La relazione amorosa nel mondo interiore|Anime amanti

Love

di Pier Pietro Brunelli

Le donne e gli uomini nel mondo interiore…

Per comprendere nel profondo la relazione amorosa in senso archetipico il seguente passo di Jung è di straordinario valore:

“Ogni uomo ha dentro di sè da tempo immemorabile l’immagine della donna, non l’immagine di questa determinata donna, ma di una determinata donna. Questa immagine è in sostanza un retaggio inconscio, d’origine molto remota e inscritto nel sistema vivente, un “tipo” (archetipo) di tutte le piu ancestrali esperienze della natura femminile, un sistema di adattamento psichico ereditario. Lo stesso vale anche per la donna, anch’essa ha innata dentro di sè un’immagine dell’uomo. L’esperienza insegna che sarebbe piu esatto dire: un’immagine di uomini, mentre per l’uomo è piuttosto un’immagine della donna. Poichè questa immagine è inconscia, è sempre inconsciamente proiettata sulla figura amata.”
(C.G.Jung – Opere XVII pp.190-191).

*Nell’ultimo paragarafo sviluppiamo alcune riflessioni sugli archetipi di ANIMA (il femminile nell’uomo) e ANIMUS (il maschile nella donna), i fattori psichici profondi  fondamentali per comprendere la vita amorosa. Intanto vogliamo però solo  ricordare  che, questi concetti psicoarchetipici,  in una moderna rivisitazione del pensiero junghiano, possono essere interpretati anche indipendentemente dal ‘genere sessuale’, in tal senso sono riconducibili alla relazione amorosa eterosessuale, come in quella omosessuale.

Neuroscienza e modelli culturali

Che gli uomini e le donne siano biologicamente e psicologicamente diversi si è sempre saputo, ma è importante cercare di approfondire tali diversità.  Sono evidenti le differenze corporee, ma lo sono anche quelle che riguardano il modo di pensare, di fantasticare di essere.

Secondo una prospettiva puramente storico-culturale si potrebbe dire che tali differenze di carattere psichico siano indotte da modelli culturali, consolidatesi nel corso dei tempi. Tali modelli culturali hanno costretto la donna entro una posizione subalterna rispetto all’uomo, e quindi ciò avrebbe contribuito a fomentare quella biblica lotta tra i sessi che, nel migliore dei casi, porta alla reciproca incomprensione.

La cultura contemporanea occidentale ha favorito l’affermarsi della parità sociale tra i sessi, sebbene ci sia ancora moltissimo da fare. Comunque sia tale ‘parità’ in corso di perfezionamento, non sembra però aver contribuito ad una migliore comunicazione relazionale ed affettiva tra maschi e femmine (basti pensare, ad esempio, ad alcune tendenze che sono in costante sviluppo: aumento della separazioni e divorzi, diminuzione dei matrimoni, nonché delle convivenze).

Magritte, Gli amanti, 1928

Negli ultimi tempi le neuroscienze stanno cercando di comprendere le differenze tra maschile e femminile in termini di ‘fisiologia cerebrale’ e si continua a scoprire che le differenze sono tante, e di conseguenza anche le modalità di adoperare il cervello, a livello percettivo, senso-motorio, cognitivo ed emotivo sono molteplici. Per fare un esempio, si è potuto dimostrare che nel cervello dell’uomo il centro del linguaggio, soprattutto per quanto concerne la sua funzione logico razionale, si trova nell’emisfero cerebrale sinistro, mentre la funzione emotiva, sempre relativa al linguaggio, si colloca nell’emisfero destro. Nella donna invece, le funzioni logica ed emotiva sarebbero più distribuite tra i due emisferi, anche perché il corpo calloso, che è l’organo di collegamento tra i due emisferi è più sviluppato nel cervello femminile. Cosa possiamo dedurre da ciò? Ad esempio che donne e uomini parlano e capiscono con sfumature e modalità abbastanza differenti: le prime hanno una maggior sensibilità agli ‘effetti di senso’ del linguaggio sulla sfera emotiva, i secondi hanno maggior sensibilità verso gli ‘obiettivi di senso’, cioè privilegiano modalità discorsive di tipo logico-argomentativo. Entrambe queste ‘sensibilità linguistiche’ sono importanti, ed è proprio nella loro complementarietà che si dovrebbe giocare quella ‘sintesi creatrice’ tra maschile e femminile, che si può poi esprimereanche nella vita amorosa ed eventualmente in quella genitoriale.
maschile-e-femminileTuttavia molto spesso risulta difficile far incontrare creativamente le differenze, con l’intento di comprendersi, crescere ed accettarsi. Tale difficoltà, con tutta probabilità, è accentuata dal diffondersi di modelli culturali che, accanto ad una emancipazione dei costumi familiari e sessuali, hanno generato una serie di disvalori, di luoghi comuni e consumistici, e di confusioni per quanto attiene al ruolo simbolico e naturale della relazione uomo-donna. Da una parte la donna continua ad essere utilizzata dai mass media come supporto erotizzante per merci e spettacoli, dall’altra parte è spinta ad emulare atteggiamenti maschili di potere (che peraltro sono, più o meno, quegli stessi atteggiamenti machisti, criticati dal ‘discorso femminista’), da un’altra parte ancora, subisce – nonostante l’avvenuta emancipazione – il retaggio di tabù e di pregiudizi che in forma più o meno larvata continuano ad esercitare una forte influenza repressiva e condizionatrice.

