Consulenza di coppia: riconciliarsi o voltare pagina nel bene.

LA CONSULENZA FAMILIARE

bussolaLa consulenza familiare è un intervento professionale sui conflitti familiari, diverso dal contesto mediativo. La consulenza familiare non è una “generica” attività di consulenza/ascolto, si tratta di un approccio aspecifico di ascolto alla famiglia senza alcuna strutturazione di obiettivi e senza l’intervento di tecniche di negoziazione; non viene attuata una psicoterapia familiare, né un counseling strutturato in termini di servizio sociale professionale né, infine, un percorso di mediazione familiare.

La consulenza familiare ha come obiettivo primario quello di fornire agli utenti delle indicazioni pratiche volte al superamento dell’empasse che, in un dato momento particolare, interferisce con il naturale processo evolutivo della vita di quella famiglia.

Il consulente familiare attiva una relazione d’aiuto con la famiglia, più spesso con la coppia, rispetto alla quale è ancora presente il progetto di vivere insieme. Al contrario della mediazione familiare, dove la coppia ha deciso che la loro convivenza è divenuta intollerabile.

Ogni relazione sentimentale incomincia con un contatto dopo un incontro. Progressivamente, ci si rende conto che si sta bene in compagnia di quella persona, stare insieme stimola la curiosità di conoscere l’altro ed il desiderio di raccontarsi.

Si sviluppa una situazione di attrazione che rende felici, nasce un sentimento e parlarsi, comunicare in tutte le forme di cui si è capaci, avvia il rapporto verso l’amore reciproco.

images246RZGGKCHE COSA TIENE UNITO UN RAPPORTO DI COPPIA?

Sicuramente deve esistere un rapporto armonioso all’interno della coppia e questa armonia deve essere considerata preziosa dalla coppia stessa. Secondo Sternberg, vi sono tre elementi determinanti:

L’attrazione fisica (che non è eterna),

Il sentimento d’amore

I fattori cognitivi.

I fattori cognitivi sono importantissimi: “ti conosco e mi stai bene per quello che sei”. E’ il presupposto più importante per essere certi che quella con cui stiamo è effettivamente la persona con la quale si vuole condividere il destino.

Compensazione e complementarietà. Spesso si afferma, pensando al proprio partner: è la mia mezza mela, la metà coincidente con me, mi è complementare, mi completa, insieme siamo una unità. Sembrerà strano, ma affermazioni di questo genere rappresentano le premesse di rottura di un rapporto. Il partner non è colui o colei che ci compensa. Ogni individuo deve essere intero per poter amare; non si deve fare una scelta per compensare le proprie mancanze. Il grosso problema è rappresentato dalla maturità individuale, che consente una scelta consapevole. Una analisi statistica evidenzia che il 67% negli USA ed il 30% in Italia delle coppie sono separate. Emerge che nella maggior parte dei casi per gli Stati Uniti d’America ed in una buona parte dei casi in Italia, la scelta di un partner per la vita appare poco consapevole.

litigareQuali sono i motivi che possono creare instabilità nella coppia?

Più frequentemente di quanto possiamo immaginare è il nostro inconscio e non la nostra coscienza a governare le scelte importanti della nostra vita. L’inconscio, per effetto di bisogni e relazioni insoddisfatte del nostro passato (rapporto padre/figlio-a, madre/figlia-o, ingranaggi di famiglia ecc.) domina le nostre scelte e ci porta a ripetere sistematicamente i medesimi errori. Il vissuto dei genitori, cioè come i genitori di un individuo si sono relazionati tra loro, rappresenta il primo modello con il quale ci siamo confrontati. I bambini osservano tutto. Osservando i disegni della famiglia, realizzati dai bambini, si ottiene un quadro generale di come il bambino sta vivendo la sua famiglia in quel momento. Un bambino che non si è potuto fidare dei suoi genitori nei primi anni di età, sarà incline alla diffidenza esagerata nella vita adulta. E’ il caso di quelle mogli e di quei mariti sempre dubbiosi, che fanno vivere al proprio partner una condizione di continuo ed ingiustificato “stato di prova”.

Se non ci siamo sentiti riconosciuti da bambini, mediante l’indifferenza o la svalutazione: tu non vali nulla, ma cosa vuoi fare.. ecc. La tendenza a trattare con sufficienza ed a svalutare il nostro partner sarà presente.

