In un certo senso il Sè è LA ROSA DI JUNG, ovvero l’archetipo centrale dell’anima-psiche.  Il Sé non corrisponde all’Io-Ego, e neppure alla Persona (altro archetipo che riguarda l’Immagine dell’Io) – esso corrisponde all’individuo che sente la sua appartenenza all’Universo, alla totalità, eppure sente anche di essere unico e assoluto. Il Sé è il nostro centro, che è anche centro dell’Universo e dell’Inconscio collettivo dell’umanità.  Il Sé è anche il senso della comunità e di madre terra e di padre cielo. Il Sé è quindi una regione archetipica della psiche dalla quale si esperisce la propensione verso un equilibrio interiore e psicocorporeo, dal quale si apre un’energia armonizzatrice delle emozioni, dei sentimenti e dei pensieri (in senso relazionale e sociale). La rosa è un simbolo del Sé, quando esprime la caducità umana nel suo eterno valore, nelle spine del dolore e nei colori della gioia, nel profumo dell’anima, nell’estasi dei sensi, nell’immortale amore…

Secondo alcuni, il Sé è un principio un po’ troppo utopico, come un’orizzonte irraggiungibile, eppure anche in tal senso esso segna la rotta  per la realizzazione di se stessi, per il compimento della propria esistenza come esperienza soggettiva e ad un tempo partecipativa della totalità, dell’infinito spaziale e temporale. Noi siamo manifestazioni di un’energia sovrapersonale, la vita prende forma in noi, si manifesta attraverso di noi e la nostra missione ultima consiste nel darle compimento ricercando la via e i processi di un’esistenza autentica, non condizionata dall’ignoranza, ed invece consapevole di doversi confrontare con l’inconoscibile. La rosa ‘del Sé’ ha dunque un’energia numinosa, divina… Ma il Sé è anche nel sentimento di solidarietà e di amore verso gli altri, verso la società intera, il mondo… un mondo pieno di rovi, di filo spinato, ma che nell’altruismo, nella partecipazione, sentiamo di voler trasformare e coltivare come un grande giardino di rose, dove tutti possiamo vivere nella pace.

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Il Sé, quando è vivificato, è dunque un nostro faro interiore illuminante del mistero, con il suo raggio luminoso, per quanto sia possibile osserviamo il nostro essere in relazione con l’alterità – lo Spirito – e quindi diamo un senso ed un verso ‘superiore’ alla nostra umile realtà psichica, e alle relazioni con gli altri ed il  mondo. Dunque, la rosa è un simbolo del Sè: il principio guida naturale-spirituale della nostra anima.

Federico Bebber, “La Metamorfosi di Calliope”

Molteplici sono i simboli del Sé e quindi del centro. Il mandala ad esempio è un simbolo del Sé, ove un motivo centrale funge da campo gravitazionale ed energetico intorno al quale ruotano le molteplici forze dell’anima, le pulsioni, i desideri, le ombre… Il sole è un simbolo del Sé che illumina e rinasce, quale centro dell’universo, che dà la scintilla di fuoco in ogni creatura vivente. Nel linguaggio della vegetazione e dei fiori la rosa è un simbolo del Sé, che si colloca come una trionfale colonna d’amore nel mondo dei sentimenti, delle relazioni, delle passioni, e quindi nel cuore dell’anima… La rosa con il suo boccio rinascente, che  un po’ alla volta  si apre tra le spine, esprime il pathos, il patire, la passione, il gemere delle pene d’amore che fanno morire, ma che poi  servono a rinascere e a  ‘fare anima’…

Rosalba – fase alchemica dell’Albedo

Ogni simbolo dunque evoca un’immagine del Sé che allude a significati e ad interpretazioni differenti, ma comunque archetipicamente riportabili alla matrice del centro, intorno al quale l’energia si mobilita, si espande, turbina e si armonizza. La rosa tra i simboli del Sé è quello che maggiormente esalta la qualità patemico-erotica, del continuum dolore-gioia che corona la vita amorosa, di spine e di colori profumosi. In mezzo a queste emozioni controverse, instabili come fuoco, soavi come acqua, estasianti come aria, carnali come terra, la rosa pianta il suo arbusto di rovi e fiorisce come regina dell’Amore: la potenza centrale dell’anima-psiche, intorno alla quale ruotano tutte le cose umane e quelle celesti, e dalla quale nasce la vita.

