Trauma amoroso e ferita narcisistica

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            Ferita narcisistica e dinamiche vampirizzanti narcisistiche/borderline

(Un’anticipazione del nuovo libro di Pier Pietro Brunelli sul ‘Trauma amoroso’).

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Le etichette diagnostiche della moderna psichiatria sono strumenti straordinari per inquadrare le cause e le sintomatologie della sofferenza amorosa, e quindi possono fornirci un orientamento terapeutico al fine di elaborarla e lenirla. Tuttavia va sempre tenuto presente che  le pene d’amore sono incommensurabili, irriducibili e indefinibili.  La ratio più fine non basta per comprenderle. Per quanto ci si sforzi risulta impossibile ‘farsene una ragione’, se non quella dei poeti e dei mistici. D’altra parte ogni terapeuta della salute mentale sa che ogni etichetta diagnostica è un inquadramento, una ‘cornice’. Ciò  che più conta è comprendere l’immagine che c’è in quel ‘quadro’, cioè il ‘dipinto’, ovvero l’estrema soggettività di ogni vissuto nella sua fenomenologia. In modo particolare, un  ‘pathos’ amoroso, o il tautologico patimento per passione, per quanto possa essere classificato con un’etichetta psichiatrica o psicopatologica trova un suo senso autentico, unico e irripetibile  nel suo vissuto particolare  (la erlebnis, come si dice nella fenomenologia: la conoscenza riferita alla esperienza interiore e relazionale effettivamente vissuta sulla propria pelle e nella propria anima).

L’intento di questo [libro] consiste anche nell’offrire un’interpretazione ‘immaginale’ di certe etichette diagnostiche – in particolare ‘narcisismo’ e ‘borderline’ –[1] al fine di comprenderle secondo i simbolismi della vampirizzazione amorosa.  Essa si manifesta come una sorta di rapina energetica della ‘realtà psichica’ di una persona, del suo mondo immaginale popolato da simbologie e narrazioni pregne di emotività e di affettività. Si viene colpiti nel profondo,  offesi, umiliate, dissanguati psichicamente, quindi traumatizzati nel corso di una ‘malia amorosa’. La persona che ha subito una vampirizzazione amorosa sente che il suo Eros è stato violentato nella sua dimensione immaginale ingenua e amorevole, nella sua più pura dolcezza ed ‘ignorante innocenza’. Nonostante tutti gli Dei siano  adulti,  Eros è un putto, un bambino, ed è esso che viene vampirizzato nell’anima dell’innamorato.   L’anima è traumatizzata come se avesse subito una specie di crudele abuso pedofilo, sul piano affettivo e sessuale.

E’ bene comprendere quest’immagine dell’Eros, puttino, puer, fanciullino, accoglierla, consolarla, incoraggiarla, ma è anche bene non assecondarla troppo, e portarla invece, con le dovute cautele a prendere coscienza delle sue responsabilità originarie e rimosse, e più o meno inconsce. In realtà questo Eros vampirizzato non potrà guarire e maturare se non comprende le sue proprie responsabilità inconsce, relative al suo ‘complesso infantile’ che lo induce a legarsi amorosamente a ‘vampiri amorosi’.

Munch

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Va quindi evidenziato che  il Trauma amoroso, giacché deriva da una relazione condivisa e volontaria,  non può e non dovrebbe essere compreso e curato in una logica vittimistica.  Chi lo subisce ha – inconsciamente – una sua responsabilità e una sua predisposizione in tal senso. D’altra parte un Trauma amoroso può derivare anche da una reciproca incompatibilità e/o immaturità, ovvero anche dall’esaurirsi, per molteplici ragioni, della relazione amorosa. In tal senso le responsabilità inconsce sono reciproche, ma nelle dinamiche vampirizzanti sono  di segno alquanto opposto:  il vampirizzato è responsabile di negare se stesso e lasciarsi fare del male per amore, mentre il vampiro per affermare se stesso arriva a fare del male a chi lo ama.

Avere responsabilità, non vuol dire avere colpa, ma un’involontaria attitudine, tendenza, debolezza a determinare una certa dinamica di sofferenza.

Spesso, per quanto dolorose, le pene d’amore costringono, per uscirne, a comprendere se stessi e gli altri, e quindi possono essere un’esperienza essenziale e necessaria per conoscersi e crescere. Ciò può però comportare ferite che vanno curate, e alle quali va dato un senso affinché non prosciughino il ‘sangue dell’anima’.

 

Sadness-manQuando però parliamo di ‘Trauma da narcisismo’, o ‘da vampirizzazione’, ci riferiamo a una seria destabilizzazione  psichica che crea danni nel proprio vissuto interiore, famigliare, lavorativo, sociale attraverso l’emergere e l’esplodere di un nucleo complessuale che il traumatizzato ha già dentro di sé. E’ come se qualcuno mettesse il piede su una mina, l’esplosione è dovuta alla mina, anche se questa è

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stata causata dalla pressione del piede. Il punto è che il ‘vampiro amoroso’ sembra proprio voler andare a caccia delle mine che stanno nel sottosuolo dell’anima di un partner, e non teme di farle saltare poiché la sua ‘anima vampira’ in quanto tale non può morire. Far saltare quelle mine serve a far dilaniare la ferita del partner, per poi poterne meglio bere il sangue.

Un’immagine tipica del lugubre mondo dei vampiri, è data dall’ attrazione che essi provano  per  una ferita occulta e non curata, dalla quale fuoriescono anche solo poche gocce di sangue.  Essi riescono ad individuarla, come fossero iene o squali.

Chagrins-d-amour Franco Fasano 2012

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Il partner vampirizzato  ha la responsabilità di non aver  curato le sue ferite, e di non aver sminato certe parti del suo sottosuolo, lasciando che la sua anima bambina vi andasse a giocare e a raccogliere i fiorellini dell’amore. In tal modo ha rimosso, cioè ha occultato nel sottosuolo dell’inconscio, quelle pene e quelle frustrazioni infantili che lo avevano ferito, e che sono diventate ferite occulte e non curate, che nascondono mine esplosive. Queste metafore indicano un “complesso inconscio a tonalità affettiva” (Jung) che ho analizzato in varie occasioni con il simbolismo del “VAMPIRO INTERIORE”, quale inclinazione e forza negativa e occulta nel vampirizzato (nella sua Ombra per dirla ancora con Jung) che lo spinge a colludere con il ‘Vampiro esteriore’ che domina la psiche del partner vampirizzante.

C’è un destino che condanna una persona con un difetto di autostima ad essere vampirizzata. La sua colpa consiste nell’essersi  rassegnata a vivere covando uno scarso amore per se stessa, cioè con una ferita narcisistica occulta e non curata. Il narcisismo infatti può essere considerato come un amore primario per se stessi che poi consente di dare e ricevere amore nella relazione nel modo più equilibrato possibile. Quando vi è poco amore per se stessi si instaura una ferita narcisistica che si cerca in ogni modo di occultare e di rimuovere, senza però decidere di affrontarla e di curarla davvero. Ciò rende chi ha la ferita narcisistica alquanto capace di attaccamento amoroso, ma scarsamente capace di amarsi. Infatti ha poca capacità di trattenere la libido su di sé, e quindi è particolarmente sbilanciato nel volerla offrire all’amato/a.