Non è piacevole vivere a fianco ad una persona che ci svaluta. Chi da piccolo è stato giudicato continuamente, senza mai una lode anche quando è veramente meritata, tende ad inglobare per assorbimento questo atteggiamento è replicarlo successivamente. L’adulto con questa esperienza infantile è incline allo scontro, alla reazione eccessiva: ecco, non mi dici questo perchè… Sei sempre lo stesso e non cambi mai…

Quando la permanenza opprimente all’interno della famiglia dei genitori origina legami simili alla prigionia, in una cornice dove i coniugi si sono oppressi e si opprimono a vicenda, cresce nel figlio/a  il desiderio di fare anche il “patto col diavolo” pur di uscire velocemente dalla gravosa situazione familiare, percepita come un forzosa e dolorosa convivenza.

Crisi-di-coppia-quando-cè-un-figlioEsistono individui che da bambini non hanno conosciuto l’amore rassicurante di cui avevano bisogno, hanno vissuto rapporti poco intimi con i loro genitori: figure fredde, che prendono poco in braccio i loro bambini, che non li coccolano, non li accarezzano, non li baciano a sufficienza. Un passato più o meno traumatico lascia sempre tracce nei tratti del carattere di un individuo e senza un “contatto” con il proprio rimosso, senza la curiosità di conoscere se stessi, risulta difficile poter dedicare amore ad attenzione ad un altra persona.

Molte persone vivono con il timore di perdere la propria identità e la propria indipendenza. Una identità che può diventare repressa all’interno della famiglia: “non devi fare questo, non devi uscire, ecc. Senza conoscere l’ego non è possibile superarlo.

Questo fenomeno, riferito al dominio dell’inconscio, è stato definito da Sigmund Freud la terza ferita all’orgoglio umano: la psicoanalisi freudiana rappresenta l’uomo, sempre indicato quale essere pensante e capace di operare libero da condizionamenti, sia invece assoggettato a potenti forze irrazionali, riconducibili al potere dell’inconscio. L’uomo non è più il protagonista della propria vita, ma un burattino governato da forze sconosciute. Questa situazione è tanto operante quanto le difese di un individuo sono tali da non consentirgli di ammettere il problema stesso e quindi di iniziare un percorso per fare qualcosa di quello che altri hanno fatto di lui (A. Sartre).

La maturità.

Una visione infantile ed illusoria del rapporto di coppia non può funzionare nel tempo. L’egocentrismo (io, io, io, io…tu mi devi dare..) ed il il narcisismo seguono il principio del piacere ed il troppo in un rapporto fa male quanto il troppo poco. Una fissità adolescenziale per immaturità si nutre della ribellione, di affermazione di se. Ha bisogno di autonomia, ribadisce pedantemente i concetti e gli aspetti egoistici della personalità (si pensa solo ai viaggi, alla palestra, ai gruppi dei pari, alle avventure, ad iniziative emozionanti, da brivido, sport estremi ecc.). La visione illusoria, tipica di una visione immatura della vita, avvia comportamenti apparentemente autolesionistici: “lo sposo anche se ha tanti difetti, è destino; io lo farò cambiare “. Un senso di onnipotenza, capace di trasformare tutto a proprio piacimento, anche le persone.

equilibrio interioreAspirazioni e aspettative.

La visione matura di un rapporto è equilibrata. Le aspirazioni e le attese sono congrue con la realtà. Quando queste sono esagerate, eccessive e non realistiche, “mi aspetto che mio marito all’occorrenza mi faccia da papà, mia moglie è una persona straordinaria, non è come le altre.. ecc.”, queste distruggono il rapporto.

Il rapporto d’amore in una coppia sana è un rapporto che non ha bisogno di conferme eccessive, straordinarie e continue, è una aurea via di mezzo, in armonia, non troppo e non troppo poco. La libertà ed autonomia di ogni appartenente alla coppia è presente e non eccessiva. E’ difficile stare nel mezzo, tra terra e cielo, dove ci appartengono sia le qualità del cielo che quelle della terra (Confucio).

Dipendenza e indipendenza.

Non possiamo amare una persona della quale siamo dipendenti. I figli odiano i genitori dai quali dipendono troppo. La dipendenza provoca l’abbruttimento di un qualsiasi rapporto. Svilisce, svaluta, umilia l’individuo dipendente e stufa, annoia la parte oggetto della dipendenza stessa.