Egon Schiele, "Gli amanti", 1917.

Egon Schiele, “Gli amanti”, 1917.

Psicoanalisi e genetica

Se a volte capita di non capirsi tra uomini e donne, non c’è da stupirsi troppo, è una cosa normale, che del resto ha, al fine, anche una sua affascinante enigmaticità. Tra l’uomo e la donna deve esserci per natura un mistero imperscrutabile, una terra di mezzo nella quale è consentito accedere solo raramente, e solo con il consenso di fantasmi o di spiriti che se ne stanno ben lontani dalla ragione pur di venerare eros, tenendo altresì conto che, tali ‘creature angeliche e transessuali’, sono a volte benigne e a volte maligne. Lo stesso Freud, giunto ormai alla sommità della sua lunga esperienza di vita e di ricerca, dovette ammettere che la psicoanalisi non poteva approfondire, oltre una certa limitata misura il mistero del femminile, dunque scriveva: “Se volete saperne di più sulla femminilità, interrogate la vostra esperienza, o rivolgetevi ai poeti, oppure attendete che la scienza possa darvi dei ragguagli meglio approfonditi e più coerenti (Freud, Introduzione ala psicoanalisi. Seconda serie di lezioni. 1932). D’altra parte anche sulla mascolinità di contraddizioni e di misteri se ne possono contare tanti… forse sarebbe bene vivere secondo il principio dei nativi d’America secondo i quali alla base di ogni possibilità di evoluzione e di pace vi è un’assoluta parità tra uomo e donna, intesa non come uguaglianza di ruoli, ma come compensazione reciproca di anima, di intelligenza, di amore per la vita.

Cavezzali. illustrazione

Cavezzali. illustrazione

Secondo Freud l’intima differenza tra l’uomo e la donna è di carattere inconscio ed è dovuta ad un differente sviluppo psicosessuale, conseguente alla diversità genitale tra i sessi, e alle differenti funzioni riproduttive. Una concezione psicoanalitica di Freud, su cui si fonda la differenza tra l’evoluzione psichica maschile e quella femminile, si riassume nell’idea della “invidia del pene” e della implicita fantasia di castrazione che la bambina sperimenta in sé, nell’accorgersi di non avere un pene. Questa idea freudiana, con tutte le sue conseguenti teorizzazioni ed ipotesi psicoanalitiche sulla ‘costituzione psichica della femminilità’, tendenzialmente più debole e problematica, è stata assai discussa, interpretata e confutata in vario modo, soprattutto nell’ambito dei movimenti psiconalitici di orientamento femminista.

Pablo Picasso, Gli amanti, 1923

Ci sono teorie psicoanalitiche come quelle della “micropsiconalisi” di S.Fanti che fanno osservare che, le differenze e la conflittualità maschile-femminile, cominciano geneticamente dai ‘gameti’, cioè gli ovuli femminili e gli spermatozoi maschili. L’ovulo femminile è la sola cellula umana visibile ad occhio nudo, con i suoi 120 micron di diametro e la sua forma sferica è simile al puntino di una i, ed ha un volume di circa 10.000 volte maggiore di quello dello spermatozoo. Si consideri che la donna produce circa 500 ovuli nella sua vita, mentre un uomo produce circa 300 milioni di spermatozoi in una sola eiaculazione. Ovulo e spermatozoo possono sopravvivere solo nel loro ‘fortuito’ incontro-scontro, nel quale si annientano reciprocamente per trasformarsi in un nuova cellula detta ‘zigote’, dalla quale si svilupperà un individuo maschio o femmina. Questi cenni esemplificativi di genetica umana ci fanno comprendere che sin dalla fecondazione vi sono notevoli differenze e antagonismi tra i principi vitali maschile e femminile. Sembrerebbe che la cellula maschile e quella femminile debbano annientarsi reciprocamente per la vita. Queste concezioni “psicobiologiche” proposte dal Fanti, rivelerebbero che la lotta tra i sessi, con le sue fantasie di distruzione-creazione, di aggressività e di sopraffazione hanno un loro fondamento anche a livello cellulare. Inoltre la funzione ampiamente ‘disseminatrice’ della genitalità maschile, rispetto a quella ‘conservatrice’ femminile, spiegherebbe in origine anche uno sviluppo psicosessuale diverso nell’uomo e nella donna. L’uomo sarebbe più aggressivo al fine di favorire l’ampia potenzialità di ‘semina’ che la natura gli ha conferito, mentre la donna sarebbe più passiva, o difensiva, data l’eventuale prospettiva di dover sostenere la gravidanza e di provvedere ai bisogni primari della prole (allattamento e cure parentali materne).