Quando invece, sempre a causa di frustrazioni e ferite infantili, si risponde con un eccesso di narcisismo, si viene ad instaurare una qualche forma  di ‘narcisismo patologico’, che consiste nell’ amore superficiale per la propria immagine, che è pur sempre assai carente di vero amore per il proprio Sé.  Il narcisista patologico dunque ha un’attrazione enorme  per l’immagine di se stesso,  ma  non ama veramente  se stesso, solo la sua immagine; contestualmente ha una scarsissima o quasi nulla capacità di amare l’altro (al punto che non sa bene cosa si provi ad amare, in quanto non ama neppure se stesso). Vi è poi un ‘narcisismo sano’ che invece consiste in un equilibrato amore per il proprio Sé autentico, che permette di amare l’altro, nell’integrazione tra la sua immagine e il suo mondo interiore, ed è quindi rivolto al Sé dell’amato. Quindi una ferita narcisistica non curata ha comunque una forma di narcisismo patologico che lo spinge ad avere scarso amore per il proprio Sé ed eccessivo amore e in modo disequilibrato o scisso tra l’immagine e il Sé dell’amato. In effetti l’impossibilità di idealizzare il vampiro amoroso in modo sufficientemente integrato tra il mondo dei sensi e il mondo interiore, tra sesso e sentimento, e tra le sue parti buone e quelle cattive genera nell’innamorato vampirizzato sentimenti e proiezioni di rifiuto e anche di odio verso il vampiro che pure stra-ama. Nel vampirizzato si viene così a creare un dilaniante conflitto che lo induce ad amare disperatamente nonostante riconosca le parti odiose del vampiro, al punto di volersi ribellare e a volte vendicare.

Ecco allora che si creano le condizioni per un tragico incastro amoroso ‘patologico’, ovvero ‘inautentico e degenerativo’.  Chi ha la ferita narcisistica nella sua destabilizzazione vede nel narcisista patologico quella quota in più di narcisismo con la quale potrebbe curarsi, ma non vede che si tratta di amore falso e superficiale, così come non vede la sua propria ferita narcisistica.  A sua volta il narcisista patologico vede – in un misto tra invidia e disprezzo – in chi ha la ferita narcisistica una mancata capacità di trattenere una sufficiente dose di amore per se stesso, ma nel contempo anche  una forte capacità di amare l’altro. Si tratta tuttavia di una predisposizione ad 580543_10201257993234408_1763666172_noffrire il collo all’altro, cioè al narcisista patologico/borderline  -  nella nostra immagine: il ‘vampiro amoroso’ – il quale o la quale non si lascia sfuggire l’occasione. Questo ‘sangue dell’anima’ che viene dal partner con ‘ferita narcisistica’ viene dissipato dal  il ‘vampiro amoroso’, in quanto  non riesce ad adoperarlo per trasfonderlo  nella sua anima, e quindi vedere attraverso la sua Ombra anche il suo Sé – questo nutrimento d’amore serve invece per ravvivare la sua propria immagine di potere, e quindi per far trionfare il suo narcisismo malato. Intanto, il partner con ferita narcisistica nel tentativo di far innamorare il vampiro amoroso – si dissangua sempre più, con il rischio di restare colpito da una terribile forma di trauma amoroso, da me individuata e denominata con l’ipotesi diagnostica di  TdN (Trauma da Narcisismo; o da ‘vampirizzazione amorosa’).

 

Uomo feritoVa poi detto che la persona con ferita narcisistica porge il collo in quanto  le pare che il narcisismo patologico dell’altro possa essere una medicina che le permette di far aumentare il suo proprio narcisismo; invece si tratta di un veleno intossicante ed infettivo. Possiamo immaginare l’intossicazione come quella provocata da una sostanza psicogena, – una droga – che dà dipendenza. Invece l’infezione è data da una sorta di ‘virus psichico’ che indebolisce il sistema immunitario psichico esponendolo ad una serie di sintomatologie e disturbi sempre più invalidanti. E’ nel prendere atto di questa sua condizione psicoenergetica che il ‘vampirizzato’ si sente immerso in una dimensione  traumatica permanente, assai simile a quella del Disturbo Post Traumatico da Stress[2].

Per quanto attiene la differenza tra la vampirizzazione narcisistica e quella borderline, possiamo così sintetizzarla:

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-                 Nella vampirizzazione narcisistica il partner viene vampirizzato inizialmente perché il o la ‘vampiro/a’  inizialmente crede davvero di potersi curare con l’amore dell’altro e quindi di potersi innamorare; poiché non riesce in ciò (occorrerebbe invero una grande terapia)  si accanisce nel punire l’altro per non essere stato capace a guarirlo mettendolo in grado di innamorarsi. Il narcisista patologico odia il partner che lo ama e che non riesce ad amare  – ritiene  che ciò sia dovuto a subdole manovre del partner e alle sue debolezze, considerate come ignobili negatività. Il narcisista patologico disprezza e svaluta il partner considerandolo colpevole della sua patologica impossibilità di amare e in più lo invidia per il fatto che egli o ella può amare. Il vampiro sa chiaramente di essere amato, ma considera ciò come lo sfruttamento della sua immagine,  senza dare alcunché in cambio. Il partner va quindi punito, sfrutatto e svalutato al fine di ottenere non una relazione d’amore, ma di potere, nella quale è tanto più potente colui che quanto più fa soffrire lo’altro tanto più viene amato.  L’ottenimento di questo potere malato, invidioso e sprezzante è l’obiettivo e il senso della vampirizzazione del partner fino all’ultima goccia per trasformarla in nutrimento rinvigorente l’immagine del potere narcisistico. Il sangue dell’anima dell’innamorato nutre e tiene in vita il vampiro, la cui vita però coincide con la sua immagine.  Quando quel sangue finirà e non sarà più buono perché la preda si ammalerà o impazzirà, allora il vampiro la abbandonerà, in modo distruttivo e umiliante, come un vecchio limone spremuto.

Vampirizzazione narcisista e borderline

imagesBLETOP3X-                 Nella vampirizzazione borderline il partner viene vampirizzato con comportamenti diversi nella forma  e per ragioni leggermente diverse da quelle del narcisismo patologico, ma che nella sostanza sono analogamente vampirizzanti.  Nel borderline l’attaccamento funziona  di più rispetto a quello del narcisista patologico dove non funziona per nulla. Si tratta però di forti oscillazioni tra attaccamento e rifiuto, in una imprevedibile e destabilizzante ambivalenza.  Ciò comporta che il/la vampirizzata vengono odiati perché in qualche modo hanno provocato un’attaccamento che il borderline considera però come una trappola dalla quale fuggire, giacché è sempre insoddisfatto e alla ricerca di prede che potrebbero sembrargli migliori. Ciò avviene anche nel

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narcisista, ma mentre questi è più subdolo e prepara occultamente uno ‘tsunami’ che pareva imprevedibile, il borderline è più plateale e quindi la sua contraddittorietà e distruttività ha un andamento più espresso e ad ondate più ravvicinate.  Mentre il narcisista appare più egosintonico, falsamente sicuro di sé e senza problemi ansioso-depressivi evidenti (ma non è vero), nonostante possa diventare lamentoso e ‘inverso’ con il mondo in generale –  il borderline appare più egodistonico, disfunzionale e in preda a stati di rabbia e malumore più espliciti. Perciò a differenza del narcisista che nega con superbia ogni necessità di curarsi, il borderline tende a medicarsi psichicamente, con uso di sostanze e anche con trattamenti psicoterapeutici (che però, in genere lo mantengono in uno stato conservativo: non peggiora, ma non migliora).

imagesCAZ74G69Mentre il narcisista trama in segreto di punire il partner credendo che questi lo abbia sfruttato e illuso – non essendo stato capace di farlo innamorare, e quindi lo abbandona con odio distruttivo – il borderline teme in modo angosciante l’abbandono come umiliante perdita di potere e rischio di dissociazione, al punto  di  tenere il partner sotto continua minaccia abbandonica in modo da mantenere potere di vita o di morte sulla relazione. In tal senso la miglior difesa è l’attacco, giacché la relazione amorosa viene vissuto come un gioco di potere tra amore e odio, tra fiducia e tradimento, attaccamento e abbandono.

