(TdN) Trauma da Narcisismo. Il senso di quella piccola “d”

Marina Abramović




 Pier Pietro Brunelli

(TdN) Trauma da Narcisismo… ma da che dipende? 

Quando nel 2010 ho proposto pSadness-49-450x600er la prima volta  l’ipotesi diagnostica di Trauma da Narcisismo (TdN) nelle relazioni amorose, attraverso la rete si  è aperta spontaneamente una  nuova via di comprensione sulle dinamiche narcisistiche e borderline nelle relazioni di coppia. Ciò mi ha fatto molto piacere, ma sin dall’inizio mi sono preoccupati di quelle che potevano essere interpretazioni ed usi del concetto di TdN in modo fuorviante ed errato.  Inoltre  mi rendevo conto che il concetto di TdN implicava una questione cruciale circa la etiologia della malattia mentale. Cioè da dove vengono? Sono di origine organica o sono psicogene? Derivano dall’ambiente o sono innate? Dipendono da un insieme di cause? In effetti la sigla TdN è importante per quella piccola d, in quanto propone che vi sia un certo stato di condizione traumatica e post-traumatica che deriva dal Narcisismo.

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Moltissime persone hanno interpretato quella N, non come Narcisismo, ma come Narcisista. Cioè hanno inteso che quel Trauma lo subisce una persona a causa di un Narcisista. In effetti io ho molto insistito sull’effetto disturbante e traumatizzante di un partner con uno stile di personalità narcisistica nei confronti dell’altro partner. In termini immaginali e metaforici, secondo l’uso diagnostico-terapeutico della psicologia junghiana, ho impiegato la figura del vampiro per evocare una dinamica amorosa vampirizzante e quindi psicologicamente dissanguante per il partner vampirizzato.

Marina Abramović

Marina Abramović

Tuttavia ho sempre insistito sul fatto che il partner vampirizzato che subisce il TdN,  lo subisce anche perché ha a sua volta un problema di Narcisismo, ed in particolare di ‘ferita narcisistica’. Ciò gli comporta di colludere con il partner disturbante, di ‘offrirgli il collo’, e quindi di essere componente non solo passiva, ma anche attiva di una dinamica narcisistica. Ecco allora che il TdN è appunto un Trauma da Narcisimo e non da narcisista, come invece hanno inteso coloro che non si sono soffermati a fondo sulle mie avvertenze e precisazioni, per cui ho insistito sul fatto che il vero nemico del vampirizzato è il suo ‘vampiro interiore, ovvero un complesso che si colloca nella sua ‘ferita narcisistica’.

Suka.Off.

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A questo punto il TdN deriva da una difficoltà affettiva in entrambi i partner dovuta ad una disfunzione narcisistica che si risolve con modalità negative opposte e compensatorie. In entrambi c’è una ferita narcisistica, ma mentre il ‘narcisista patologico’ cerca di sanare la sua ferita gonfiando la sua immagine, il suo egoismo e il suo potere seduttivo e di dominio del partner, chi subisce ciò nella sua anima è incline a considerare che la sua ‘ferita narcisistica’ può guarire solo a patto di ottenere una relazione amorosa, armoniosa e appagante, con il suddetto narcisista patologico.

Vanessa Beecroft

Vanessa Beecroft

Quindi il TdN indica una condizione traumatica che si instaura in un partner non soltanto a causa del narcisismo dell’altro, ma di un quadro che comprende anche le sue proprie problematiche narcisistiche che lo inducono a lasciarsi vampirizzare. Perciò Trauma da Narcsismo, significa proprio da Narcisismo e non da narcisista. D’altra parte se non si capisce bene il senso di una diagnosi ne deriva che la terapia risulta sbagliata o inefficace. Purtroppo devo avvisare che a causa di una diffusa mentalità vittimistica, talvolta esaltata per accaparrasi la fiducia di persone vampirizzate, le diagnosi e le terapie sbagliate all’insegna del TdN sono state possibili. E’ mio dovere dunque ribadire ai colleghi e a quanti si sono avvalsi del concetto di TdN sulla base di una lettura non ben approfondita dei miei testi che la mia ipotesi, anche dato l’interesse che ha riscosso, andrebbe discussa e corroborata, piuttosto che usata superficialmente, seppure in buona fede e con entusiasmo.

Verena Stenk e Andrea Pagnes

Verena Stenk e Andrea Pagnes

Lo dico ovviamente anche alle persone che trovandosi in una situazione di sofferenza amorosa sono andati a cercare una qualche spiegazione su internet e che si sono convinte che il loro problema dipenderebbe solo dal fatto che hanno avuto una relazione con un partner narcisista. Invece devono considerare che il loro principale problema da terapizzare è quello di avere una predisposizione interna – ovvero un ‘complesso’ che potremmo chiamare ‘vampirico’ che si costella nella loro ferita narcisistica – che li condiziona ad attaccarsi ad un partner narcisista, nonostante riconoscano in esso caratteri e modalità fortemente disturbanti per una relazione amorosa soddisfacente. Ovviamente con ciò non si vuole dire che chi subisce il TdN abbia una problematica psicologica della stessa negatività e gravità di chi lo infligge, ma che per curare il suo trauma deve riconoscere che questo è stato possibile anche a causa dei suoi problemi e complessi affettivi riferibili alla sua ferita narcisistica.

Ewa Rybska & Wladyslaw Kazmierczak

Ewa Rybska & Wladyslaw Kazmierczak

Un altro equivoco nella concezione errata ed essenzialmente vittimistica  che alcuni hanno del TdN è che anche nei casi in cui sussistono problematicità relazionali – non afferenti a modalità disturbanti e vampirizzanti, e comunque dove il narcisismo non è la determinante patologica di tali problematicità – l’altro viene considerato affetto da narcisismo patologico, fino ad essere demonizzato come un vampiro, come il cattivo, unico vero colpevole dei problemi. Addirittura capita che narcisisti patologici metaforicamente considerabili vampiri ben pasciuti, dicano che è il partner da loro vampirizzato il vero vampiro, in quanto narcisista patologico, borderline, nevrotico o quant’altro. Vi sono poi casi di ‘vampirizzazione reciproca’ dove i rispettivi quadri narcisistici lottano l’uno contro l’altro.

Se il concetto di TdN viene considerato solo come trauma  da narcisista, induce ad assumere una posizione vittimistica, per cui si tenderà a considerare di poter essere vittima del ‘potere narcisistico’ degli altri senza alcuna possibilità di cavarsela, perchè la propria sofferenze dipende solo da un altro. Se invece si capisce che dipende anche da una propria problematica, si può provare a risolverla e allora ci si sentirà più capace di fidarsi di se stessi e con ciò si hanno molte più possibilità di riaprirsi alla vita amorosa, altrimenti si resterà in uno stato di impotenza e di diffidenza evitante.