Archetipi e miti

Annibale Carracci, Giove e Giunone

La differenza tra i sessi non si può solo individuare solo in termini, genetici, psicofisiologici e di schemi culturali vigenti. Si dovrebbe comprendere che il maschile e femminile sono aspetti della psiche umana – ed anche della natura non umana – che hanno un senso simbolico, senso che è costitutivo sia dell’inconscio individuale e sia – secondo la concezione junghiana – dell’inconscio collettivo.male_female2 Le creature divine di tutte le culture d’origine tendono ad esprimere, attraverso racconti mitici e leggende, le differenze primordiali tra il maschile e il femminile. Dunque, il principio archetipico   femminile rinvia al mistero della vita e della morte, grazie ad un peculiare sapere intuitivo della donna, fondato sulla conoscenza istintuale dei cicli naturali: da quello mestruale a quello delle stagioni a quello delle fasi lunari (si pensi alla magia di Iside, la dea Luna). Invece il principio archetipico maschile viene narrato in termini di trascendenza, come il costante tentativo di un prometeico distacco dalle forze indomabili della natura, attraverso la ricerca del sovranaturale ed anche attraverso la coltivazione di un sapere di tipo analitico.
Nella concezione junghiana dell’inconscio queste narrazioni archetipiche sono state studiate al fine di comprendere il loro modo di manifestarsi nel profondo della psiche umana. Dunque, ‘anima è il principio femminile inconscio che è compensatorio della coscienza maschile, mentre l’animus è il principio maschile inconscio compensatorio della coscienza femminile. In altri termini nell’interiorità di ogni uomo c’è una ‘regione’ psichica femminile, che viene proiettata e riconosciuta in altre donne (e cioè in quelle donne di cui si subisce il fascino o ci si innamora). La stessa dinamica proiettiva dell’animus, rivela il processo di innammoramento della donna, la quale riconosce in un certo uomo il suo proprio ‘animus’.

Dall’interiorità compensatoria di ogni individuo (che ha al suo interno un aspetto psichico del sesso opposto) dovrebbe scaturire quella “coniunctio oppostorum” tra i sessi, cioè quella ‘unione degli opposti’ che dà origine al mistero della vita amorosa.Animus-e-Anima Ciascuno proietta sull’altro/a la propria interiorità controsessuale. Ciò non sempre avviene in modo felice, poiché i partner non sono coerenti rispetto a loro stessi e alle loro ‘proiezioni affettive’ ,  le quali possono essere sostenute da un quadro psicologico immaturo e contraddittorio, oppure possono essere indirizzate alla persona sbagliata, la quale non offre una relazione di reciprocità. E’ dunque importante comprendere che la coniunctio, tra principio maschile e femminile, non riguarda solo il congiungersi di due persone in una relazione affettiva, ma riguarda innanzitutto un processo di congiunzione che dovrebbe svilupparsi nella vita intrapsichica di ogni persona. Come abbiamo già fatto osservare in ciascun essere umano vi sarebbero, a livello psichico, un principio maschile e un principio femminile. Questi ‘principi’ hanno caratteristiche e aspetti specifici nella vita di ciascun individuo, ma la loro struttura di base è costituita da fattori psichici archetipici, cioè da forme costituive della psiche umana “oggettiva” (ovvero del già citato “inconscio collettivo”).

Il processo di maturazione dell’uomo, per quanto attiene al suo confronto con il femminile, dovrebbe consistere nel non farsi dominare inconsciamente dal suo femminile interno ‘anima’, e servirsi di tale aspetto interiore per conoscere se stesso ed il mondo. Stesso percorso dovrebbe prefigurarsi nella vita intrapsichica della donna: riuscire a vivere la propria femminilità senza lasciarsi sopraffare ed ingannare dal suo ‘animus’ maschile, e invece servendosene per meglio essere se stessa. Questo modo di ragionare in termini junghiani, ed altri modi ancora – che siano espressi in forma di teorie o anche per mezzo di pratiche conoscitive – purché siano rivolti ad una ricerca per la conoscenza di sé, possono favorire una maggior comprensione tra l’uomo e la donna. Solo a cominciare da se stessi, dalla propria specificità, è possibile far evolvere il proprio essere maschile o femminile, e dunque propiziare l’incontro tra i sessi con uno spirito creativo e di complementarietà.

