Narcisismo e Borderline: gravi equivoci diagnostici!!

Etichette e cornici usate male

L’etichetta “Narcisismo patologico” non indica solo un disturbo di personalità (DNP), ma anche un disturbo funzionale e transitorio, oppure può riferirsi a determinati tratti di personalità. Inoltre tutti i clinici e i ricercatori ben sanno, che non c’è alcuna prova scientifica circa l’esistenza di disturbi di personalità, si tratta di etichette convenzionali, dedotte da osservazioni e statistiche,  che servono agli operatori e ai ricercatori del settore per scambiare in modo sintetico informazioni tra di loro o con il paziente, e poi anche per questioni di ospedalizzazione e giuridiche. Quando l’etichette vengono impiegate come diagnosi, non indicano più che un quadro, una cornice che va poi approfondita caso per caso, e spesso si tratta di una cornice che va modificata, integrata o sostituita perché se presa alla lettera è sempre riduttiva e insufficiente.  Il narcisismo – patologico e sano –  va considerato come una copertura di altri disturbi, una maschera che in se stessa non appare affatto disturbata, ma relativamente sana. Sotto di essa può covare di tutto da problematiche più lievi, di medio livello, serie e gravi. Tutte queste  problematiche della relazione, di ogni livello e modalità, vanno poi coperte dalla maschera narcisista al fine di trarre vantaggi e potere. Quindi ogni quadro di narcisismo patologico può contenere le problematiche più differenziate. Coloro che continuano ad insistere sul narcisismo come quadro esaustivo a cui fare riferimento ‘specialistico’, finiscono col provocare problemi a se stessi e agli altri, nella misura in cui non consentono di approfondire e si fissano sull’etichetta piuttosto che andare ben oltre. Si tratta invece di comprendere nel profondo, caso per caso, senza lasciarsi condizionare dall’etichetta, che pure apre una strada, ma che non per questo la percorre consentendo di aumentare la consapevolezza e guarire.

Purtroppo un grande problema è proprio dato la fissazione assoluta alle etichette (approssimativamente riferite al DSM, Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali ), come fossero il vangelo, e chiunque si permetta, non tanto di fare una critica, ma solo di spiegare come usarle correttamente, viene spesso considerato dalla vulgata su internet ‘fai da te’ (chat e forum di appassionati volenterosi, ma non specialisti) come un blasfemo inaffidabile che vorrebbe ‘salvare i narcisisti o scusarli’. Invece si tratta di capire che il narcisismo è quella modalità egosintonica e manipolatoria per coprire un intricato intreccio di problematicità e complessualità, con l’obiettivo di apparire sicuri di sé, potenti e senza grossi problemi, fino a trarre vantaggi egoici, parassitari e di potere a discapito degli altri, in particolare di un partner o di un famigliare. Un uso corretto delle etichette Narcisismo o Borderline o altre, implica la capacità di esaminare le disfunzioni in comorbilità con vari disturbi, e ancor di più di condurre un’analisi psicodinamica della specifica soggettività di una persona. Va poi detto che un po’ di narcisismo ‘furbetto’ lo abbiamo tutti, ma il punto è cosa c’è dietro, cosa va a coprire, piuttosto che il narcisismo in se stesso. Potremmo dire che quanto più le problematiche sono importanti e di ordine aggressivo e parassitario tanto più la maschera narcisistica è spessa e pesante, ma ancora una volta il problema è cosa viene coperto piuttosto che la copertura. L’etichetta di una bottiglia non è quello che beviamo, la cornice non è il quadro, la nomenclatura non è la sostanza…

Narcisisti covert, overt, maligni, eremitici e altri tipi e sottototipi, non indicano un ritratto, indicano una cornice nella quale possono esserci innumerevoli ritratti. L’errore più grave nella diffusione ‘fai da te’ dell’etichetta ‘narcisimo’ è quella di confondere la cornice con il ritratto. Il narcisismo patologico dunque corrisponde ad una ‘mascheratura normalizzante’ che funge da cornice contenitiva, e che può contenere un mix di complessi, problematiche, disturbi che hanno una loro specificità soggettiva, quale ‘ritratto caratteriale e funzionale’ in ogni individuo. Il problema non è la maschera, ma quello che ci sta dietro!!

Per fare un altro esempio parlare di narcisismo patologico è come parlare di ‘dermatosi’ cioè una malattia della pelle. Se ne conoscono decine di migliaia e spesso le cause sono differenziate e incerte. Quindi si parla di ‘dermatosi’, ma si indaga di che tipo e quali siano le cause, altrimenti, senza questa diagnosi approfondita non vi possono essere terapie approfondite, ma solo cremine generiche… In somma se si parla di narcisismo patologico, senza poi approfondire, è come parlare di ‘malattia della pelle’ in generale senza dire nulla su quale possa essere.  Si pretenderebbe poi di applicare cremine generiche per ogni dermatosi, con il risultato che non solo il quadro non migliora, ma lo si lascia peggiorare, credendo di curarsi.

Insomma si confonde “la mappa con il territorio”… come se analizzasse la mappa di Parigi, o di un’altra città, e si restasse convinti di esserci stati e di conoscerla.

Ma ogni forma di narcisismo ha la sua città, con i suoi palazzi, le sue chiese, le sue strade e le sue fogne. Per conoscerlo bisogna entrarci dentro, dimenticarsi gli opuscoli e le mappe turistiche, come quelle professionali. Altrimenti si tiene lo sguardo appiccicato a pezzi di carta, a google maps, a segnalini, banner pubblicitari, disegnini e altri grafismi che nella realtà sono tutt’altra cosa.

