dallo spirito, il corpo dell’anima, e che quindi vede la divisione, là dove invece lo sguardo della psiche intende comprendere l’unione. Continua

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