 Ma IN FONDO l’AMORE NELL’ANIMA NON RIGUARDA SOLO LA RELAZIONE A DUE, C’E’ UNA RELAZIONE DI ORDINE SOVRAPERSONALE, ED ‘E’ UNA QUESTIONE SPIRITUALE, UNA FORZA CHE IN MOLTE VISIONI, FILOSOFIE E LEGGENDE VIENE RICHIAMATA COMA “AMORE CELESTE” … e su questo rotorneremo presto…

2018-02-23T08:25:06+00:00

About the Author:

Pier Pietro Brunelli è psicologo-psicoterapeuta, semiologo e specialista della comunicazione (con una prima laurea al DAMS con il Prof. Umberto Eco e una specializzazione in Università Cattolica). Lavora da molti annia come psicoterapeuta di orientamento junghiano a Milano, Genova e Roma. La sua formazione psicologica deriva anche dalle attività che ha svolto come docente/formatore per diverse Università, Centri Studi e Aziende in Italia e all'estero (Psicologia e Semiotica per la Comunicazione, il Marketing, il Design, la Moda, e lo spettacolo). Dirige il Collettivo Culturale Albedo, per il quale coordina il blog www.albedoimagination.com (vedi anche gruppo #Albedoimagination in FB) che offre servizi informativi di psicologia, arte, cultura e ospita forum di auto-aiuto assistito. Conduce incontri e seminari di teatroterapia secondo gli insegnamenti di Rena Mirecka e del Parateatro grotowskiano. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e libri con i seguenti editori: Allemandi, Arcipelago, Bulzoni, Carocci, Edizioni Scientifiche italiane, Lithos, Lulu, Moretti & Vitale, Ikon, Progetto Editrice, Pedagogika, UPSEL.

4 Comments

  1. Anna Liccardo settembre 23, 2019 al 2:55 pm - Rispondi

    Buonasera.
    Noto che anche gli uomini di un certo livello culturale, quando si tratta di competere a CN una donna sul lavoro, Sn infastiditi in quanto si ritengono a priori superiori, e se l’avversario donna dimostra in qualche modo una migliore abilità o competenza, la pagherà. I maschi, vedo, tendono a proteggere il retaggio culturale che li vuole col pene e, dunque, possenti nei confronti delle donne in ogni campo. Cosa ne pensa, sinceramente?

    • Pier Pietro Brunelli settembre 26, 2019 al 12:29 pm - Rispondi

      Retaggi del maschilismo patriarcale sono indubbiamente ancora attivi a livello psicoculturale e nella realtà dei fatti. D’altra parte ci sono anche posizioni femminili di tipo vittimistico e tendenti a difese/attacco di tipo manipolatorio. Va poi detto che vi è anche un’evoluzione dell’uomo e della donna in una dimensione sempre più cooperativa e paritaria. Chi fa delle generalizzazione, vedendo in tutte le femmine o in tutti maschi qualcosa di storto, oppure solo le femmine o i maschi in quanto buoni o in quanto cattivi, non solo compie una generalizzazione insensata, ma denota suoi specifici problemi che, per il proprio bene, farebbe bene a risolvere. Concludo dicendo che non è corretto parlare di donne e di maschi, oppure di uomini e di femmine, quando si parla così ci sono inconsci pregiudizi che limitano la possibilità di costruire una buona relazione uomo-donna e le consiglio questo http://www.albedoimagination.com/2014/07/vampiri-amorosi-maschi-femmine/

  2. Laura Uglietti luglio 20, 2011 al 5:12 pm - Rispondi

    E’ sicuramente un piacere leggere la sua analisi che differenzia il “maschile” dal “femminile”. Le teorie di Freud sono molto discutibili. Comunque non vi è una grande differenza tra i due sessi da un punto di vista emotivo e culturale, a pari livello. La differenza, forse, sta nel grado di tolleranza maggiore nella donna. Il retaggio culturale e ambientale influisce notevolmente sulla formazione sia dell’uomo che della donna predisponendoli ad una maggiore o minore accettazione di se stessi e degli altri.
    Mi farebbe piacere se mi potesse aggiornare sui suoi nuovi testi.
    Cordiali saluti. Laura Uglietti

    • Pier Pietro Brunelli luglio 25, 2011 al 7:51 am - Rispondi

      Grazie per il suo intervento Laura, certo credo sia importante nel XXI secolo incominciare un dialogo tra il maschile e femminile volto davvero alla reciproca comprensione, alla solidarietà e all’amore per la vita. Forse in ciò sta persino una chiave determinante per aprire la porta di un nuovo stadio realmente evolutivo di tutta l’umanità.

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