
Nel conflitto tra istinto e principi morali, tra ego e mondo esterno, l’organismo è costretto a “corazzarsi”, tanto contro l’istinto quanto contro il mondo circostante; è una rigida corazza che si risolve inevitabilmente in una limitazione delle facoltà vitali e di cui soffre la maggioranza delle persone: è come se tra loro e la vita si innalzasse un muro. E’ in questa corazza che risiede la ragione chiave della solitudine di tante persone in seno alla collettività (Whilelm Reich, lo psicoanalista della libertà sessuale)!
Premessa: BASTA SENSI DI COLPA, INIBIZIONE, REPRESSIONE E CENSURA DELLA SESSUALITA’, NEL VISSUTO E NELLE FANTASIE! BASTA CONSIDERARSI MORBOSI PER I PROPRI DESIDERI EROTICI! POSSIAMO VIVERE IN UNA GIUSTA LIBERTA’ SENZA PER QUESTO SVALORIZZARCI E GIUDICARCI ECCESSIVI, PERVERSI, PROBLEMATICI O ADDIRITTURA MALATI! ABBIAMO IL DIRITTO A ‘TRASGREDIRE’, A LASCIARCI ANDARE, A SPERIMENTARE, SENZA DIVENTARE FISSATI, NEVROTICI, PECCATORI, SESSUODIPENDENTI… E SENZA SENSI DI COLPA!
Sono uno psicoterapeuta di formazione junghiana, ma ho sempre considerato fondamentle, sia per motivi di ricerca e sia per la pratica clinica e la terapia, cercare di conoscere il più possibile i grandi insegnamenti dei primi maestri della psicoanalisi, e tra questi c’è Wilhelm Reich (1897- 1957 un medico che fu tra i principali allievi di Freud, e che diede vita ad un orientamento della psicoanalisi fondamentale per l”analisi del carattere’ attraverso la comprensione della relazione organica corpo-mente-società). In particolare il grande continuatore di Reich è stato Alexander Lowen il fondatore della ‘bioenergetica’, una disciplina che nella teoria e nella clinica terapeutica continua a fornire scoperte e esperienze straordinarie entro una concezione organica della relazione corpo-mente.
Sono sempre stato affascinato dalla sensibiltà di Reich verso l’essere umano come essere sociale, quindi per la sua esortazione a comprendere che la società, la comunità, l’ambiente sono ‘da curare’ contemporaneamente alla ‘cura della vita individuale’. Inoltre Reich è stato lo scopritore di un’organicità tra il corpo e la mente, cioè di una psicobioenergia, che congiunge materia e spirito, natura e cultura, istintualità e pensiero, e che è la corrente vitale dell’essere umani. Reich ci ha poi dato una coscienza nuova sulla sessualità, la libido, la funzione dell’orgasmo, gettando le basi di idee e movimenti, non solo in campo scientifico, ma anche sociale, culturale e politico di movimenti fondamentali nella storia del XX secolo. Ancora oggi le idee di Reich possono essere considerate un contributo per una nuova visione dell’uomo e della società, essenziale per rinnovare la fiducia nel futuro e far evolvere l’umanità verso la pace e il bene, contestualmente alla possibilità di una vita più sana e più felice per ogni individuo. In particolare il pensiero reichiano è stato importantissimo per l’emancipazione della relazione tra i sessi, e quindi per la libertà di vivere in modo sereno la sessualità. In particolare Reich si è battutto per far progredire il diritto alla felicità e alla salute di ogni essere umano indipendentemente dal reddito e dalla posizione sociale. Si tratta di una questione fondamentale che oggi è particolarmente importante ai fini di una ‘democratizzazione delle cure psicologiche’, in quanto queste sono per lo più accessibili solo ai ceti più benestanti. Ma il benessere psicologico del singolo individuo è connesso al benessere psicologico di una società, nella quale tutti devono poter aver diritto ad un’assistenza e ad una terapia psicologica.

Reich mi ha poi sempre commosso per il fatto di essere stato ingiustamente perseguitato a causa delle sue teorie scientifiche e politiche, per le quali fu condannato alla reclusione da un tribunale americano condizionato d pregiudizi e potentati politici. Quella stessa America che lo aveva accolto dalla sua fuga dal nazismo e lo aveva entusiasmato per le sue idee di libertà e di progresso, lo tradì a causa di interessi economici e politici che vedevano nelle idee di Reich una minaccia al loro strapotere. Così Reich morì di infarto in una prigione degli Stati Uniti nel 1957, dopo che aveva dato tutto se se stesso al mondo scientifico e culturale in nome della pace e della libertà, quali fattori essenziali per una concezione armonica e organica della salute umana, individuale e collettiva.
I.1) La vita e il pensiero di Whilhelm Reich