Alastair MacLennan & Sandra Johnston

Alastair MacLennan & Sandra Johnston

Va poi osservato che interpretare il Trauma da Narcisismo soltanto come l’effetto determinato da un altro, comporta che situazioni di crisi, di problematicità, che purtroppo compaiono nella vita di coppia, possano essere pregiudizievolmente interpretate come insanabili in quanto sarebbero dovuto solo al narcisismo dell’altro. Ciò non consente di mettersi in discussione, di vedere l’altro con un’ottica non solo vittimistica e colpevolizzante, e quindi aumentare la distanza ed il conflitto. E’ troppo semplice giudicare che è meglio troncare perché l’altro è cattivo ed è meglio fuggire (anche se poi non ce la si fa), invece potrebbe essere il caso di considerare che il TdN deriva da una problematica narcisistica che con misure e modalità diverse riguarda entrambi. In tal modo, seppure con pazienza e fatica, una relazione che pareva irrecuperabile a causa di un ‘pregiudizio diagnostico’ a senso unico, può essere elaborata e portare ad una riconciliazione o comunque ad una umanizzazione del conflitto che diventa più sopportabile, più volto alla comprensione, e quindi meno traumatico e tormentoso.    

Urs Luthi

Urs Luthi

Un altro problema dell’etichetta di Narcisismo patologico’ o di DNP Disturbo narcisistico di personalità’ è che raramente le persone comprendono come esso consista in un quadro che si interseca con gli aspetti borderline e le cosiddette sindromi marginali. In pratica non c’è un accordo chiaro e scientifico a riguardo delle etichette psichiatriche e dei diversi modi di interpretarle. Si tratta appunto di quadri sintomatici generali e classificatori che vanno interpretati da specialisti, e che a volte possono limitare o confondere gli stessi specialisti. Infatti anche l’ultima edizione del DSM (la V – Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali, 2013) ha fatto parlare di sé anche a livello divulgativo in quanto gli esperti non erano d’accordo se confermare o meno come patologia il DNP e invece di far confluire i sintomi in un più ampio e generico quadro di Personalità Borderline.

Władysław Kaźmierczak i Ewa Rybska

Władysław Kaźmierczak i Ewa Rybska

Ecco allora che essendo chi scrive interessato agli aspetti della psicologia clinica junghiana, e quindi anche all’impiego di immagini archetipiche, mitiche, leggendarie a scopo diagnostico-terapeutico ha privilegiato la figura del vampiro, finalizzandola ad evocare quella collusione narcisistica di entrambi i partner che lega l’uno e l’altro in una dinamica amorosa vampirica. La figura del vampiro evoca il processo di svuotamento energetico che una persona con ferita narcisistica subisce per aver colluso con un partner che ha bisogno di svuotare l’altro per occultare la sua propria ferita narcisistica e renderla una risacca di potere patologico.

Come ho detto io ho cercato di effettuare indagini, teoriche ed anche e soprattutto a livello dell’esperienza clinica per comprendere ed aiutare le persone che a causa di un loro problema narcisistico subiscono la vampirizzazione di partner disturbati e disturbanti nella vita erotico-affettiva, a causa di loro problematiche narcisistiche e borderline (e ho cercato di spiegare come i due aspetti siano paralleli e convergenti).

Francesca Lolli- Action/reaction

Francesca Lolli- Action/reaction

Vi sono poi altri errori dovuti a considerare vittimisticamente che i propri traumi amorosi dipendano solo dal narcisismo del partner. Per affermare questa tesi si è accentuata la negatività del partner, che certamente sussiste, con aggettivi negativi impropri e che non hanno molto senso. Per esempio si parla di ‘narcisista perverso’ , per intendere che è dotato di particolare malvagità. Tuttavia la perversione in senso psicopatologico riguarda le parafilie e quindi le pratiche sessuali non espresse prioritariamente attraverso il coito e la genitalità. Un narcisista patologico è quindi sempre perversamente manipolatorio, ma non è affatto detto che lo sia in senso sessuale. Può invece fare breccia nelle fantasie sessuali eventualmente  perverse trasgressive  del partner da manipolare al fine di sedurlo nella sua intimità più segreta.  Oppure si è parlato di ‘narcisista maligno’ servendosi impropriamente del concetto di ‘malignità nel senso diagnostico. Tutti i narcisisti-borderline sono presi da pensieri distruttivi e mettono in atto strategie psicologiche effettivamente malvagie per ferire il partner. Ma la nozione di ‘maligno’, adoperata in particolare da Kernberg indica l’incurabilità di certe personalità narcisistiche, mentre altre sono considerate ‘benigne’, quindi curabili, seppure con moltissima difficoltà.

Schwarzkogler - Body art

Schwarzkogler – Body art

Insomma si vede come il vittimismo finisca con l’esacerbarsi della convinzione che la causa del proprio male siano la malignità, la perversità, il narcisismo, il vampirismo e tutto ciò ci possa essere negativo del partner di cui, nonostante tutto si è innamorati. Ora seppure ciò è vero, è pur vero che bisogna chiedersi perché si è finiti ad innamorarsi di un partner così disturbato e disturbante e di non riuscire a sottrarsi alla sua seduzione, e di continuare a sentire di non poterne fare a meno… nonostante tutto, e anche in seguito alla rottura della relazione che risulta sempre drammatica e traumatizzante.

Ma andiamo con ordine e ritorniamo sul senso di quella piccola d che unisce la T alla N, TdN, cioè un Trauma amoroso che deriva dal Narcisismo, e quindi non soltanto dal narcisista. Qui il Narcisismo è considerato come una forza che induce all’egoismo, all’avidità, al distacco da una concezione dell’amore e della relazione in modo ‘amorevole e relazionale’. Purtroppo anche chi si innamora di un vampiro, per quanto si senta sinceramente innamorato con tutta l’anima, in verità persiste nel legarsi entro una dinamica distruttiva, lontana dall’amore e da una relazione che in quanto tale si basa su una reciprocità, e non su una sfida a resistere pur di stare con chi ci fa del male.

Quella d dunque indica un Narcisismo in quanto forza sovrapersonale che si oppone alla relazione. Per questo motivo Eros il dio della relazione era sempre in lite con Narciso che è considerabile come un semidio che esalta l’Io e la soggettività. In tal senso Narciso non è affatto negativo, in quanto la propria individualità è il valore essenziale di ogni essere umano, ma ciò diventa un disvalore quando impedisce la relazione, finanche a distruggere l’amore. Narciso diventa particolarmente negativo anche a causa di uno ‘spirito del tempo’ che esalta a livello psicoculturale il narcisismo quale ideologia che implica la supremazia dell’immagine dell’Io, ottenuta attraverso la mercificazione consumistica della persona e della sessualità, il dominio sull’altro, l’esibizione narcisistica sui social, con i selfie, la moda, i miti di successo e di potere che l’attuale società narcisista e antisociale diffonde e sostiene per scopi di controllo e di business.