La pulsione di morte interiore del narcisista come del borderline viene da essi percepita come una minaccia orribile e suscita la difesa disturbata e ‘psicotica’ di potersi salvare solo succhiando il sangue dal partner e distruggendo la sua capacità psichica di amare. Ma di questo non c’è una vera consapevolezza. Solo a tratti il ‘vampiro se ne rende conto, ma trova subito giusti motivi per perseverare nella sua distruttività dalla quale trarre potere e convenienze, e ciò lo rende in diverse situazioni doloso oltre che colposo.

La preda, con ferita narcisistica, viene dissanguata un po’ alla volta, con periodi di pausa affinché possa riformare il sangue buono da avvelenare e da succhiare nuovamente, ma il ‘risucchio’ narcisista è più continuativo e ha oscillazioni più lunghe, mentre quello borderline può arrivare al parossismo con continui mutamenti e un maggior egocentrismo centrato su un malessere esistenziale che mira ad essere sempre esaltato per fare da protagonista. Quindi se il vampiro amoroso narcisista provoca un pathos crescente ed una fine che lascia in un’angoscia senza fine, il borderline tende a provocare un angoscia senza fine più continuativa, senza mai giungere ad una vera e propria ‘fine’ (se non quando si giunge a limiti e a fatti di notevole gravità). Ma in generale  le dinamiche distruttive sono pressoché le stesse secondo un continuum che riprende tratti dei vari disturbi della relazione dal narcisismo, al borderline e finanche alla psicopatia. In tal senso adopero la metafora della vampirizzazione come dinamica patologica della relazione che sussume varie forme di disturbo della personalità o di alcuni suoi tratti.

Rosa neraIl vampiro, la vampira, di qualsiasi specie vuole avere potere su qualcuno, vuole potersi sfogare su qualcuno ed anche vendicarsi su qualcuno delle sue frustrazioni e dei suoi problemi e conflitti interni, non c’è di meglio che servirsi vigliaccamente delle disponibilità e delle debolezze di un partner innamorato, il quale per di più – ricordiamocelo – ha anche una sua ferita, complesso e disponibilità inconscia a farsi vampirizzare. Ecco allora che il vampiro destabilizza il partner con comportamenti ambigui, ambivalenti, menzogne, esplosioni di rabbia incomprensibili, doppi messaggi, astinenza e condizionamento della sessualità, e continue minacce abbandoniche ed estenuanti tira e molla.  Ma accanto a queste smanie svalutative e distruttive attua anche sistemi di riparazione volti a ricostruire e rivalutare, con condotte seduttive frammiste di capricciosità e cambi di umore… Quando è dolce e amorevole non necessariamente finge, ma si convince di se stesso, del suo personaggio in quel momento, sente di provare qualcosa e può anche accentuarlo… ma poi nuovamente si scatena in esso l’ansia paranoidea e schizoide della relazione e quindi il bisogno di vampirizzare il partner. Sono questi suoi aspetti affettivi  e riparatori che, per quanto siano coartati e ambivalenti, lo rendono subdolamente irriconoscibile e affascinante… fino a cascarci e poi a perseverare in questa ‘caduta’.  Intanto persevera condotte volte al tradimento seriale o a relazioni seduttive e ambigue ovunque, perché ha sempre bisogno di rifornimenti narcisistici e di possibili fonti di altro sangue dell’anima.

In entrambe queste dinamiche, narcisistica o borderline, l’esito nel partner vampirizzato che le subisce è il TdN (Trauma da narcisismo) – cosiddetto non solo perché è stato provocato da una personalità narcisista, borderline o con altri disturbi, ma proprio perché viene traumatizzato il suo narcisismo, quindi la sua ferita narcisistica si squarcia e si infetta procurando emorragie, dolori e intossicazione, che possono essere veramente devastanti, ma che una terapia poetico immaginale può e deve curare (così come ho avuto modo di verificare nella maggior parte dei casi clinici ho potuto trattare).

     Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!  (Cantico dei Cantici, 7,6)

Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!
(Cantico dei Cantici, 7,6)

Manuale cover definitiva

Immagine1     Questi libri sono disponibili con spedizione al proprio domicilio  in circa una settimana (e con varie modalità) . Si può ottenere sconto sulle spese di spedizione, iscrivendosi con una account a www.lulu.com , e richiedendolo con una mail all’ufficio ordini nel sito.



[1] E’ sempre più diffusa in termini divulgativi, un’interpretazione in chiave  psicopatologica e psichiatrica di stati e comportamenti dolorosi e disturbati che sopravvaluta la ‘cornice’ rispetto al ‘dipinto’; perciò  molte persone, avvalendosi in particolare di internet, tentano di ‘farsi una ragione’ attraverso  un’etichetta ‘autodiagnostica’. Spesso questa ‘cornice autodiagnostica’ finisce addirittura con l’impedire una comprensione dell’esperienza vissuta in prima persone.  Invece di chiarirsi ci si confonde e ci si arrovella cercando la classificazione psichiatrica più appropriata che ‘spieghi’ il problema e la sofferenza.  Nei casi peggiori, purtroppo assai frequenti, le etichette che vengono adottate per spiegarsi una sofferenza amorosa possono essere errate, inappropriate, superficiali e finiscono addirittura con l’occultare o distorcere il dipinto: un dipinto di lacrime e sangue dell’anima che non può essere in alcun modo omologato e inscatolato riduttivamente attraverso nozioni e concezioni classificatorie, schematiche, meccanizzate, scientificizzate. In un mondo ove internet esorta spesso al ‘fai da te’ e al download per qualunque cosa,   molte persone che soffrono intensamente per amore tendono ad autodiagnosticarsi  psicopatologie e disturbi attraverso etichette classificatorie ‘para-psichiatriche’. Molto più spesso però si tende ad attribuire tali etichette a partner o a  famigliari problematici  – talvolta con giudicante disprezzo e come arma di vendetta, talvolta con compassione e per il bisogno di ‘farsi una ragione’… che tuttavia non soddisfa mai.

Ormai  certe etichette psichiatriche rientrano nel linguaggio comune, quindi invece di attribuire a qualcuno l’etichetta offensiva di ‘pazzo’, da diverso tempo si preferiscono termini più specialistici, ed in particolare: ‘borderline, psicopatico, narcisista’.  L’etichetta di ‘isterico/a’ è invece un po’ fuori moda, anche perché era erroneamente riservata alle sole donne. Si tratta comunque di etichette  corrispondenti a quel gruppo di disturbi della personalità che, oltre a disturbare chi ne è affetto, si rivelano particolarmente disturbanti per il partner.

[2] Per approfondimenti sull’eziologia e la diagnosi del TdN si veda P.P. Brunelli, Trauma da Narcisismo… op. cit.;  nel capitolo seguente viene invece approfondita la descrizione fenomenologica e psicodinamica della sintomatologia.

77 Comments on “Trauma amoroso e ferita narcisistica

  1. Salve dottore!
    Ho scoperto da poco, insieme alla mia terapeuta, di essere stata “vampirizzata”.questo suo articolo mi ha aiutato molto a capire la mia situazione anche se ancora non sono riuscita ad adattare il tutto alla mia storia! Ho avuto una storia di 6 mesi con un ragazzo che mi ha fatta innamorare mostrando il meglio di sé all’inizio! Ma dopo questi sei mesi “d’amore” ha cominciato ad allontanarmi, a dirmi che non poteva più darmi quello che volevo e aveva ed ha ancora degli atteggiamenti contraddittori… All’inizio mi cercava e mi diceva che voleva comunque sentirmi poi mi ha detto di cercarlo solo per avere dei chiarimento però poi è lui a cercarmi o comunque a farmi capire che mi sta cercando ancora… Io dal canto mio ho cercato di fare di tutto per riprenderlo fino a mettermi l’orgoglio e la dignità sotto i piedi.. era diventato anche un’ossessione per me perché non capivo come potesse cambiare così tanto in così poco tempo! Sinceramente sapevo che lui fosse molto narcisista ma non credevo ci fosse una “patologia” per questo e non credevo neanche di avere una ferita narcisista io! Ora con la mia terapeuta stiamo cercando di affrontare questi due problemi! Ma la cosa che mi fa più rabbia è quella di esser caduta in questa “trappola” e di esser stata, e ci sto tutt’ora, così male per questa persona! Però come le dicevo prima non sono ancora sicura che la mia storia sia di vampiro e vampirizzata, forse perché ancora non voglio accettarlo o perché non abbiamo analizzato tutta la storia con la terapeuta! Però mi sono ritrovata in questo articolo su molti punti e grazie a lei ho capito molto sull’argomento!

