Indignazione, indifferenza ed equilibrio interiore

Idee malate nelle persone e nel mondo

ingiustizia_vDunque, se non comprendiamo il mondo esteriore non possiamo neppure renderci conto di come questo venga interiorizzato come oggetto schizofrenico e disturbante nella nostra fantasia, nella nostra immaginazione, nei sentimenti, nella sessualità, con tutto danno della salute mentale e di una vita che potrebbe comunque essere migliore se vissuta con maggior coscienza e maggiore impegno nella cura del mondo e delle idee malate che lo affliggono e ci affliggono. Se non si elaborano e si possiedono nuove idee risanate e prosociali, veniamo posseduti da quelle troppo vecchie e antisociali, che al fine colludono con le idee deella prepotenza. Come si vede la parola pre-potente indica che in realtà vi è un’impotenza che precede la potenza, un essere dominati dal bisogno di dominare, un pre-varicare, perché altrimenti non si riuscirebbe a ‘varcare’. Perciò ciascuno deve fare i conti con i pre-potenti, ma anche con la sua pre-potenza interiore che impedisce di acquisire una vera potenza matura, la quale consiste nell’emanciparsi e nell’acquisire il potere di essere liberi, di non essere condizionati da idee e pregiudizi imposte dalla prepotenza, e di impegnarsi verso una libertà che deve essere tale per tutti, altrimenti ritorna ad essere pre-potenza.

Psicopatologie economico-finanziarie

ricchezza-disuguaglianzaJames Hillman nel suo libro Forme del potere (1995)  facendo  osservare che innanzitutto è importante comprendere le idee pre-potenti dell’economia patologica e patogena che sta continua a massacrare il mondo, a livello individuale e collettivo. Dice Hillman:

L’Economia è differente dagli altri imperi del mondo, dato che non dipende né dalle legioni romane, né dalle navi da guerra inglesi, o dalla polizia segreta, o dalle riserve di armi nucleari. Il suo potere, come quello delle religioni, è stato interiorizzato. Governa con mezzi psicologici. E’ l’Economia a determinare chi è incluso e chi è marginalizzato, distribuendo premi e punizioni quali ricchezza e povertà, vantaggi e svantaggi. Proprio perché questa interiorizzazione delle sue idee è così indiscutibilmente e universalmente accettata, è l’Economia il luogo ove risiede l’inconscio e dove il bisogno di analisi psicologica è maggiore. Non è più la nostra vita personale il luogo dell’inconscio – tutte le sedute terapeutiche, i gruppi di recupero e i consultori familiari, tutti i talk-show pomeridiani e le soap-opera hanno spalancato i ripostigli delle passioni e delle sofferenze private. L’inconscio è esattamente quello che la parola dice: ciò che è meno conscio perché è più usuale, più familiare, più quotidiano. E’ questo il ciclo quotidiano del business.

Proprio perché governano il mondo, le idee di business, specialmente l’idea che sostiene il suo potere – l’idea stessa del potere – deve diventare uno dei punti centrali per ogni psicologia che voglia tentare di capire i membri della società attuale. Il business non è semplicemente un fattore, una componente fra le molte che influiscono sulla nostra vita. Le sue idee costituiscono le trame e l’ordito fondamentali e imprescindibili su cui sono tessuti i modelli dei nostri comportamenti. Non si può sfuggire dall’Economia. Affrontare separatamente il tema del profitto, il desiderio di possesso, gli ideali dell’equa redistribuzione e della giustizia economica, il risentimento nei confronti del fisco, le fantasie di inflazione e di depressione, l’interesse per il risparmio, così come ignorare le psicopatologie del commerciare, del collezionare, del consumare, del vendere e del lavorare, e tuttavia pretendere di comprendere la vita interiore delle persone nella nostra società, sarebbe come analizzare i contadini, gli artigiani, le dame e i nobili della società medievale ignorando la teologia cristiana, come se fosse un fatto irrilevante. Oggi la nostra teologia è l’Economia, indipendentemente da come impieghiamo la domenica. Oggi l’Economia è l’unico effettivo culto sincretistico superstite, la nostra unica fede ecumenica. Fornisce il rituale quotidiano che unisce cristiani, induisti, mormoni, atei, buddhisti, sikh, avventisti, animisti, evangelisti, musulmani, ebrei, fondamentalisti e new ager, in quel tempio comune che accoglie tutti allo stesso modo e dal quale i mercanti non sono stati cacciati: la banca svizzera ( Hillman, Forme del potere, 1995:12).

169506Ed eccoci giunti al punto: le banche, il capitale finanziario, la borsa, le istituzioni monetarie… ed ecco che si scopre che attraverso questi luoghi l’economia diventa assai simile alla magia, al gioco d’azzardo, alla fiducia nella fortuna. La parola Economia è derivato da Oikos, che vuol dire ‘casa  collettiva’’habitat comune’, e Nomos, che vuol dire legge e regole concordate per amministrare, produrre e distribuire ordinatamente a favore del Oikos. Ma quali sarebbero le regole non puramente formali, ma sostanziali, che regolano l’economia dei mercati e della finanza oggi? I mercati, si sa, con il neo-liberismo hanno assunto la regola della deregulation, cioè avrebbero in se stessi un dispositivo virtuoso che si regola da sé. Sebbene ciò con tutta evidenza non sembra sia vero, si insiste in un atteggiamento fideistico, e cioè come in ambito magico-sacrale bisogna avere fede, cioè fiducia nella ‘sorte dei mercati’, nella speranza di nuovi ‘miracoli economici’.