Dettaglio  scritto AIPSi parla spesso anche di ‘dipendenza affettiva’, quale causa del proprio attaccamento ad una persona sbagliata, ma semmai non è la causa è l’effetto, e comunque è normalissimo che se c’è un affetto c’è anche una dipendenza. Anzi una relazione amorosa è tale perché c’è una dipendenza, tuttavia grazie a Narciso non si finisce nella fusionalità e nella simbiosi, in quanto un equilibrato narcisismo
fa in modo che Eros non prenda tutto il campo e ciascuno possa mantenere la sua propria individualità, e quindi una giusta indipendenza. Evidentemente se il Narcisismo eccede il bisogno di indipendenza si estremizza generando o l’evitamento della relazione, oppure il suo utilizzo opportuinistico, volta a soddisfare il proprio bisogno di potere e di dominio. Ma un certo bisogno di potere e di dominio sta anche nell’ostinazione del partner vampirizzato a voler a tutti costi conquistare l’anima del vampiro. Quindi è superficiale considerare che il Trauma amoroso derivi da ‘dipendenza affettiva’ rispetto ad un partner, oppure che ne sia la causa. In verità la ‘dipendenza affettiva’ è tale rispetto alla propria ferita narcisistica, la quale fa dipendere dal proprio ‘vampiro interiore’ che costringe nevroticamente a mantenere l’attaccamento con un partner negativo.

Kazmierczak-and-Rybska

Kazmierczak-and-Rybska

Non possiamo qui soffermarci più di tanto sulle varie questioni perché come promesso nel titolo dell’articolo ci stiamo concentrando a comprendere il senso di quella piccola, ma importante d la quale altrimenti può generare diversi equivoci e pregiudizi. Stiamo quindi parlando della eziologia, nella fattispecie dell’agente o delle condizioni che provocano un certo stato morboso nelle dinamiche amorose caratterizzate da problematiche narcisistiche. La questione dellò’eziologia e quindi del processo o dell’agente che reca certe malattie e disfunzioni mentali è di enorme portata, forse una delle più importanti di tutta la storia della psichiatria e della psicopatologia. Qui noi consideriamo che tale stato morboso, inquadrabile come uno stato di traumaticità psichica della sfera erotico-affettiva sia dovuto da un’interazione tra due partner aventi modalità opposte e patologicamente compensatorie nei loro rispettivi modi di reagire e di difendersi da problematiche narcisistiche e borderline. Detto questo, non abbiamo detto gran ché, se non come apripista per effettuare i dovuti approfondimenti.

Marina Abramović

Marina Abramović

La storia della diagnosi e della terapia della malattia mentale e quindi dello studio delle cause che la provocano risale a concezioni di natura morale e demonologica, trasformatesi poi in diversi punti di vista in termini psichiatrici e psicopatologici. Fino agli inizi dell’800 le problematiche mentali erano riferite a forze maligne che si impossessavano di una persona, la quale spesso era considerata a sua volta portatrice di una natura malvagia, immorale, indecente, cattiva.
La strega, l’orco, l’indemoniato, e per l’appunto anche il vampiro andavano a rappresentare attraverso mille narrazioni e leggende come il diabolico si personificasse e inducesse a comportamenti aberranti e a stati d’animo penosi e disturbanti. Il depresso ad esempio, poteva essere considerato un vampirizzato, il quale però doveva avere anche le sue colpe; altrimenti perché il vampiro avrebbe scelto proprio lui o lei? E quindi doveva espiare. In particolare il mito del vampiro indica la sua capacità di dissanguare l’anima dell’altro attraverso la seduzione erotica. I vampiri dell’anitiche cultura mesopotamica, le Lamie e le Empuse erano energie femminili seduttive che rapivano l’anima per via seduttiva ‘sirenide’. Non si tratta di un femminile come genere, ma di un genere di energia che ha potere vampirizzante attraverso la seduzione. Al maschile troviamo del resto il dongiovannesco Dracula.  Così a causa dell’invasamento di foerse demoniache (i vampiri secondo la leggenda sono creature semiumane al servizio del diavolo) occorreva un esorcismo, un rito magico o religioso per salvarsi dal demonio, cioè dalla moderna malattia mentale. Ovviamente si tratta di superstizioni e storie da medioevo, ma sono pur sempre figure che evocano fenomeni incosnci e relazionali di carattere orale, fagocitatnte e distruttivo. D’altra parte anche la moderna psichiatria si è evoluta ammettendo le sue superstizione ammantate di logicità e scientificità.  Molti studiosi critici della psichiatria e della visione scientificamente riduttiva della malattia mentale hanno contribuito a far evolvere le concezioni psichiatriche, e così anche il rispetto della malattia mentale come qualcosa che non può essere stigmatizzato solo come malattia e anormalità.

Jeff Koons

Jeff Koons

In tal senso la Psicologia analitica di Jung, e poi la Psicologia archetipica di Hillman hanno proposto un punto di vista capace di recuperare il senso dei miti e delle leggende, senza farli ricadere nella superstizione, e di uscire da una visione positivista e riduttiva della malattia mentale, posta sotto lo sguardo logico delle scienze esatte, dimostrabili in laboratorio. Simboli, miti, figure leggendarie non sono solo fantasie popolari o credenze, ma anche prodotti dell’inconscio collettivo, e come tali vanno considerati per comprendere e per curare i ‘problemi aventi una loro oscura radice nell’inconscio’ quindi anche i problemi e le sofferenze della vita amorosa. Stiamo quindi parlando di questioni che non riguardano solo la struttura del sistema nervoso o di relazione meccaniche di causa-effetto attraverso le relazioni interpersonali, i vissuti famigliari, l’ambiente, ma anche dell’intima soggettività dell’anima umana che non è leggibile come una cosa da mettersi sotto un microscopio o un fenomeno da indagarsi attraverso ripetuti esperimenti in laboratorio.

Bacon

Bacon

Comunque sia, agli esordi, e cioè con Kraepelin (1856-1926) la malattia mentale, che nelle sue forme più gravi si declinava in Demenza precox, Catatonia, Ebefrenia, ecc. sarebbe derivata non più da forze demoniache, ma da cause organiche, e quindi da disfunzioni fisiologiche del sistema nervoso. Per quanto questa idea, sin dalle origini sia stata messa in discussione, ancora oggi la moderna neuropsicologia tende a spiegare ogni disturbo dell’anima come derivato da un qualche neurotrasmettitore, ormone, disfunzione sinaptica, ecc. Ma già ai tempi di Kraepelin di Bleuer, Janet, Charcot, e quindi fino a Freud, si considerava che le malattie mentali, quindi le psicosi e le nevrosi potessero avere cause psicogene e relazionali. Il primo a considerare che, escluse le cause organiche, la eziologia doveva riguardare complessi e dinamiche famigliari risalenti alla primissima infanzia fu Freud. Inizialmente Freud coniò la teoria del ‘trauma infantile’ considerando che le nevrosi e le psicosi potessero derivare da un abuso sessuale che il bambino avrebbe subito nell’infanzia, e che però avrebbe rimosso nell’inconscio. Una volta adulto non avrebbe più una memoria conscia di quel trauma, ma si sarebbe generato un nucleo inconscio dal quale si sviluppano sintomi e stati nevrotici psicotici. Successivamente Freud modificò questa teoria dal momento che si rese conto che quegli abusi potevano anche non essersi verificati, e che il bambino li aveva vissuti solo ad un livello fantasmatico, nei sogni e nelle sue immaginazioni e paure edipiche poi rimosse. Jung poi considerò che nell’inconscio individuale esistono anche componenti archetipiche innate e che quindi fosse riduttivo considerare che i problemi psicologi derivassero solo dall’infanzia dell’individuo, e che invece bisognava considerare anche come l’inconscio reagisce sviluppando fantasie che hanno valenze archetipiche (non solo quindi rigurdanti il vissuto famigliare) quindi rispetto a fattori innati appartenenti all’inconscio collettivo.