  2. Salve dottore,
    anche io sono stato vampirizzato, per 5 mesi … Leggo di gente vampirizzata da anni qualcuno anche per quasi una vita… posso dire che anche in 5 mesi il vampiro fa danni e la ” mina” come la chiama lei esplode in maniera fragorosa e devastante… Ho da subito capito che c’era qualcosa che non andava nel rapporto con la donna che frequentavo ma tendevo ad essere comprensivo ho persino contattato il mio ex terapeuta per aiutarmi a non rovinare questo rapporto idilliaco che stavo rovinando ( a detta della vampira) per eccessivo impeto ed amore… Il mio inconscio però dava calci, segnali, addirittura mi si è svelata la natura del vampiro con un evento “sincronico” del quale sono rimasto stupefatto ma che solo ora riesco a vedere la portata. Le ho parlato di un terapeuta perchè circa 10 anni fa ho iniziato con un gruppo per smettere di fumare ( e non fumo più!) e poi ho continuato un percorso di psicoterapia che sicuramente mi ha consentito di individuare più velocemente certi tipi di dinamiche perverse tossiche ed invalidanti ma che a quanto pare dopo circa 5 anni non ha estirpato le cosiddette “mine” dal sottosuolo… Ora individuato il problema della ferita narcisistica sto lavorando con il mio terapeuta ( lo stesso dei 5 anni interrotti da due di pausa) ma ho dei dubbi… Pur stimando e riconoscendo professionalità al mio terapeuta mi chiedo se sia il caso di proseguire con lui. Mi chiedo perchè essendoci stati altri casi di narcisiste ( non riconosciute da me come tali all’epoca) nella mia vita sentimentale non siamo riusciti ad estirpare queste benedette mine…Le chiedo pertanto un consiglio su come comportarmi , dare fiducia o cambiare approccio e persona?
    Grazie,
    Antonio

    • Ma io direi che senz’altro dovrebbe proseguire, visto che mi dice che già in passato si è trovato bene. Può anche capitare che si senta l ‘esigenza di confrontarsi con un altro terapeuta. Si ha diritto di fare anche delle prove. A quel punto è anche normale provare un po’ di imbarazzo, quasi che si tradisse il proprio terapeuta. In verità non è un tradimento, ma l’esigenza di provare altri percorsi e altri approcci. Perciò si può parlare al proprio terapeuta e far presente che si vuole attuare questa intenzione, mantenendo comunque sempre una buona intesa che permette poi di eventualmente di riprendere il dialogo terapeutico, anche saltuariamente, e comunque di serbare un reciproco rapporto di fiducia e gratitudine. E’ difficile, me ne rendo conto, ma la psicoterapia serve anche per renderci liberi e aperti nel parlare e comunicare noi stessi, le nostre esigenze per quanto siamo complesse, e accogliere allo stesso modo quelle degli altri che ce lo propongono in un modo gentile e sincero.

  3. Ancora a Giuliana tu dici:l’ho conosciuto e ora so che la miA vita non poteva essere migliore accanto a lui io dico che E un modo per non soffrire come io da piccola mi dicevo:che me faccio di uno che non mi vuole e mi sentivo fortissima

  4. Per quanto riguarda l abbandono e una questione culturale tutta la famiglia di mio padre riteneva fosse legittima in quanto non certa poi io sono primogenita non era sposato e in quel momento nemmeno fidanzato colei che lo ha sposato sapendo ha taciuto poi anche ai loro fogli nati inseguito ora il bel castello e crollato

  5. Vorrei aggiungere solo una cosa sicuramente c’è chi ha vissuti piu drammatci come chi nasce e cresce in Africa certo è che con un padre benestante come lui è io tante difficolta picologiche ed economiche non le avrei avute sarei stata meglio avrei fatto scelte sentimentali diverse avrei vissuto di piu la mia gioventu avrei fatto forse tante scemenze forse mi sarei laureata ma soprattutto sono sicura che avrei scelto uomini diversi .Poi c’è un altro evento molto forte che la mia famiglia ha dovuto superare un incidente che ho avuto nell’infanzia per fortuna evolutosi positivamente ma che ha scioccato tutti noi oggi non voglio scaricare tutto su mio padre ma certo è che è stato assente ed essere rifiutati cosi il non prendersi nessuna responsabilità di certo ha il suo peso

    • Come vede vi è un insieme di eventi e poi vi sono anche quelli che ci sfuggono. Se almeno servisse individuare un solo ed unico fattore alla base di tutto, allora sarebbe terapeutico, ma se invece ciò impedisce di fare un’analisi di se stessi più approfondita e che considera tutti i fattori, allora ci si blocca in unico punto di vista. Ciò restringe altre possibili risoluzioni ed altre risposte psicoenergetiche più evolutive. Perciò direi che vale la pena approfondire.

    • Gentilissima Maria,
      l’ esperienza del sentirsi rifiutati, non amati e accolti è una delle ferite più dolorose che un’ anima puo’ conoscere, ma ti voglio dire che la nostra infanzia e le colpe dei nostri genitori non devono rovinarci tutta la vita, che non è fatta solo di infanzia ma di maturità e di adultità che abbiamo il diritto di vivere nella pienezza. Certo quella bambina dentro di noi che si è sentita abbandonata o respinta, continuera’ sempre ad affacciarsi, magari guardando con invidia quelle donne che, figlie di padri presenti, sembrano andarsene in giro per il mondo spavalde e sicure, compiere le scelte giuste, accoppiarsi con uomini “giusti” e dimostrare di essere capaci di tenerseli stretti. Quante volte l’ ho pensato anche io, abbandonata da mio padre insieme alle mie due sorelle, figlie nate da un regolare matrimonio e legalmente riconosciute, eppure il suo disinteresse, la sua anaffettività nei nostri confronti si sono manifestate per quasi tutti gli anni della mia infanzia, per tutta la mia adolescenza, facendomi sentire una povera “orfanella” in tantissime situazioni….Ma sentirsi orfane o non amabili non deve essere l’ immagine che coltivi e di te stessa: devi liberartene ed in fretta. Altrimenti questa immagine continuerà a attrarre a te eventi dolorosi e di rifiuto. Ci sono dei percorsi terapeutici dove l’ abbandono subito viene “depotenziato” della sua carica traumatica e puoi creare una nuova immagine interiore di te e di conseguenza un nuovo progetto di vita. Meriti di liberarti dal dolore del passato, sei una donna sensibile ed empatica anche grazie ahimè a questo dolore e credimi, non tutte le donne lo sono. Questa è già una qualità per attrarre a te uomini sensibili e che non vogliono donne viziate e superficiali (sono più di quello che pensi). Per quanto riguarda mio padre l’ ho risentito e rivisto dopo molti anni perchè lo avevo cercato io. Ho trovato in lui una persona incapace di sentire la colpa ed ammettere di aver sbagliato, adesso che è più vecchio soffre (un po’, non credo molto) perchè non vede e frequenta i suoi “nipoti” ossia i miei figli e quelli delle mie sorelle. Gli anni lo hanno reso un po penoso, come tutti i vecchi vanitosi che hanno pensato tutta la vita solo a loro stessi, con i suoi due altri figli che pure ha cresciuto, ha un rapporto banale, superficiale, ne parla anche male. Questo mi fa pensare che se lo avessi avuto accanto non avrei potuto sviluppare la mia vita come ho fatto, anche se ho dovuto faticare piu di altre mie amiche e compagne che avevano il supporto di un padre, economicamente e moralmente. Non sentirti più un orfana, liberati da questa immagine prima che diventi il tuo destino. Se puo’ un po consolarti ti dico che tuo padre già affronta le conseguenze negative dell’ averti abbandonata: visto che tutti lo sanno che sei sua figlia, cosa credi che pensino i suoi altri figli di lui? come possono percepire positivamente un padre che è stato capace di chiudere il suo cuore in questo modo a te? anche se nessuno verrà a dirtelo stai certa che la percezione che hanno di questo padre è quella di una figura piena di ombre e di inaffidabilità e anche lui, fosse solo a livello inconscio lo sa che è una “merduzza” . Auguri carissima e splendi alla vita!