Nelle città psichica del narcisismo possiamo trovare ogni genere di problema psichico, dalle nevrosi alle psicosi, dalle fobie alle parafilie, dai complessi famigliari a quelli psicoculturali, dalle isterie alle psicopatie, dal sadismo al masochismo all’evitamento pseudoautistico alle fissazioni e alle perversioni.. insomma DI TUTTO! Più la mascheratura fa da copertura e più il narcisismo è ‘patologicamente efficiente’. Permette al soggetto di sentirsi EGOSINTONICO, quindi in diritto di essere come è e di pretendere la sottomissione degli altri ai suoi abusi, alle sue pratiche di manipolazione, parassitismo, sfruttamento… Quando invece questa ‘egosintonia’ non funziona e la maschera non sta in piedi, si entra in un campo EGODISTONICO, per cui i disturbi emergono e si trasformano in rabbia esplicita, invidia e gelosia patologica, depressioni e maniacalità evidenti… siamo allora nell’area BORDERLINE.

Possiamo quindi dire che i disturbi borderline implicano un narcisismo che non riesce a funzionare come maschera, per cui si instaurano stati di conflitto estremo con gli altri, ma anche con se se stessi. Questo stato ‘borderline’ è considerabile come una forma di narcisismo fallito. Invece il narcisismo di successo è una forma borderline che riesce a non andare in conflitto con l’ego, e quindi può risultare più grave, simile alla psicopatia che non fa percepire senso di colpa. Dato che il narcisismo patologico implica di essere egosintonici e quindi relativamente meno sintomatici, con un’ideale dell’Io grandioso, si diventa assai poco disponibili ad un percorso terapeutico che, invece nel quadro border, egodistonico, è più spesso richiesto, anche se in modo discontinuo, con improvvisi abbandoni e proiezioni svalutanti sul terapeuta.

Va poi ricordato che il termine ‘borderline’ indica anche uno stato intermedio e di oscillazione tra nevrosi e psicosi. Nelle nevrosi si, nonostante la sofferenza e i conflitti, si  ha una buona consapevolezza del “principio di realtà”, quindi si comprende cosa è assurdo, contraddittorio, incoerente. Nelle psicosi invece il’principio di realtà’ diventa sempre più lacunoso e assente a seconda della gravità, perciò la realtà viene distorta con la convinzione che debba essere così. Naturalmente le psicosi più gravi arrivano ai deliri, alle allucinazioni e alle dissociazioni, ma vi sono forme psicotiche sotto l’egida del ‘border’ che consistono in teoremi, convinzioni, pretese, ostinazioni  meno ‘appariscenti’, che pure però risultano assai disturbanti e perniciose. Le ipo-psicosi borderline esacerbano l’aspetto nevrotico, laddove un certo grado del principio di realtà viene mantenuto, così che i propri disordini e scompensi vengono proiettati sugli altri, i quali possono arrivare a subirli e ad accettarli per via di un legame affettivo. Insomma le oscillazioni del border tra aspetti nevrotici problematici e punti di vista assurdi e paradossali,  possono risultare più subdoli e disturbanti di quanto accadrebbe in un ambito francamente psicotico, più grave, ma anche più evidente, dal quale quindi ci si può maggiormente difendere.  Le ambivalenze affettive border, mettono il partner che le subisce in uno stato confusionale, quanto più è accecato dai suoi propri complessi e dall’invasamento amoroso che lo coinvolge nella relazione erotico-affettiva (o anche nell’affettività famigliare).

Cliccando sul seguente link  Masochismo e isteria nella coppia e nella famiglia espongo una sintesi di due quadri problematici nelle relazioni di coppia: MASOCHISMO e ISTERIA, che possono riguardare disturbi di personalità, o di tratti della personalità, e quindi caratterialità croniche, costituzionali, o anche modalità disfunzionali transitorie e legate a variabili situazionali. A seconda che la copertura narcisistica risulti egosintonica o egodistonica , ci troviamo nell’area del Narcisismo patologico riuscito, o fallito e quindi prevalentemente Borderline.

Ma ricordiamoci sempre una cosa: DA VICINO NESSUNO E’ NORMALE! Perciò un po’ di maschera narcisista e un po’ border, più o meno egosintonici o egodistonici, lo siamo tutti! Il problema è da considerarsi patologico quanto meno siamo disposti ad ammetterlo e quanto più, in via cronica o transitoria, facciamo pagare il nostro problema agli altri: nella coppia, nella famiglia, nelle amicizie, nei posti di lavoro e nella società.

2019-11-02T10:19:32+00:00

About the Author:

Pier Pietro Brunelli è psicologo-psicoterapeuta, semiologo e specialista della comunicazione (con una prima laurea al DAMS con il Prof. Umberto Eco e una specializzazione in Università Cattolica). Lavora da molti annia come psicoterapeuta di orientamento junghiano a Milano, Genova e Roma. La sua formazione psicologica deriva anche dalle attività che ha svolto come docente/formatore per diverse Università, Centri Studi e Aziende in Italia e all'estero (Psicologia e Semiotica per la Comunicazione, il Marketing, il Design, la Moda, e lo spettacolo). Dirige il Collettivo Culturale Albedo, per il quale coordina il blog www.albedoimagination.com (vedi anche gruppo #Albedoimagination in FB) che offre servizi informativi di psicologia, arte, cultura e ospita forum di auto-aiuto assistito. Conduce incontri e seminari di teatroterapia secondo gli insegnamenti di Rena Mirecka e del Parateatro grotowskiano. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e libri con i seguenti editori: Allemandi, Arcipelago, Bulzoni, Carocci, Edizioni Scientifiche italiane, Lithos, Lulu, Moretti & Vitale, Ikon, Progetto Editrice, Pedagogika, UPSEL.

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