Egon Schiele

Egon Schiele

In tal senso il TdN non intende il Narcisismo solo come una questione relativa alla vita individuale, ma come una componente della natura umana con la quale la vita chiama a fare i conti in un modo in un altro. In modo assai drammatico laddove Narciso confligge con Eros e la vita amorosa diventa un inferno. Se dunque la causa è
anche di natura sovrapersonale, la terapia deve tenere conto di rendere conscio il paziente di come il suo ‘nemico’ non sia soltanto il partner ‘vampiro’, ma un aspetto d’Ombra che unisce in un abbraccio traumatico il suo proprio vampiro interiore e quello del partner vampiro.

Marya Kazoun

Marya Kazoun

Tale aspetto d’Ombra è appunto una componente archetipica presente originariamente nella psiche di tutti gli esseri umani e quindi non è soltanto il derivato di un’esperienza individuale relativa al proprio vissuto famigliare o all’ambiente circostante. Si tratta di una forza costituzionale dentro di noi, tutti noi, sia che siamo vampiri o che siamo vampirizzati, ed indipendentemente da come sono state le relazioni con i nostri genitori. Con questo non si vuol dire che non vi siano stati condizionamenti dalla vita famigliare, da ambienti e genitori disturbanti, ma si tratta appunto di condizionamenti, non di cause esclusive e radicali. Il modo di reagire ai condizionamenti negativi e soggettivo e dipende dalla possibilità di ciascuno di rendersi conto dell’inconscio che lo abita, un inconscio che non è solo il suo personale inconscio, ma che è anche collettivo e sovrapersonale.

Orlan

Orlan

Il TdN come diagnosi e come conseguente cura che ne deriva presuppone una concezione del Narcisismo in senso sovrapersonale, ovvero come quell’egoismo radicale e quell’istintualità predatoria con la quale l’umanità deve fare i conti, ed intal senso anche ogni individuo nella misura in cui lo agisce o lo subisce. Ma in ogni caso deve capire che il nemico che lo possiede e lo condiziona ad infliggere una relazione amorosa negativa o a subirla è una forza psichica negativa, ma ‘naturale’, cioè archetipicamente insita nella natura umana (in tal senso potrebbe avere anche la funzione di una sfida evolutiva, volta a far  scegliere l’amore contro il male, piuttosto che l’odio, la distruttività, l’attaccamento disturbato). In tal senso la natura genera problemi, sfide ed anche malattie, affinché la specie umana sia costretta ad evolvere. In un mondo fortemente affetto dal narcisismo, il TdN potrebbe essere considerato come una risposta reattiva di grande tormento, e perfino a rischio di degenerare in esiti fatali, tuttavia costringe ad elaborare un mondo migliore dentro ed intorno a sé, perché guarire vuol dire rielaborare un nuovo e più autentico senso dell’amore, che non può essere quello degli attaccamenti disturbati, patologici e manipolatori.

D’altra parte anche Freud in Introduzione al Narcisismo e in Al di là del principio del piacere propone il concetto di ‘pulsione di morte’ come una forza distruttiva intrinseca in ogni essere umano, e che quindi non viene generata solo dall’ambiente e da relazioni disfunzionali nell’infanzia o con un partner. C’è dunque qualcosa di originario da cui dipende il malessere psicologico, una sorta di ‘peccato psicologico originale’ con il quale in quanto essere umani dobbiamo fare i conti. Spesso le pene della vita amorosa, come narra il mito di Amore e psiche ci costringono a fare i conti con questa ‘morte innata, la quale traumattiza e mortifica l’immortalità dell’amore, rendendoci quindi come vampirizzati, ovvero ‘morti viventi’.

Georg Baselitz

Georg Baselitz

Ma allora il TdN è uno stato di sofferenza che costringe a trovare risposte più profonde e più elevate rispetto a quelle che si limitano a fare psicoradiografia della malignità o della perversità del partner vampiro. Si tratta di risposte terapeutiche che contemplano aspetti filosofici e spirituali sulla natura umana e il senso ultimo della vita e dell’amore. La psiche per guarire deve evolvere in una condizione esistenziale per la quale la vita non è più solo preda attiva o passiva del Narcisismo, ovvero di un Io che pensa solo al proprio piacere, potere, sicurezza, successo, ma che invece  si sente vivo e armonioso nella misura in cui è parte dell’universo e si relaziona con tale spirito alla comunità, all’umanità, ed anche al partner.

La Pocha Nostra

La Pocha Nostra

L’altro non è un oggetto da possedere, o al quale cedere fino alla morte, l’altro è un essere umano con un’anima, e che nei sensi e nell’anima, con le difficoltà e i limiti, con le gioie e i dolori ci consente di vivere ciò che percepiamo come immortale: cioè l’amore. Invece nelle dinamiche vampirizzanti l’amore è mortifero. Per curarlo bisogna recuperarlo all’immortalità, al suo naturale senso psichico e carnale, che reca pulsione di vita e che crea la vita.

Marina Abramović

Marina Abramović

Come si vede sono questioni assai delicate, complesse, persino romanticamente metafisiche, suscettibili di molteplici interpretazioni, tuttavia sono indispensabili affinché il concetto di TdN venga discusso ed impiegato correttamente in senso diagnostico e terapeutico. Non basta, ed è alquanto dannoso, semplificarlo come un’equazione vittimistica che personalizza e superficializza tutto in funzione di una relazione con un ‘cattivo’, seppure tentando di dare a ciò un alone di scientificità. E purtroppo questo è avvenuto e avviene a causa di una diffusione errata del concetto di TdN, e che a causa delle facili modalità di plagio e di vampirizzazione di internet, e di una modalità competitiva dannosa nel campo della ricerca clinica, non ho certamente potuto evitare.