      • Grazie per le belle parole Giuliana spiego un Po non mi sono sentita tanto orfana ma rifiutata si della paternità sanno solo o famigliari stretti la cosa so diffonderà a breve visto che ho vinto causa e aggiungerò suo cognome e o suoi figli sapranno a breve ..per quanto riguarda gli uomini incontrati beh di sensibile avevano ben poco e solo per le loro cose o giusto il tempo di conwuistarmi poi si sono rivelati pessimi io si empatica forse troppi speriamo nei prossimi grazie ancora

  6. oggi parlerò della mia ferita sono nata da una relazione breve iniziata e finita non appena si è saputo della maternità mio padre si è rifiutato di prendersi le sue responsabilità lasciando mia madre e rinnegando la paternità.Ha fatto sempre finta di nulla si è fidanzato di nuovo con quella che era la sua ex creato una famiglia avuto altri figli(in un altra città) sapendo che a qualche centinaia di km cresceva una figlia a sua immagine e somiglianza.Mia madre lo ha cercato invitato a farsi vivo ma nulla come se niente fosse .Tutta la sua famiglia di origine nonni zii cognati nipoti mi vedevano crescere ma nessuno a mai affrontato il problema come se fossi nata sotto un cavolo .tre anni fa cambiate le leggi in materia l’ho cercato dinuovo ho provato un contatto bonario ma nulla diceva di non sapere poi di non essere certo della paternita siamo andati allora per vie legali il dna non da scampo sono figlia sua .Mi ha vista una sola volta quella dell’ esame non mi ha piu cercata nememno davanti all’evidenza
    ho avuto un nonno presente che ha cercato di sostituire la sua figura ci ho vissuto insieme e lho chiamato papa’ ma la mia vita sentimentale è stata infelice collezionando uomini sbagliati insicuri che poi mi lasciavano ,tradivano ancora oggi continuo a sceglierli cosi

    • Gentile Maria,
      In questi casi un dialogo terapeutico può aiutare moltissimo. Nella sua testimonianza la cosa che si evince è che lei considera questo abbandono e totale assenza del padre come la causa quasi unica e radicale di tutti i suoi problemi affettivi. E se invece fosse stato un padre presente, ma cattivo, oppressivo, presente, ma in realtà assente? Tante persone hanno avuto il padre e la madre presenti e hanno avuto lo stesso notevoli problemi affettivi. Talvolta si trattava anche di genitori non così terribili. Lei ha avuto un bravo nonno, l’ha chiamato papà… vede questa è un’esperienza bellissima, fa capire come l’amore ci viene incontro sempre e questa è la cosa più importante, il dono che lei ha avuto e che può testimoniare… suo nonno non va certo visto come un papà di scorta, ma come un uomo che ha il vero senso della paternità cosa che molti padri biologici, anche presenti non hanno affatto. Diciamo che dal punto di vista psicologico lei ha avuto un ‘vero papà’.
      Purtroppo in Africa, in Sud America, nel mondo, e pure in Italia sono moltissimi i bambini senza padre, ma non è vero che questi hanno maggior probabilità di avere una vita amorosa infelice rispetto a quelli che ce l’hanno. Si consideri poi che sempre più spesso ci sono mamme che scelgono di avere un bambino da sole, attraverso la fecondazione assistita, ecc.
      Dunque quello che davvero ferisce non è il fatto di non avere avuto il padre, ma è di come ciò è stato interpretato e raccontato nel ‘romanzo famigliare’, e quindi anche come lo ha vissuto la madre. Non so se sia riuscita a reagire bene da una prima reazione depressiva… se abbia trovato poi un altro uomo con il quale essere felice, o altre soddisfazioni che valorizzassero la sua autonomia… E’ ovvio che comunque è difficile e si avverte una mancanza originaria, ma quello che conta è come questa mancanza viene interpretata, raccontata, e persino mitizzata. e poi come viene compensata. Se io credo che i miei problemi derivano da quella specifica cosa del passato, poi alla fine è così, ma non perché è così, ma perché lo credo. E poi non posso nemmeno risolverli perché non posso cambiare il passato, ed anche perché non riesco a vedere che invece le questioni determinanti possono essere state altre. Ripeto che comunque un percorso terapeutico aiuta moltissimo pere elaborare un differente punto di vista compensatorio e di diverso valore, altrimenti se restiamo nel punto di vista abbandonico restiamo ovviamente sempre abbandonati.

      Vorrei aggiungere che a volte si riesce a curare le proprie ferite conoscendo e curando quelle degli altri, o vedendo gli altri come se le curano, quindi qui di seguito le trasmetto questo articolo dal quale potrebbe trarre un suggerimento, anche ‘operativo’:

      ROMA – A volte mamme non per propria scelta, perché vittime di violenza. A volte ragazze abbandonate, illuse da uomini che si rifiutano di fare da padri ai figli che hanno concepito. Oppure coppie che, prive di un lavoro o di una casa, faticano a gioire dell’arrivo din un figlio. Perlopiù immigrati, tutti costretti a vivere una quotidianità difficile, ma con il desiderio di garantire ai figli una vita migliore. Sono le persone che si rivolgono all’Associazione I diritti civili nel 2000 ? Salvabebé/Salvamamme, che ieri ha presentato il dossier “Figli di Dee minori?”.

      L’Associazione assiste attualmente circa 1300 donne in gravidanza o neomamme e 1500 bambini. “Quasi il 45% delle donne che seguiamo è stata abbandonata dal partner prima o immediatamente dopo la nascita del bambino, ? racconta Maria Grazia Passeri, presidente di “Salvabebé ? Salvamamme”? ogni giorno siamo testimoni di storie estremamente drammatiche, a volte atroci. C’è sempre un comune denominatore: “lui” se n’è andato, sono rimasta senza casa, senza lavoro, senza risparmi, senza il mio amore, la mia famiglia è lontana e sono incinta”.

      Di fronte a questa realtà Passeri si è chiesta: “Stanno nascendo figli di Dee minori? C’è un sommerso di discriminazione verso la donna immigrata e il figlio che si è avuto da lei?”. Da queste è altre domande è nato il dossier che denuncia i casi di mancato riconoscimento e di abbandono affettivo ed economico del figlio da parte del padre. Le statistiche sono state fatte su un campione di 1107 donne. Il 74% sono straniere. Provengono per lo più dal Sud America (323), dall’Est Europa (255), dall’Africa (169) e dall’Asia (53).

      Il 40% dei neonati sono abbandonati da un padre italiano e di loro il 15% ha la mamma straniera. “Generalmente ? dice Maria Grazia Passeri ? il papà italiano è un uomo benestante, professionalmente affermato. Le donne non vogliono sottoporre l’ex partner all’esame della paternità per paura che il figlio li venga tolto”.