COSA DEVE POSSEDERE UNA COPPIA STABILE?

La maturità sufficiente di ogni individuo (genitalità freudiana, la persona capace di amare),

Una identità ben definita,

La parità nel rapporto (condivisione e solidarietà),

Attrazione fisica (complementarietà), ci si deve piacere,

Sentimento d’amore,

Fattori cognitivi (amo te perché ti conosco e mi stai bene),

Essere entrambi persone mature, anche dal punto di vista della conoscenza di se.

2016-05-19T12:16:04+00:00

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5 Comments

  1. La voce di eco febbraio 25, 2016 al 9:37 pm - Rispondi

    e giusto cio che afferma dottor brunelli se la coerenza e da ambedue le parti.

    Quando manca la coscienza arrival il vantaggio.

    E allora e giusto avere compassione a discapito di atteggiamenti parassitari ,disumani di distanza emotiva ?

    Attendo un suo commento in merito.

    Mille grazie,

    Antonella

    • Pier Pietro Brunelli febbraio 26, 2016 al 10:10 pm - Rispondi

      Le situazioni sono sempre molto personali e comunque possono evolvere. Bisogna valutare con il supporto di un mediatore specialista quanto margine c’è per recuperare un minimo di fiducia reciproca, e quindi per una negoziazione equa. In ogni caso è sempre conveniente tentare la strada di una mediazione, piuttosto che accettare di cadere in un vortice conflittuale sfibrante, dove l’unica via restano solo i costi, i tempi e lo stress delle vie legali.

  2. […] La separazione e il divorzio sono momenti cruciali e di grande sofferenza. Quando ci sono dei figli i problemi psicologici richiedono una fortissima responsabilità psicologica. Eppure le coppie che devono intraprendere il triste cammino della separazione e del divorzio raramente si avvalgono di una consulenza psicologica specialistica. Talvolta sono gli avvocati più bravi e più umani a doversi fare carico di funzioni psicologiche, ma ovviamente non hanno una preparazione specialistica in tal senso. Purtroppo, capita spesso che la disputa legale aggravi ancor di più la sofferenza psicologica, giacché il conflitto si disumanizza, diventa una questione di abilità legale nel combattere, nel cercare di sopraffare, piuttosto che di collaborare affinché l’iter si svolga nel modo più sereno possibile, per entrambi i partner e per i figli.http://www.albedoimagination.com/2014/03/consulenza-di-coppia-riconciliarsi-o-voltare-pagina-nel-ben… […]

  3. Giuliana marzo 7, 2014 al 1:50 pm - Rispondi

    Credo che la mediazione familiare in un momento cosi drammatico come separarsi sia un aiuto importantissimo, a cui chi sa proiettarsi nel futuro nonostante i sentimenti negativi del momento ed ha capito la posta in gioco – ricorre senz’ altro. Quando ci si sta per separare la cosa che sicuramente manca o è mancata è la capacità di dialogare e questa incapacità se non ci si fa aiutare metterà a rischio l’ esito dell’ accordo sulle tante cose importanti che sono in ballo: i figli, quando e come vederli, i soldi, le spese extra, la casa e le proprietà in comune. Risolvere questi aspetti magari con rabbia e dispetto, per via legale lascia un profondo segno, nel cuore e nel portafoglio, parlando schiettamente. (chi ci guadagna allora? ) Ci si ritrova tutti piu’ poveri, e di soldi e di fiducia. Senza contare che quell’ uomo e quella donna dai quali ci si vuole allontanare e magari in fretta continueremo a trovarceli di fronte per tutte le questioni legate ai figli e saremo costretti a parlarci e a discutere con una pesantezza paralizzante. Come si puo’ sperare di farlo serenamente o senza troppi problemi se durante la separazione non si sono stabilite modalità piu’ armoniose di dialogo? Separarsi bene è la premessa per avere meno stress e problemi in futuro. Oltre a permetterci di credere ancora nelle possibilità dell’ amore, nonostante quella fitta di dolore inevitabile nel cuore tutte le volte che ci si separa da chi si è comunque, amato.

    • Pier Pietro Brunelli marzo 11, 2014 al 10:53 am - Rispondi

      Sarebbe interessante integrare questo articolo con una specifica nota relativa alla funzione del COUNSELOR in questi casi. Come può operare un counselour per la coppia in crisi? Sono stati svolti sudi in questo ambito? C’è una bibliografia di riferimento? Grazie

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