Bergman - Gaslighting

Bergman – Gaslighting

Il TdN genera una condizione di traumaticità persistente, che esaspera tutti i sintomi di una classica sindrome ansioso-depressiva fino a generare una condizione di ‘quasi psicosi’, la quale raggiunge picchi di vara e propria psicosi, con quadri maniacali e deliranti. Tuttavia il soggetto che ne è colpito preserva una sua base nevrotica che lo ancora al principio di realtà e quindi resiste a minacce interne di vera e propria scissione e  dissociazione. Cioè al rischio di una regressione psichica ad un livello schizoide, o di totale ritiro autistico, quindi di perdita di se stesso, di pazzia come destrutturazione della propria soggettività psichica. La persona affetta da TdN non impazzisce definitivamente perché vuole ad ogni costo preservare una sua integrità quale condizione irrinunciabile ai fini di un mantenimento della relazione con il ‘vampiro amoroso’. In pratica dall’inconscio si sviluppa una difesa che preferisce di attestarsi su uno stato di traumaticità (TdN)  che pure preserva la coscienza dell’Io piuttosto che abbandonarsi al delirio conclamato, e quindi a stati schizoidi e allucinatori, che vengono esaminati nelle forme più gravi di delirio e delusione amorosa, come nel caso crepuscolare e schizofrenico seguente descritto da Bleuer (1911, p.216):

[…] quello di una signorina delusa in amore che vede realizzati nel suo stato patologico i suoi desideri e le sue speranze. Ella è in comunicazione allucinatoria col suo innamorato, si fidanza, si sposa, resta incinta e partorisce, infine, il bimbo. Tutto ciò che la circonda viene a far parte del suo delirio. I ricoverati dell’ospedale divengono membri della famiglia o ospiti in visita; altra volte vengono considerati come ostacoli o come nemici…

Marilin Manson

Marilin Manson

Ecco allora che a differenza del caso schizoide precedente  il TdN determina uno stato di sofferenza psichica assai penoso, invalidante e anche pericoloso per tutta una serie di eventi negativi a catena che può provocare, incluse le fantasie suicidarie ed il passaggio all’atto, ma resta pur sempre una difesa estrema dal cadere in uno stato di psicosi grave, dove si perde il principio di realtà e subentra un mondo allucinatorio, nel quale il soggetto si dissocia da se stesso e dagli altri, o scinde la sua personalità come posseduto da un oggetto interno persecutorio col quale si identifica , e dal quale fugge.

Jon Konkol

Jon Konkol

Ecco dunque che poiché il Trauma da Narcisismo, deriva dal concetto di Narcisismo di cui abbiamo parlato esso è anche una difesa estrema che si ancora a preservare il Narcisismo dissanguato, e questo vuol dire che tende a resistere al rischio di una morte dell’Io , e quindi di un cedimento più profondo a forze inconsce che portano ad una follia psicotica conclamata. Quindi oltre ad essere una difesa estrema, il TdN  è anche una sfida che l’inconscio impone attraverso una relazione amorosa disturbata, affinché la psiche possa evolvere in una dimensione di riequilibrio narcisistico, che vuol dire una buona armonia tra amore di sé e amore per l’altro.

Antoni Karwowski

Antoni Karwowski

Si vede allora come andando ad esplorare il senso ed il fine della preposizione da che stiamo esaminando, ovvero quella piccola d del TdN, si possono comprendere questioni importanti a livello diagnostico e terapeutico. D’altra parte si tratta di un’ipotesi diagnostico-terapeutica complessa perché è complessa ed indeterminabile la patologia nelle sue infinite anamnesi, che la rendono sostanzialmente ‘idiopatica’ cioè non classificabile in una noseografia generale, ciascuno ha quindi una sua propria modalità di contrarla, esprimerla, peggiorarla o guarirla. Usare superficialmente il concetto di TdN è come pensare di diagnosticare la patologia di un paziente senza
leggere le analisi, ma solo dal colorito e poi di dargli un po’ di aspirine, o di tagliargli un braccio perché gli fa male, o altre cose del genere… tuttavia mostrando di avere una diagnosi di successo in tasca.

Immagine1Ora diciamo che la principale teoria che può corroborare l’ipotesi del TdN da un punto di vista eziologico, in quanto Trauma che deriva da una relazione disturbante, è quella esaminata da Bateson e dalla Scuola di Paolo alto sulle cause della schizofrenia. Questi studiosi hanno considerato come la madre e i genitori possano essere schizofrenogenici, ossia determinare una comunicazione ambigua che porta il bambino a sviluppare reazioni difensive psicotiche. Nel clima affettivo disturbato della vita famigliare, si sviluppano dinamiche comunicative a “doppio legame”, per le quali si afferma una cosa e il suo contrario, oppure si instillano dubbi sull’affettività, le regole, le reciprocità della vita famigliare: il bambino non si sente mai sicuro di essere amato, per quanto comprenda che è anche amato. Allora crede che sia lui ad essere incapace di amare o a farsi amare. Questo continuo clima di messaggi ambigui, induce un cronicizzarsi dell’insicurezza e dell’instabilità affettiva, alla quale possono manifestarsi reazioni acute o cronica di tipo schizoide, con scissione e dissociazione della personalità Ad esempio la madre abbraccia, ma con estrema freddezza o con teatralità. Oppure minaccia di non amare più il bambino se piange, o se fa o non fa questo o quello. Per cui si crea una dissonanza sulla possibilità di essere amato per quello che si è e si incomincia ad elaborare allucinatoriamente la possibilità di essere un altro o di non essere, cioè di annullarsi psichicamente. Sono molteplici e variegate le forme di ‘doppio messaggio’, e nella misura in cui si acuiscono e si cronicizzano possono diventare la causa basilare di molte forme di schizofrenia e di psicosi acuta.

cover ebookQuindi la preposizione da di Trauma da Narcisismo può leggersi anche nel senso di essere stati ‘infettati’ da una relazione amorosa infestata da messaggi ambigui e a doppio legame trasmessi dal partner narcisista-borderline. Ciò certamente è una parte importante del processo che conduce al Trauma da Narcisismo conclamato, tuttavia non spiega perché un adulto non riesca a sottrarsi seppure con dispiacere da una condizione che pure riconosce disturbata e vampirizzante. Un bambino non può fuggire dalla famiglia disturbante, ed ecco che può sviluppare rimozioni e difese nevrotiche, fino a difese più primarie e quindi psicotiche e schizoidi come quelle di cui abbiamo fatto cenno. La teoria del ‘doppio legame’ dunque ci aiuta a dare un senso più preciso alla d del TdN tuttavia si limita ancora una volta a spostare la causa sul narcisista più che sul narcisismo, cioè non individua quell’aspetto di collusione che dipende anche dai problemi narcisistici del ‘vampirizzato’. In genere si può osservare durante la terapia che la persona vampirizzata è stata sottoposta nell’infanzia ad  un’atmosfera famigliare basata sul ‘doppio legame’, e comunque caratterizzata da un’ambiguità affettiva (della quale si può essere coscienti, mantenendone il ricordo doloroso, oppure si può anche aver dimenticato, ma si tratta di una rimozione che resta nell’inconscio e genera condizionamenti e sintomi). Ecco allora che la persona vampirizzata è già predisposta a relazioni basate su un ‘doppio legame’ di accettazione-rifiuto, amore-odio, esaltazione-svalorizzazione, e cioè a quello stressante ‘bello e cattivo tempo’ che i narcisisti patologici impongono attraverso i loro sbalzi di umore, le loro minacce abbandoniche, i ricatti erotico-affettivie ecc. Quindi il Trauma da Narcisismo, deriva da un partner problematico e disturbante sul piano affettivo, ma anche da una problematica affettiva pregressa, non elaborata che siu ha in se stessi.