      Alla presentazione del dossier c’erano mamme sole, che si erano trovate costrette a dormire alla stazione centrale con il loro bambino di 10 mesi, neonati che avevano trascorso notti all’aperto, ammalandosi di polmonite.
      Grazie al volontariato, alle offerte e ai fondi della Regione Lazio “Salvabebé-Salvamamme” aiuta le donne in difficoltà e i loro bambini offrendo gratuitamente indumenti e prodotti per l’infanzia di ogni genere, sostegno psicologico, assistenza medica e legale. Attualmente l’associazione ha due sedi, una a Roma e una a Frosinone. Inoltre a sostegno di chi abita in piccoli centri c’è un “Camper Salvamamme” che si sposta per l’intero territorio laziale.

      Alessandra Mandarelli, assessore alle politiche sociali della Regione Lazio, è impegnata personalmente a sostegno del progetto. “Visto che le risorse non sono sufficienti per aiutare tutti – ha detto ? invito le famiglie benestanti ad adottare una mamma e il suo bambino da noi assistiti”.

      SPORTELLO SALVAMAMME
      Roma ? via Attilio Friggeri 57-61; telefono 06.35403823 ? 06.35404351;
      Frosinone ? via Fedele Callosa 1; telefono 348.5534204
      Numero verde: 800.283.110 (24 ore su 24)
      http://www.salvabebe.org

      • no non ho vissuto in passato male questa situazione ne gli ho dat tanto peso lo sto facendo piu ora quando faccio il resoconto della mia vita sentimentale e cerco di darmi una risposta.ho avuto nonni presenti e una madre che con orgoglio e grazie all’Aiuto anche di questi ha portato avanti la gravidanza e il resto non riuscendo mai a trovare un compagno ideale .E stata una evento non cercato da entrambi entrambi non pronti un incidente non c’era un coivolgimento sentimentale forte perche il tutto si è esaurito in pochi mesi ne lei lo ha rinscorso ma sicuramente sperava in un supporto ho seguito video della sua conferenza dove si parla anche di attaccamento ecc…cose che conoscevo e studiato gia di mio e sicuramente ho qualche deficit da questo punto di vista sono stata allevata da mia nonna mia madre ha ripreso a lavorare subito dopo il parto un insieme sicuramente meglio di tante altre situazioni ma non l’ideale….non so se mia madre fosse depressa da bambina la vedevo come una donna forte e risoluta oggi mi appare diversamnete un po narcisa poco attenta ai miei reali bisogni attenta all’esteriorità ma poco empatica con me quando avevo 12 anni si è sposata e io sono rimsta per mia volonta con i nonni il matrimonio è durato circa 6 anni poi è tornata da noi e li le cose si sono peggiorate era depressa senza lavoro un vero disastro

        • Come vede per approfondire ed esprimere le emozioni che liberano da dinamiche inconsce disfunzionali può essere importante un percorso psicoterapeutico o altre forme di conoscenza ed evoluzione di sé. Comunque il suo intervento è stato importante per far riflettere. Questo articolo però è meno seguito di altri su altri aspetti del narcisismo, perciò è meno facile che si sviluppi un dibattito. Invito però altri partecipanti ad esprimersi e a risponderle, è sempre utile, ed aiuta se stessi ed altri. Un caro saluto

  7. Pingback: Narcisismo perverso e “femminicidio”: una connessione da non sottovalutare – L'arte di salvarsi

  8. Gentile professore, ho letto i suoi libri e gli articoli pubblicati e devo dire che sono stati davvero preziosi.
    Ho avuto una vicenda per me complessa e a tratti incomprensibile (ho messo molto tempo per orientarmi e capire che cosa mi era successo e mi stava succedendo) e ora mi trovo in una fase di passaggio avendo chiuso (spero definitivamente) la storia con il mio “vampiro esterno”, quello che ha fatto esplodere la mina in tutta la sua potenza e orrore.
    La mia storia è breve e non so quanto comune. A me è sembrata unica e assurda ma, leggendo, ho visto che si tratta di un cliché che si ripete.
    Figlia di una madre che ho sempre ritenuto anaffettiva (almeno con me) ma che ora posso forse definire egoista e narcisista e di un padre assente e poco incline al senso di protezione familiare, ho cercato di “salvarmi” accettando, non innamorata ma riconoscente, un lungo fidanzamento ed un matrimonio con un ragazzo e poi uomo che ho accolto e aiutato in tutto, sopportando interamente (anche economicamente) le responsabilità familiari conseguenti al matrimonio stesso. Ho sempre difeso e amato la nostra famiglia, impegnandomi a fondo nel mio lavoro (sono un avvocato, diventato dirigente in un Ente pubblico), nella cura dei figli e nella gestione della casa. Non mi sono mai risparmiata. Ho collaborato sempre anche nella riuscita professionale di mio marito, un giovane medico ricercatore universitario che ha fatto una brillante carriera e che ha avuto successo professionale ed economico. Posso dire di aver costruito con lui la sua fortuna.
    Nonostante il fatto non fossi innamorata di lui non ho mai pensato ad altri uomini anche se sono stata molto corteggiata.
    Non posso dire il contrario. Ho sempre saputo di sue “avventure” e di storie complesse alle quali però non ho mai voluto prestare ascolto respingendole in toto. Le ho rimosse e ho cercato sempre di dare una immagine di assoluta integrità e difesa familiare.
    Ora capisco – dopo – che non volevo vedere la disfunzione del nostro rapporto spaventata all’idea di un abbandono che non avrei saputo gestire.
    Ma non sono stati solo i tradimenti. Gli ho permesso in realtà molto di più. Non gli ho mai potuto parlare dei miei successi sul lavoro, dei miei concorsi vinti per merito, dei riconoscimenti ottenuti. Sono stata sempre silenziosa e mai esplicita. Lui non avrebbe gradito e le poche volte che ho tentato sono state ripagata con “l’ascolto avverso” o con commenti sarcastici e svalutanti. Lui “salvava le vite umane” io ero solo un povero travet.
    Ma ancora di più. Gli ho permesso di isolarmi dalle mie amicizie. Il mio mondo era la sua famiglia (organizzata in clan) e i suoi amici, che lui sceglieva in modo tale da primeggiare sempre e comunque. Ma non me ne sono accorta. Assorbita com’ero nei compiti di cura e crescita della mia famiglia ero “serena” non volevo vedere niente. Sono arrivata così ai miei 45 anni. Chiusa in una gabbia d’oro.
    Poi lo scherzo del destino. Cambio Ente (il mio viene soppresso e confluisco in uno molto più grande e importante) e scopro un mondo inimmaginabile. Persone, interessi, stimoli, opportunità che per una donna ancora giovane e brillante, con minore carico familiare, aprono nuove ed insperate possibilità. La situazione diventa magica, vivo un periodo di grande soddisfazione sempre più osteggiata da mio marito che mi mette sempre più spesso alla prova. Sono combattuta tra ciò che sento come un diritto sacrosanto e quello che lui mi chiede e che di fatto mi porterebbe ad una rinuncia totale. Non ci riesco, come le altre volte invece avevo sempre fatto, e questo rende la tensione insostenibile.
    A questo punto si materializza il vampiro. Ma io non lo vedo così, anzi mi sembra l’uomo dei miei sogni, quello che ho sempre aspettato e mi innamoro pazzamente. Ho 50 anni ma me ne sento 15. Sono felice, pazza d’amore. Comincia una storia. Io, mai avuto un amante o un amore, mi lascio travolgere.
    Un giorno che le angherie di mio marito sono insostenibili gli dico che ho una storia con un altro uomo. Mi sono vergognata per anni del senso di soddisfazione che mi ha dato quella dichiarazione che ho poi pagato con lacrime e sangue. Lui mi ha ucciso. Non lo ha fatto concretamente ma ha fatto in modo tale che il risultato fosse lo stesso. Ho creduto di impazzire. Lui che mi aveva sfruttato tutta la vita, che doveva a me il suo successo e che mi aveva tradito sempre mi ha isolato, denigrato offeso ingiuriato e portato via tutto. Ho difeso e tenuto stretto a me solo i miei figli.
    In tutto ciò il vampiro, che mi aveva detto che avrebbe lasciato la moglie e al quale ho ingenuamente creduto perché troppo innamorata e perché sconvolta dalla reazione dell’uomo con il quale ero stata tutta la vita ma che non conoscevo, mi chiede di andare a vivere con lui. Io non ci riesco perché troppo sconvolta dal disastro familiare e perché i figli di 18 e 21 anni non sono in grado di subire un ulteriore trauma. Mio marito di fatto li abbandona e io non riesco a lasciarli per andare con lui. Il vampiro sa che io sono disperata perché combatto anche per difendere il nostro amore e, lo capisco dopo, strumentalizza la mia incapacità e così mi dice che può solo restare con la moglie perché io “non ci sono”.
    Non capisco più nulla e entro in un girone infernale. Accetto di fatto di diventare la sua amante con tutto quello che ne consegue. Il dileggio di mio marito e dei miei ex amici, la vergogna, il tutto nel tentativo di trovare una motivazione a tanto dolore e tanta ingiustizia. Ma sono ancora innamorata e proseguo nel massacro. Ho problemi al lavoro, in casa, ovunque. Accetto una separazione capestro e sono sempre più sola. Guardo la vita felice del vampiro con la sua famigliola dal buco della serratura. Io sola. La mia vita e la mia famiglia distrutta. Sono disperata ma vado avanti, incredula, per tre lunghi anni. Poi comincio a fare richieste, provoco una reazione. Ma comincia un calvario di promesse e smentite, bugie colossali e offese straordinarie. Il tracollo e la crisi finale. Ho attacchi di panico sempre più violenti ed invalidanti. Litigo drammaticamente con mia figlia che non accetta di vedermi così e litigano tra di loro i ragazzi. Un orrore. Non posso più andare avanti. Approfitto di una delle sue fughe per chiudere. Si apre un periodo di vero è proprio stalking dove subisco pressioni di tutti i tipi: fiori, regali lettere promesse e minacce….tutto. Dopo un po’ di tempo mi fa dire che si è separato dalla moglie e che mi vuole sposare. Mi manda una mail sulla posta interna dell’ufficio con la proposta di matrimonio così tutti lo possono sapere. Mi chiede un incontro, una nuova possibilità….accetto. Che errore. Nel giro di un mese (nel corso del quale metto di nuovo in discussione la pace familiare che ero riuscita faticosamente a ricostruire) tornano le sue giravolte, le sue accuse di non essere all’altezza della situazione (nel frattempo non si è affatto separato) e comincia ad accusarmi di avere un amante e di averlo tradito. Mi dice di avere addirittura delle foto, la prova della mia infedeltà. Gli dico che è una follia ma insiste e alla mia presa di posizione mi dice che torna a casa.
    Finito. Ho chiuso davvero anche se ancora non si accontenta e continua, continua, continua… alternando promesse roboanti a minacce, a insulti a offese. Uno scempio.
    Mi sto riprendendo lentamente da tutto questo anche se ho l’impressione che la mia vita sia finita, distrutta sotto i colpi di questi due uomini malvagi. Sinceramente non riesco a perdonare né l’uno né l’altro anche se so che così si guarisce prima.
    So anche di aver colluso con loro, che la mia ferita non curata è stata la ragione di tanto dolore e che forse, se il “bubbone” non fosse esploso così, magari mi sarei ammalata.
    Mi chiedo però perché certi meccanismi di autotutela (se così li possiamo chiamare) non si palesano prima, quando c’è forse ancora il tempo e la forza per guardare al futuro. Sono troppo grande e mi sento sfinita. A tratti non so più neppure dove andare. Sono smarrita.
    Ho però i miei figli che amo molto. Ho anche imparato a riconoscere come deve essere un amore vero. Finalmente. Ringrazio per questo e credo che sia stata comunque una lezione di consapevolezza e autenticità. Però è dura e non riesco ancora a superare la rabbia e trovare pace. Continuerò in ogni caso in quell’azione di riequilibrio di cui lei parla e nella quale ho imparato a credere.
    Tutto questo per ringraziarla ancora dei sui libri e del senso di speranza che traspira dalle sue pagine. Sono certa che esperienze così forti possono uccidere ma che se si resta aggrappati alla realtà, sia pure solo con un filo, ci si può salvare.
    Francesca