Eros e psiche sono uniti da una rosa di gioia e dolore, e da ciò nasce l’umanità della vita, la sua nobiltà e la sua infamia, che richiede armonizzazione attraverso una regolazione delle forze istintuali e di quelle spirituali. Il principio regolatore tra istinto e spirito nell’essere umano è nel Sé, il centro dell’anima, che fa da ponte tra la componente animale e quella divina, le due polarità che segnano la ‘croce’ dell’umano (espressa nel simbolo dei ‘Rosacroce‘).  Senza questo principio riunificante, situato ‘nel ponte dell’anima-animale’, il ponte della vita è fragile, barcolla, si spezza, si allunga, si accorcia… l’anima in subbuglio ha bisogno di ritrovare il suo asse nel Sé che è anche ‘axis mundi’, principio armonizzatore dell’universo, percepibile entro certe condizioni di risveglio del Sé…

La rosa del paradiso… la rosa mistica…

Noi siamo usciti fore, del maggior corpo al ciel ch’è pura Luce,
Luce intellettual, piena d’amore, amor di vere bene, pien di letizia;
letizia che trascende ogni dolor
(Paradiso XXX 38,42)

“Al di sopra del Mare Circolare di Luce, appare il Paradiso, dal greco Paradeiros, ovvero Giardino,  che prende forma di una grandiosa, candida Rosa”.

In forma dunque di candida Rosa mi si mostrava la Milizia Santa, che nel suo sangue, Cristo fece sposa. (Paradiso XXXI 1,24)

La rosa risveglia il Sé, lo addita, evoca nell’anima psiche il senso di suprema appartenenza al creato nel suo processo di morte-rinascita (questo risveglio è anche nel simbolo alchemico di ‘Rosalba‘, il nuovo inizio, l’energia sorgiva dell’alba, che risveglia l’anima e il corpo – in alchimia, la fase dell’Albedo…).

Attraverso molteplici simbologie, narrazioni, immagini, poesie, la rosa reca il  sentimento trascendente dell’amore che lega la sensualità finita all’infinitezza dell’eternità, allo spirito imperituro del grande Amore cosmico del quale siamo frutto e mistero.

Perciò quando osserviamo una rosa con trasporto di anima, quando la doniamo, la riceviamo, essa, più di ogni fiore, parla al cuore della nostra anima e ci sospinge a ‘vedere’ e a ‘sentire’, una realtà più profonda, che troppo spesso ci sfugge, e che pure esiste, dentro e intorno a noi.

Un’antica poesia sulla rosa nell’anima

Ecco il giorno, ecco la festa della rosa, luminosi sui nostri irraggiano gli sguardi della rosa.

L’amore fu dell’aiuola il giardiniere, che maturò soave della rosa il fiore. Alla nuova: s’avvicina la rosa!, i fiori ossequienti piegarono il ginocchio alla rosa.

Tacque il tulipano, occhieggiò incantato il narciso, ondeggiarono confusi dal fulgore della rosa. All’edera bisbigliò il cipresso: Sveglia! Che sogni, bambina? Ecco l’apparizione della rosa! In mille notti l’usignuolo non canta l’eterna melodia della rosa.

La figura della rosa il cielo non può contenere, vinta soccombe la fantasia della rosa. La rosa viene, come araldo, dal giardino dell’anima. Le anime, di tutti, attendono la rosa,

L’anima della patria saluta la rosa, mai scordi, l’anima, la rosa.

Mostra la rosa la laurea della bellezza, il diploma della nobiltà, che Dio concede alla rosa. La rosa corona il calice della nostra festa, del profumo inebriante della rosa ti impregna.

La catena del nostro patto la rosa intreccia,  il laccio amoroso della rosa mai fuggì

Gialal ud-Din Rūmî nato a Konia – Anatolia orientale 1273

L’OPERA IN COPERTINA E’ DI FRANCO BATTIATO

 

LA PIU’ GRANDE TERAPIA E’ ” LA ROSA NELL’ANIMA” … IL SE’

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