Ed ecco alcuni punti fondamentali dell’esperienza formativa di Reich come medico e psicoanalista, così come li riporta Luigi De Marchi (tra più autorevoli studiosi italiani dell’opera di Reich):
[…] riuscì a superare brillantemente tutti gli esami del corso [di medicina] ed a laurearsi con pieni voti e lode nel 1922, cioè a 24 anni. Durante l’ultimo anno di Università fece pratica di medicina interna presso le cliniche universitarie di Vienna. Poi, nei due anni successivi alla laurea, prese la specializzazione in neuro-psichiatria presso la Clinica di Psichiatria e Neurologia dell’Università di Vienna, allora diretta da Wagner-Jauregg, e lavorò un anno nel reparto agitati sotto la guida di Paul Shilder (un maestro che, come s’è detto, lasciò un impronta profonda nel suo pensiero). Simultaneamente, frequentava corsi universitari di ipnosi, di terapia suggestiva e di biologia e, a partire dal 1920, aderiva alla Società viennese di Psicoanalisi. Nel 1922 iniziava la sua pratica privata di psicoanalista, veniva nominato Primo Aiuto Clinico, poi (1924) vicedirettore del seminario di Tecnica Analitica del Poliambulatorio di Psiconalisi fondato da Freud a Vienna (sotto la direzione di Edward Hitschmann) (De Marchi, 1978,pp.40-41).
“L’uomo deve esistere, materialmente e psichicamente, in una società che segue un percorso prestabilito e che si deve mantenere unita. La vita quotidiana lo esige. Ogni deviazione da ciò che è noto, abituale e ormai accettato può significare il caos e il disastro. La paura che prova l’uomo per l’incerto, per ciò che è senza fondo, per ciò che è cosmico, è giustificata, o almeno comprensibile. Chi devia da tutto ciò diviene facilmente un Peer Gynt, un sognatore, un malato di mente. Mi sembrava che Peer Gynt volesse svelarmi un grande segreto, senza riuscire a farlo completamente. E’ la storia di un uomo che, dotato di mezzi insufficienti, esce dalle file di quest’orda di uomini in marcia. Egli non viene compreso. Lo deridono quando è inoffensivo, e tentano di annientarlo quando è forte. Se non comprende l’immensità di cui fanno parte i suoi pensieri e i suoi atti, Peer Gynt si distrugge da solo. Tutto era incerto e confuso quando lessi e compresi il Peer Gynt, quando conobbi e compresi Freud. Mi sentivo escluso come Peer Gynt. La sua sorte mi appariva come la conclusione più probabile del tentativo di uscire dai ranghi compatti della scienza ufficiale e del pensiero tradizionale” (Reich, La funzione dell’orgasmo edizione del 1942, p.54).

L’ideale di fondo elaborato da Reich in termini psicoanalitici e sociali implica una liberazione dai tabù e dai ‘blocchi’sessuali per una guarigione e una prevenzione della malattia, intesa come disequilibrio psicosomatico – comporta un radicale allontanamento dalla ‘scuola freudiana’, soprattutto per quanto attiene le teorie psicosociali proposte da Freud ne Il disagio della civiltà (1930). Del resto questo allontanarsi da Freud, sulla base di una idea che non considera la coercizione sessuale come un ‘disagevole’, ma necessario corollario della civilizzazione, è divenuta un potente motore di influenza, sia per lo sviluppo di teorie di altri pensatori, come Marcuse e Fromm, e sia come fonte di ideali e di comportamenti libertari da parte dei movimenti della contestazione giovanile e femministi, americani ed europei, degli anni ’60 e ’70 ( si veda Robinson, 1969).
Scrive Reich: “Reprimendo (la sessualità), si creano ogni sorta di difese moralistiche ed estetiche. Una volta che il paziente riprende contatto con i propri bisogni sessuali, queste differenziazioni nevrotiche scompaiono. L’atteggiamento verso la sessualità diventa uguale in tutti gli individui ed è caratterizzato dall’affermazione del piacere e dall’assenza di sensi di colpa … Prima la pressione morale faceva più forte l’impulso e lo rendeva antisociale, cosa che a sua volta richiedeva una intensificazione della pressione morale; ma quando la capacità di soddisfazione cominci ad eguagliare l’intensità dell’impulso, non è più necessaria una regolazione morale …
Lo dimostra lampantemente il comportamento di un individuo che abbia raggiunto la potenza orgastica (2): i rapporti con le prostitute diventano impossibili, scompaiono le fantasie sadiche, diventa inconcepibile esigere l’amore come un diritto e imporre l’atto sessuale al partner o sedurre i bambini. Scompaiono le perversioni anali, esibizionistiche, e con esse l’angoscia sociale e il senso di colpa. Perde ogni interesse la fissazione incestuosa su genitori e fratelli e così si rende disponibile l’energia prima assorbita da tali fissazioni. Tutti questi fenomeni, insomma, indicano che l’organismo è capace di autocontrollo.” ( Reich)
Di certo non è possibile esplorare in brevis sugli straordinari aspetti medico-scientifici delle teorie reichiane, e neppure sulle loro ramificazioni in chiave mistico-esoterica (nel senso della ‘lettura cosmogonica’ del cristianesimo compiuta da Reich nella sua maturità), tuttavia è importante osservare che la visione ‘psicopolitica’, così fondativa del pensiero di Reich, fu motivata da una grande conoscenza psicobiologica dell’organismo umano e, in fondo, da un’idea laica della religiosità che ruota intorno ai miti del cristianesimo primitivo, i quali per certi aspetti possono essere considerati la matrice spiritualistica del pensiero e dell’utopia comunistica (questa concezione viene rivisitata con grande originalità soprattutto negli anni della maturità, poiché il giovane Reich era senz’altro avverso ad ogni ‘discorso’ religioso).