    • Chiedo scusa per il ritardo… c’è stao un problema tecnico. la sua testimonianza è molto toccante. Una sola cosa le voglio indicare di errato, quando lei scrive … “quando c’è ‘forse’ ancora il tempo e la forza per guardare al futuro”, è quel ‘forse’ che va eliminato a partire dal presente… e tutte le cose buie del passato devono lascaire il loro posto all’alba… e lei può iniziare tanti nuovi giorni.

  9. Gentile professore,
    non so davvero come ringraziarla. Si, sono un vampirizzato appartenente a quella categoria che cerca le “cornici autodiagnostiche” per lenire la sua sofferenza e farsene una ragione,
    Ma questo bellissimo racconto metaforico mi ha aperto la mente più di ogni altra spiegazione.
    Poetico-immaginale…che terapia interessante.
    Spero di curare la mia ferita narcisistica senza porgere ancora il collo…E ammetto anche la mia responsabilità: gli incisivi del vampiro li avevo intuiti, ma ho voluto testardamente farmi mordere…
    Con riconoscenza

  10. Gentile Proffessore,
    Io devo tornare in Italia per mio lavoro e anche perche mi piace vivere in Italia ( ho vissuto in Italia quasi 22 anni.).
    Io worrei di andare via da casa sua e di avere la mia casa anche se piccola e in affitto.Ma voul dire io devo affrontare con lui dirrettamente. Quando io worrei scappare da lui…lui mi ha chiesto scuusa con suo lacrime di cocodrilo e mi permetto di migliorare e diventato bravo. Poi mi sento cosi cattiva nell suo confronto poi alla fine sono ritornato con lui. Viviamo felice e contenti per 3 o 4 messi…poi lui cambiato ancora una volta, diventatto depresso, arrabiato e di colpare a me tutti le cose che non andavano bene secondo lui.
    Mi ha fatto capire con suo silenzio oppure con sua accussa che non era ragionevuole. Poi cosi cattivo quasi come un mostro che io non riesco conoscerlo. E questo giro tondo gia quasi 8 anni…mi sento triste, sofferto, insonnia, diventata depressa anchio.
    Invece di natura io sono persona allegra, sociovuole, simpatica, aperta e gentile.
    Adesso intanto che scritto mi vienuta lacrime anche io sono qui in Indonesia…e lui in Italia..
    Mi sento che lui mi seguitto….per questo ho bloccatto contatto con lui sia telephone o e mail.
    Che cosa devo fare….sono conffussa.