Ma è in banca, cioè nella finanza e nella moneta, che l’economia non può contare propriamente su una fede teologica, su un principio supremo e super partes di autoregolazione da ingraziarsi. Nella finanza le leggi divine del mercato che in qualche modo premierebbero i bravi e punirebbero i cattivi non sussistono.  In campo finanziario la devozione non riguarda tanto un credo religioso, quanto di tipo magico-propiziatorio, esso viene affidato ai ‘maghi e ai guru della finanza’, nonché a sistemi che presuppongono tortuose speculazioni, che vanno a vampirizzare il benessere e gli equilibri della società e dell’individuo.

Il rimosso dei mali nel mondo nei mali personali

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Il mio lavoro nella psicoanalisi mi ha fatto comprendere dal ‘vivo’ come ciò che è rimosso e che si ha resistenze a fare emergere ed elaborare è il contenitore condizionante di molti fattori di malessere e di infelicità. Il rimosso è alla base di un ‘complesso individuale’ condizionante, nevrotizzante o psicotico’ che fa emergere ‘difese negative e distruttive’. Poi, per quanto ciascuno abbia i suoi problemi con il suo rimosso e il suo inconscio, ciascuno è parte della collettività e dell’umanità, ed è anche vittima/artefice/carnefice di tabù, manipolazioni e rimossi inerenti la cultura e lo ‘spirito dei tempi’. Il vivere in un mondo ove tra ricchezza e povertà c’è un divario così grande da comportare la morte per fame per una grande parte dell’umanità, comporta una forte attività di rimozione nell’inconscio individuale e nell’”inconscio collettivo” (nei termini di Jung).

Il rimosso intorno alla fame nel mondo, le guerre, le ingiustizie, i profughi, l’inquinamento determina nuclei negativi occulti nella psiche individuale e nella ‘psiche sociale’ fa rimordere la coscienza, con due differenti risultati l’indignazione solidale, o l’indifferenza narcisistica,  la quale comporta il tirare avanti fregandosene, e sviluppando comportamenti egoistici aggressivi e distruttivi che sono alla base delle logiche di prepotenza.  D’altro canto l’indignazione rischia di tradursi in un vago ‘senso di colpa’ dal quale si vuol rifuggire con atteggiamenti e atti caritatevoli, che non si impegnano a capire, a battersi e  a fare in una direzione che rende davvero possibile eliminare lo spettro della fame nel mondo. E’ quindi necessario impegnarsi a capire, diffondere e sviluppare la comprensione di un problema che ritorniamo a ripetere, non solo è solubile, ma è stato determinato e viene mantenuto apposta per garantire ai prepotenti una loro posizione di ‘dominio maligno e vampirizzante’[1], che si preserva quanto più vengono occultate e rimosse le cause originarie del problema, giacché sono fondamentalmente  le stesse che esacerbano la situazione attuale.

Il rimosso di cui  stiamo parlando  è qualcosa di  molto grosso, che viene occultato da una generale strategia massmediatica che tende a proporre il problema degli orrori del mondo – provocati essenzialmente da logiche economico politiche neobarbariche –  siano solo sfortunate calamità dovute la cattiveria umana, o all’ignoranza in generale. Oppure i padroni del mondo si accusano a vicenda, e anche quando aggrediscono e distruggono affermano di farlo per la democrazia e la pace.  La manipolazione e il depistaggio delle vere ragioni del male e del malessere rende quasi impossibile elaborare elaborare il rimorso/rimosso (per dirla con De Martino).

2016-05-19T12:10:13+00:00

About the Author:

Pier Pietro Brunelli è psicologo-psicoterapeuta, semiologo e specialista della comunicazione (con una prima laurea al DAMS con il Prof. Umberto Eco e una specializzazione in Università Cattolica). Lavora da molti annia come psicoterapeuta di orientamento junghiano a Milano, Genova e Roma. La sua formazione psicologica deriva anche dalle attività che ha svolto come docente/formatore per diverse Università, Centri Studi e Aziende in Italia e all'estero (Psicologia e Semiotica per la Comunicazione, il Marketing, il Design, la Moda, e lo spettacolo). Dirige il Collettivo Culturale Albedo, per il quale coordina il blog www.albedoimagination.com (vedi anche gruppo #Albedoimagination in FB) che offre servizi informativi di psicologia, arte, cultura e ospita forum di auto-aiuto assistito. Conduce incontri e seminari di teatroterapia secondo gli insegnamenti di Rena Mirecka e del Parateatro grotowskiano. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e libri con i seguenti editori: Allemandi, Arcipelago, Bulzoni, Carocci, Edizioni Scientifiche italiane, Lithos, Lulu, Moretti & Vitale, Ikon, Progetto Editrice, Pedagogika, UPSEL.

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