Manuale cover definitivaComunue, in senso archetipico e sovrapersonale dobbiamo considerare che questa piccola fantomatica d  del TdN va riferita al Narcisismo inteso come una causa originaria di tutti i mali della relazione tra gli esseri umani, cioè l’istinto egoistico e predatorio che degenera in involuzione e pulsione di morte, e che può avere il sopravvento  quando il senso spirituale dell’Amore perde la sua natura propria di gratuità e di reciprocità, per trasmutarsi in manipolazione seduttiva, inganno, sopraffazione, dominio dell’anima dell’altro. Il TdN dunque è una diagnosi che per essere compresa nella sua profondità e quindi per consentire una terapia efficace, deve tenere conto della dimensione psicospirituale dell’essere umano che si incarna nelle passioni dell’anima e nel suo viaggio verso l’infinito, il numinoso ed il non conoscibile. 

P.S. Spero che questo articolo aiuti ulteriormente chi soffre per un trauma amoroso. Ma CHIEDO PER FAVORE ANCHE DI AIUTARMI A DIFFONDERE QUESTO CHIARIMENTO. In particolare postandolo nelle pagine e nei forum relativi a questa problematica, su FB e su Internet e laddove c’è anche possibilità di dibattito dal vivo. E’ importante che questo articolo di chiarimento arrivi il più possibile a tutte le persone interessate per portare con umiltà, ma con convinzione ed esperienza,  un contributo che può essere davvero determinante per chiarire aspetti essenziali per elaborare e guarire dai Traumi amorosi e per  approfondire il dibattito e le ricerche in questo campo. GRAZIE.

Pier Pietro Brunelli Psicologo-Psicoterapeuta.

23 Comments on “(TdN) Trauma da Narcisismo. Il senso di quella piccola “d”

  1. Pingback: tre articoli – consapevolmente67

  2. grazie per i suoi sforzi e per la chiarezza e il modo organico con il quale ha rappresentato quella piccola d

  3. Molto bene.
    Conclusioni, profonde.
    Richiesta di diffusione, encomiabile.
    Complimenti, dott. Gabrielli.

  4. Mi scuso se mi impossesso in qualche modo ancora una volta di questo spazio, ma a volte i pensieri fluiscono da soli ed è bello condividerli con chi avrà voglia di farlo. Sicuramente il rapporto con la mia “madre nera” (definizione non mia), evitante e anaffettiva, ha avuto un ruolo decisivo nella mia storia. Preponderante, insieme ad altri fattori individuali e collettivi, come ha ben espresso il dott.Brunelli nelle sue analisi.
    Il punto è cosa succede quando si prende coscienza, almeno in parte, dei meccanismi celati dalla nostra Ombra. E’ allora che il viaggio inizia davvero. Per me ha significato e sta significando – sono forse appena all’inizio del mio percorso – accettare che certe cose sono così e basta e non c’è niente da fare. Che quel ghiaccio che lei ha dentro non si scioglierà mai e che quel muro di gomma continuerà a rimbalzare indietro slanci e sentimenti. Ma soprattutto guardare con compassione quella bambina e dirle che può vivere nonostante e oltre quel rapporto che nessuno può aggiustare. Nessun uomo, nessuna relazione. Nessun altro amore. Ma che allo stesso tempo si può ancora amati ed essere amati. Si inizia cosi’ a sprofondare in se stessi, ad essere invasi da un dolore “sano” questa volta, in cui possiamo immergerci e scoprirci in esso piu’ autentici e luminosi. Mentre gli alibi dietro cui ci celiamo iniziano a vacillare sotto la spinta del coraggio. Coraggio che spesso è il nostro unico compagno di viaggio, un viaggio fisicamente o simbolicamente solitario, perchè ci sono frammenti di anima difficilmente accessibili a noi stessi, figuriamoci agli altri. Nessun amico, compagno o familiare può arrivare dove solo noi possiamo arrivare. Poi mi piace pensare che un giorno ci si svegli accorgendosi che la musica interiore è cambiata – parafrasando un passaggio di un certo manuale del guerriero – e che finalmente si SENTA di essere sopravvissuti davvero. E che il Paradiso è ad un passo.
    Spesso la vita ci pone davanti avvenimenti che ci stravolgono, non voluti e non cercati. Ma anche noi siamo vita e la vita possiamo prenderla e stravolgerla anche noi, in ogni istante. Possiamo agirla e non esserne agiti, e nostra responsabilità è non delegare a nessuno questo potere.
    Mi chiedo se le montagne russe emotive continueranno ad esercitare su me il loro fascino diabolico, e se sarò mai in grado di assumermi la responsabilità di un rapporto sano, in cui mettermi in gioco davvero. Questo non lo so. Quello che so è che non voglio perdere questa chance di svoltare, se così si puo’ dire. Che significa indubbiamente fare i conti con la madre nera che sento anche dentro di me reclamare il suo spazio nel rapporto con i miei figli, in una catena generazionale che deve trovare una fine, prima o poi.
    Dedico questi pensieri a chi sta affrontando il proprio viaggio in questo stesso istante, e a chi si sta preparando ad esso ma ancora non lo sa.
    Grazie anche al mio vampiro, che invece il coraggio di affrontarlo non lo troverà mai.

    • Per le amiche e gli amici – come lei – di Albedoimagination le consiglio un ‘dono immaginale’ per un viaggio di trasformazione interiore: tre audiovisivi + sessione di ‘autoartherapy’ ispirati al libro di Pier Pietro Brunelli (Psicoterapeuta), Se l’amore diventa un inferno (Rizzoli, 2016) e con le musiche originali di Enten Hitti (Pierangelo Pandiscia, musicoterapeuta)

      http://www.albedoimagination.com/2016/12/viaggio-immaginale-tra-inferno-e-paradiso/