    • Cara Tatik bisogna che lei ne parli a fondo con qualcuno. I suoi sintomi sono comprensibili e sono di tipo depressivo reattivo… l’importante è contenerli, ma per questo è bene chiedere un consiglio anche dal medico. Poi visto che va avanti da molto bisogna che lei faccia un po’ di psicoterapia… Un caro saluto

  11. Buona sera,
    Worrei racontare la mia esperienza personale. Ho conosiuto mio actualle compagno dopo 1 anno deceduto mio amatissimo marito.
    Lui (N), l’ inizio era persona amabile, dolce nell mio confronto. Ma 6 mese dopo gia avutta flirt con mia amica. Poi ogni giorno ho scoperto che lui ha carratere molto strano. Per esempio si arrabiato per piccole cose, bugiardo, nega di una azione che appiena fatto, depressione, a volte cambia umore da felice e diventa arrabiato.
    Quando parliamo voule che avere sempre ragione, dice sempre che lui e bravo, bello e perfetto continuamente. Lui invidia altri persone sopratutto confronto con nostro amici.Mi permetto di andare vacanza a Parigi…ma ne anche per andare a Via. Venti September lui rimandato sempre. Piace di stare a casa non fare niente…sempre depresso e asociale.
    Durante nostro relazione lui ha fatto flirt con mia amica, con nostro domestica, altra volta con mia amica, con una persona che abbiamo incontrato di una festa, con proprieartario di albergodove siamo andati x vacanza.
    E lui nega sempre …mi ha detto che sono gellossa invece per me e’ per mio principio lui era mancanza di rispetto nell mio confronto.
    Poi quando usciamo per andare vacanza pretende che io pagato per lui ( con scusa non ha soldi), invece lui guadagno 5 volte piu di me.Idem quando noi usciamo con gli amici lui e’ molto antento per spendere soldi fino contare centissimo.
    Ultimamente mi ha chiesto che io diventato sua garante per un prestito di un mutuo nella sua banca con somma totale e €75.000 e giustamente ho rifiutatto. Lui arrabiatissimo con me…mi ha detto tutto parrolace che non riesco
    immaginare.Adesso io sono in Indonesia ( la mia terra di origine) con scusa per trovare la mia famiglia ma in pratica worrei scapare da lui per sempre.Ma a volte mi manchi tanto lui…
    Ritenggo sono una donna indipendente , ho tanti amici sia in Italia e in Indonesia..non mi sento come una donna sotto messa e…altra parte di
    me mi sento questo relazione con lui mi fatto tanto sofrire. Per favore mi dia Sua consiglio..Proffesore. La ringrazzia molto.
    Nb. Adesso io ancora in Indonesia ma ho paura se rientro in Italia devo tornare a casa nostra io non riesco piu uscire da questo situazione.

  12. Salve Dottore,
    sono uscita un anno fa da una relazione di 4 anni con un narcisista patologico: la nostra relazione si è conclusa bruscamente perché lui ha deciso di lasciarmi (che poi in realtà ho dovuto fare tutto io perché non prende mai decisioni, nemmeno quando si tratta di rompere) dicendo che quando facevo qualcosa di bello per lui, lui non si sentiva come avrebbe dovuto e non provava nulla. A sua madre ha detto “Mi affeziono alle persone e dopo un po’ non provo più nulla, non so cosa farci”.
    La madre di questo ragazzo è stata depressa per anni durante la sua prima adolescenza e telefonava di notte all’ex marito minacciando di uccidersi facendo saltare in aria la casa con il figlio dentro e lui si alzava la notte a spegnere il gas. Un giorno è tornato da scuola e ha trovato sua madre in u lago si sangue e ha chiamato appena in tempo i soccorsi, insomma una vera tragedia familiare. Un padre assente e che fuggiva dalle sue responsabilità. Nonostante tutto questo appariva una persona forte e stabile!! Sono stata ingenua e anche un po’ superba nel pensare di aiutarlo: una persona che ha subito questo e che ha sempre rifiutato l’aiuto dei medici non poteva essere normale, non capisco ancora oggi come abbia fatto a non rendermene conto. A distanza di una anno la sua presenza continua a tormentarmi come un’ossessione dunque ho fatto alcune ricerche e (so che lei ha scritto di evitare di analizzare il partner) non c’è uno dei sintomi del narcisismo maligno che lui non presenti!
    Le vorrei fare alcune domande perché ha avuto alcuni comportamenti contraddittori.
    - Mi ha lasciato per un’altra (anche se ovviamente diceva che non c’era nessuna!,) ma ai suoi amici mesi dopo ha detto “Ecco, questo è un portafoglio da Jo” prendendone uno da uno scaffale, lo ha soppesato e rimesso a posto. Ovviamente mi è parso molto strano quando me lo hanno riferito, perché non è da lui.
    - Il giorno che ci siamo lasciati a me ha detto espressamente di non provare nulla quando facevo qualche bel gesto per lui (il tutto accompagnato da scena da Oscar con lacrime di coccodrillo) e poi ha detto non lo so, forse lascio prima di essere lasciato e brucio tutti i ponti per non dover tornare indietro! Poi dopo un mese ha presentato la ragazza a loro nello stesso posto dove aveva presentato me, l’ha portata subito a casa dei genitori, fidanzati in famiglia e quant’altro, come se non fossi contata assolutamente nulla!!! Poi i suoi amici mi hanno riferito alcuni episodi e mi sono resa conto con sommo sconcerto che le stava facendo fare cose che faccio io ma che non sono affatto nel suo carattere (es seguire la diete che seguo io, andare in palestra come facevo io mentre lei non lo fa, ecc)!!
    - Mentre ci stavamo lasciando io ho fatto per andarmene visto che diceva di volermi lasciare e mi ha attaccato al muro dicendo ” Ma io non voglio che vai via!!” e poi “Non sono mica un mostro!”.

    Ora, c’erano momenti in cui vedevo che fingeva di sentirsi in colpa, era palese, però in quei momenti sembrava sincero.
    Quello che mi chiedo, è possibile che provi rimorso in certe occasioni o finge davvero così bene? è possibile che abbia troncato di proposito la relazione per timore di essere abbandonato (negli ultimi tempi scherzando diceva “tu mi hai trasformato in una mammoletta, ora lo so che mi abbandoni”), magari in concomitanza dell’infatuazione per questa ragazza?
    Stando accanto a me le sue relazioni sociali sono migliorate molto, ha fatto carriera, è diventato più dolce, più affabile (per quanto possa essere affabile Terminator), più paziente, si è ripreso fisicamente, ecc.. Insomma è innegabile che sia migliorato molto.
    Non vorrei che fraintendesse tutto questo con una speranza che possa tornare o altro, voglio proprio che stia il più lontano possibile. Mi ha fatto dei danni indicibili e ho compreso duramente e sulla mia pelle che non cambierà mai. Ma sapere che una parte di lui è umana, o comunque riuscire a comprenderlo, mi farebbe accettare meglio la cosa. Davvero mi risulta quasi impossibile comprendere l’esistenza di una persona del genere. è stato assolutamente orribile capire che non mi aveva mai amato davvero e che probabilmente non ne sarebbe mai stato in grado.

    • Gentile Giovanna io non posso dare pareri specialistici senza esaminare un caso attraverso un consulto diretto. Qui svolgo un ruolo di mederatore e metto a disposizione attraverso scritti la mia competenza specialistica. Mi auguro che lei attraverso il dialogo con altri e la lettura dei testi possa trarre il più possibile per comprendere il suo caso specifico. Nello stesso tempo data la complessità della sua relazione auspico che lei possa chiedere un consulto da uno specialista.

    • Giovanna mi hai fatto venire le lacrime agli occhi, il comportamento del tuo np è stato tale e quale al mio, che sembrava davvero il classico bravo ragazzo… anche lui piangeva mentre mi lasciava e intanto non vedeva l’ora di andare dalla sua amichetta, logicamente ha negato avesse l’altra… anche per me è stato un duro colpo capire che non mi ha mai amato…lui ha giocato molto sui miei sensi di colpa da buon np. Ti lascio la mia mail, deddy78@live.it se ti fa piacere contattami. Solo chi ha un trauma da narcisismo può capire… mi sento dire da tutti che devo riprendermi, che non ho perso nulla,non capiscono che il mio cuore sanguina dolore, e ancora oggi dopo tutto quello che mi ha fatto, tradimenti, manipolazioni, aver fatto leva sui miei sensi di colpa, avermi detto che ha smesso di amarmi per colpa mia, silenzi, negazione, denigrazione, critiche varie, be ancora oggi lo vedo il ragazzo buono,disponibile accondiscendente che si mostrava.. a volte credo sia solo un brutto sogno, e quando mi svegliero lui sarà accanto a me e sarà tornato il ragazzo che mi ha fatto innamorare… Deborah

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