      • Buongiorno,
        mi riconosco nel suo articolo e nei commenti lasciati da Lucy soprattutto. ho 46 anni e da dieci in analisi, mi sono ritrovata in una relazione perversa e certamente riconosco la mia parte ma ho trovato sempre più impossibile affrontarmi. vorrei poter parlare con lei o con qualcuno a roma io ne ho veramente bisogno, in dieci anni mi sono consumata e ho sempre avuto grandi capacità di ripresa ed entusiasmo ma ora sono di nuovo spezzata dentro. peso 46 chili e ho passato gli ultimi dieci anni a difendere una relazione che mi stava uccidendo e avevo pure la presunzione di dirglielo….una parte di me sabene che non volevo guarire che magari ero contenta di avere incontrato un sadico narcisista ma non credevo che un dottore si mettesse a lottare con me. sicuramente è ciò che ho incontrato di me stessa ma credevo mi aiutasse ad entrare in contatto con me stessa invece di trovarmi di fronte un vampiro.
        ero entrata in analisi perchè ho un passato di relazioni perverse e speravo di incontrare qualcuno che potesse credermi perchè io l’ho sempre sentita questa ambiguità dentro di me ero disposta a guardarla e invece ecco che trovo il carnefice perfetto. e chi può credermi? e devo solo, come ho letto nel post di lucy o nella sua risposta, accettare che questa ferita non possa guarirla nessun amore o relazione e avere il coraggio di sentire questo dolore…..ora devo anche piangere la mia morte interiore. e io non ho più le energie per farlo da sola, le ho sprecate tutte nel tentativo sbagliato. e ho investito tanto perchè credevo di essere nel posto giusto.
        scusatemi io non ne posso piu vorrei solo parlare con qualcuno e liberarmi di questa ossessione.
        m.

        • Questi tipi di malessere si possono superare. Bisogna capire che si tratta di una specie di ‘allucinazione emotiva’ che ingigantisce il dolore in modo enorme, ma la realtà ha moltissime possibilità di diventare tutta altra cosa. Questo sia per le risorse interiore che si ha, ma non si sa di avere e non si riesce ad usare, e sia perché la realtà esterna offre molto di più di quanto non si possa credere. Certo fare un percorso terapeutico aiuta moltissimo a capire e a mettere in pratica queste cose. Per avere indicazioni e orientamento in tal senso è necessario chiedere al medico curante, sul sito dell’Ordine degli psicoterapeuti o anche al sottoscritto.
          Saluti
          Dr. Brunelli

  5. Dottore avrei un chiarimento da porle, se posso. Sto leggendo Quando l’amore diventa un inferno e sono appena arrivata ad un passaggio che mi ha colpito molto, in quanto mi ci sono riconosciuta particolarmente, ma che non ho compreso del tutto. Si tratta della ossessione in merito alla vita privata del vampiro, nel mio caso sposato. È sorto quasi da subito in me il desiderio di essere al posto di quella donna, che neanche conosco, in una vita che lui ha sempre ammantato di mistero salvo lasciar trapelare qualche barlume a tratti idilliaco, a tratti il contrario… ovviamente. Ma io mi chiedo come è possibile desiderare la vita di qualcuno di cui non si sa nulla, accanto ad una persona che si sa essere sbagliata e verso la quale non si nutre alcuna fiducia? Come tutti ho tanti difetti, ma gelosia e invidia non hanno mai fatto parte del mio modo di essere. Non sono mai stata gelosa neanche dei miei figli, ai quali per inciso spero di non aver causato danni permanenti in questi quasi tre anni di distacco emotivo, causati dalla mia ossessione dalla quale sto cercando di uscire.
    Grazie.

    • E’ molto interessante la sua testimonianza. La ringrazio. Vede, io non posso entrare nello specifico del suo caso, in quanto non so di lei e della sua vita. Comunque, secondo una certa dinamica, in termini psicoanalitici, possiamo dire che la fascinazione nasce dalla possibilità di riprovare un turbamento affettivo, di tipo ambivalente, tra attrazione e timore, tra pienezza della relazione e la sua carenza e ambiguità, che si è già provata nei confronti di un genitore. In genere la bambina con il padre, ma può essere anche con la madre. Si tratta di un’atmosfera affettiva infantile che in qualche modo è stata rimossa, e che rappresenta l’immagine di fondo che poi si proietta sulla relazione adulta di fascinazione romantico-erotica verso un partner similmente non affidabile, ma nel contempo seducente… Tutto questo perché c’è una specie di sfida e di tentativo riparatorio fondato sul conquistare l’altro, che un tempo, nei panni del genitore non si era riusciti a conquistare nel modo pieno e desiderato, lasciando interiormente ferite, condizionamenti, insicurezze… Vogliamo o sogniamo di poter riparare qualcosa che ci è mancato da bambini, ed ecco che ci appare di poterlo fare nella relazione erotico-affettiva con una persona manchevole4, che spesso si rivela abbandonica e delusiva, ma alla quale ci ostiniamo di restare attaccati, come avevamo fatto da bambini con il papà o con la mamma.
      Il resto un po’ lo sappiamo, ovvero si soffre molto, ma delle volte può anche valerne la pena, è come un destino di cui abbiamo bisogno per diventare noi stessi… Ma questa è solo una visuale, ce ne sono altre, e poi ciascuno, nel suo intimo , e anche ccon l’aiuto dell’analisi può trovare la sua, nella sua propria storia.

  6. dott.Brunelli,
    Lei è un filosofo oltre che un terapeuta.
    Sono d’accordo sul discorso del vampiro interiore, sul vampirismo di buona parte della società intera, ma per quanto riguarda me stessa, posso dire sì, di avere e aver avuto una forte attrazione per i miei vari narcisi. Ma posso anche affermare che ciò che mi teneva e tiene legata non è un istinto mortifero, quanto piuttosto il non voler rinunciare al sogno che ti regalano all’inizio e poi nel corso della relazione, nei brevi momenti di love bombing, alternati ai maltrattamenti. Al di là del concetto del doppio k legame (cui pure io sono stata sottoposta da bambina) e altri traumatismi familiare. posso dire che una persona con t d n versa in una condizione di debolezza estrema, inimmaginabile prima di cadere nel tranello
    Non sono sempre stata così. Io ero una ragazza piena di vita cuore e speranze. Questi rapporti ti logorano completamente, ma ciò che ci tiene legati non credo sia una pulsione di morte,quanto il terrore di non sentirci amati e non farcela da soli.
    Comunque ora che con il mio borderline (diagnosticato), sto cercando di riappropriarmi di un minimo di spazi, lui dice sento un forte distacco. So già che questa è l anticamera dell’abbandono e mi sento già disintegrata,prima addirittura di essere stata lasciata, perché è già avvenuto in passato. Sono comunque molto stanca anche di soffrire per queste persone, oltre che per me stessa.

    • Ma io credo che se lei fa un percorso psicoterapeutico adatto alle sue esigenze, lei potrà trasformare le sue esperienze in ‘storie di crescita e di conoscenza di se stessa’. Dobbiamo non soltanto guarire dalla tendenza ad accettare relazioni che ci fanno soffrire, ma capire che in quella tendenza c’è anche un’energia di amore e di bellezza che può renderci più forti ed armoniosi. Però la principale relazione che ci fa soffrire e che invece merita di essere slavata, trasformata, valorizzata, e per la quale dobbiamo lottare … non è’ con un’altra persona, ma con noi stressi. Restare single per un po’, autofidanzandosi, avendo cioè fiducia in noi stessi (autostima), provando felicità di essere con se stessi, riconoscendo che in noi c’è un essere interiore che chiede di essere amato da noi e con il quale invece siamo in conflitto… questa è la via maestra per renderci più forti e armoniosi nelle relazioni con gli altri e che ci consente di amare e di essere amati, non senza sfide, perché la relazione è sempre complessa, ma senza essere soggiogati da forze negative e distruttive che covano nell’Ombra di noi stessi e dell’altro.
      Forza e buon lavoro!

  7. Con l’analisi del dottor Brunelli mi si è aperto un mondo. Sto cercando di lasciarmi alle spalle un rapporto (non posso definirlo relazione, non siamo mai stati una coppia), in cui l’altro mi ha regalato un biennio di comunicazioni a “doppio legame” che mi ha lasciato prostrata e devastata. Iniziando a documentarmi, tutto in effetti mi ha portato a vedere in lui il carnefice borderline (per non dire altro, non scendo nei dettagli del suo comportamento ) ed io la vittima inconsapevole. Leggendo le sue parole ho iniziato a far luce dentro di me e ho intravisto la dinamica vissuta… fin dal primo incontro un campanello d’allarme era risuonAto in me, ma sono stata travolta da un’attrazione tipo calamita. Il mio vampiro interiore si era risvegliato. Mi sono legata a lui mentalmente ed emotivamente, in modo totale, conscia di non ricevere nulla in cambio se non bugie controllo e contraddizioni destabilizzanti. Ma rimanevo li. Perché volevo conquistarlo a tutti i costi pur sapendo che non era giusto per me. Le mie fantasie masochistiche si agganciavano al suo atteggiamento autoritario e seduttivo.
    Questo in poche frasi.. ovviamente ancora soffro pur avendo chiuso ogni contatto. Ma ogni giorno è una lotta con me stessa, ogni giorno devo analizzarmi per non ricaderci perché so che da me stessa devo ripartire. Per non ricadere nuovamente in dinamiche distruttive e demolenti.
    le chiedo quale dei suoi libri potrei consultare per primo per procedere in questo mio percorso, data la mia impossibilIta attuale di intraprendere una terapia.
    Grazie dell’attenzione.

    • Lei non solo ce la farà senz’altro, ma anche ne uscirà trasformata, e la vita le verrà incontro con amore… ma deve tenere duro, soprattutto duro con se stessa, capire che c’è un periodo di sofferenza e di resistenza da affrontare ove occorre un grande sforzo di volontà… nel contempo però si deve dare premi e soddifazioni come è possibile, deve dimostrare a se stessa di amare se stessa, e l’amore, si sa, è anche fatto di piccole cose, di attenzioni , di delicatezze… ma anche di cose importanti e quindi cura per la propria salute, cura del proprio impegno lavorativo e del tempo libero, riconciliazione e riscoperta delle relazioni con gli altri, attenzione compassionevole per gli altri, gentilezza, belle maniere, comprensione, disponibilità per sé e per gli altri in generale, ma in particolare per chi lo merita, per chi ne ha bisogno… accettare il principio che ci si è sbagliati e si è indugiato a lasciarsi andare per una persona sbagliata, ma anche a causa di dinamiche di ombra nel proprio mondo interiore che ci hanno sviato ad amare nella negatività, invece che nell’amabilità… non è che si può amare solo chi è perfetto, questo non esiste, ma almeno una persona capace di non distruggere l’amore, di non usarlo per dominare, di considerarlo sempre un immenso dono, perché l’amore è tutto, è sopra ogni cosa, e abbiamo il dovere di impegnarci con tutta l’anima affinché si rivolga al bene… e se siamo caduti e ci siamo sbagliati, occorre capire, lottare e rialzarsi, non aver paura, avere fiducia nell’anima -psiche che tornerà a volare quando amiamo come lei in noi sente e sa… non è un discorso religioso, è certamente un discorso anche spirituale, non solo psicologico, ma il mistero dell’amore è psiche e spirito insieme, perciò è importante avere fede nelle forze buone dell’amore e riconciliarsi con esse dentro di noi… Un caro saluto.

      • Accettare di aver sbagliato, di aver donato la parte più intima di noi proprio a chi non meritava, e sentirsi violati per questo.
        E’ ciò che c’è di più difficile.
        Oltre sicuramente al lavoro prezioso ma arduo su se stessi.
        Grazie per l’attenzione e per le sue parole.

  8. HO DA 45 ANNI DEI QUADRI CON DEI FIORI FIRMATI R. ROSSINI,PENSAVO DI TROVARE NOTIZIE UTILI sulla sua vita. Ma nel vedere queste figure sono rimasta un tantino scossa.

  9. Vorrei solo dire, da lettore del suo blog, che è molto chiaro in tutti i suoi articoli sul tema che si parla sempre di ferita narcisistica. Tant’è che per me è stato illuminante per passare a una autoanalisi e intervenire sulla ferita narcisistica prima e poi sull’ “equilibrio narcisistico” (mi perdoni, lo dico a parole mie per la mia esperienza), ovvero corretta autorappresentazione e identità armonica, che poi ti mette in grado di non cercare nella relazione una cura a questo disequilibrio. La parola narcisismo è connotata da una macchia di negatività, quanti siti e blog ci speculano, ma in termini psicodinamici (credo si dica così) è una parte strutturale dell’identità che se trascurata ci rende vulnerabili a certi personaggi, che a conti fatti (con se stessi) appaiono non più demoni ma vittime di se stessi e della loro storia recidivante.
    La difficoltà, almeno per me, nel dover fare i conti con il proprio narcisismo, ha riguardato l’ammettere di aver avuto una parte attiva nel “teatrino” e al contempo integrare questa consapevolezza e responsabilità con il fatto di aver comunque subito una attacco violento. Durante il trauma è comodo (inevitabile) vedere l’altro come un vampiro, se non lo fai rischi di scivolare di nuovo nel pensarti inadeguato, colpevolizzarti che non abbia funzionato e ricadere nella cattura. Per me è stato così, a ogni passo in cui mi mettevo in discussione aprivo una porta al ritorno. Poi si passa a integrare le due cose, d’altronde si apre una finestra sul buio interiore con cui non si è fatto i conti in passato e fa paura. Quante proiezioni facciamo, anche del nostro lato “perverso” (come scrive nell’articolo), se così vogliamo chiamarlo, con cui si deve fare i conti. Ecco che alla fine la dinamica vampirizzante appare in pieno, non la si nega, solo si vede per quello che davvero è e ci si sottrae, ma non dalla persona specifica (anche quello), ma dalla dinamica interiore. Come scrive più volte, si combatte il male, non il portatore, e il male non trova radici se non siamo predisposti a riceverlo.
    Grazie infinite per il suo lavoro di informazione, aiuta tante persone.

  10. Grazie articolo molto utile mi chiedo se si rimane nonostante la guarigione sempre più traumatizzabili rispetto a chi non ha avuto questa esperienza

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