“Sul piano pratico, Reich non esitò a partecipare di persona e correndo rischi anche gravi alle manifestazioni politiche indette dal Partito in quegli anni. Già nel 1928, da spettatore e curioso quale egli era stato durante i moti del luglio 1927, era divenuto agitatore militante. Un giorno il Prof. Ralph Kauffmann, uno psichiatra di New York che sarebbe poi divenuto presidente della Società Americana di Psicoanalisi, e che si era recato a Vienna per effettuare con Reich, già considerato un esperto di tecnica analitica, la propria analisi didattica, vide il suo analista e maestro marciare in servizio d’ordine in un corteo di disoccupati. Ovviamente quest’attivismo politico non poteva non esporre Reich a gravi rischi: sia perché allora, ancor più di oggi, le repressioni poliziesche erano sanguinose e imprevedibili, sia perché la “gente bene”, gli “ambienti scientifici” entro i quali Reich si era formato e viveva, la stessa Società di Psicoanalisi che costituiva già un’avanguardia “eretica” del mondo scientifico, guardavano tutti con esplicita e tacita disapprovazione qualsiasi atteggiamento rivoluzionario che uscisse dall’ambito della conversazione salottiera. Come sempre era accaduto e doveva accadere ai militanti del movimento operaio, egli si trovò impegnato nel conflitto tra le “due anime” del socialismo: quella riformista e quella rivoluzionaria, allora come oggi rappresentate dalla socialdemocrazia e dal comunismo. Reich aveva scelto emozionalmente, ancora prima che teoricamente, la via via comunista fin dai giorni terribili del luglio 1927. Dal 1928, fu sempre più assorbito nel suo sforzo di persuadere le forze socialdemocratiche ad abbandonare la loro linea di pavidità suicida o, peggio, di tacita complicità con le forze conservatrici” (1978, pp.94-95).

L’Associazione psicoanalitica riunitasi a Lucerna nel 1934 per il suo XIII congresso decretò l’espulsione di Reich proprio per il suo eccessivo coinvolgimento in campo politico, e per la sua posizione radicalmente critica nei confronti della teoria freudiana sulla nevrosi, che veniva ‘rivoluzionata’ dal momento che gli agenti nevrotici, non erano più da rintracciarsi esclusivamente nella vita infantile, ma soprattutto nella repressione culturale della vita sessuale, avente come scopo il controllo politico-sociale dell’individuo e delle masse. L’ostracismo subìto da Reich in ambito politico, da parte del KPD, derivò da motivo paradossalmente complementari a quelli messi in luce dalle accuse degli psicoanalisti freudiani, ovvero l’eccessivo interesse per problematiche inerenti alla vita privata dell’individuo, e quindi ad una sfera considerata secondaria rispetto ai problemi politico-economici che dovevano essere affrontati dalla coscienza di classe proletaria. Sessualità, famiglia, salute mentale dovevano essere considerati fattori separati dalla teoria rivoluzionaria, semmai ad essa conseguenti; il tentativo di integrarli ad essa veniva giudicato come l’ingerenza di un pensiero individualista, e in definitiva borghese, all’interno di una progettualità teorico-pratica marxista e rivoluzionaria. In risposta a queste posizioni tanto intransigenti quanto dominanti all’interno del Partito Comunista Tedesco (e non solo Tedesco) – che nella terminologia marxista si basavano sulla concezione di una “sovrastruttura” non determinante per lo sviluppo delle dinamiche socio-economiche, e bensì da queste determinata, ovvero risultante dalla ‘struttura economica dei modi di produzione’ di una data società – Reich scrisse in poche settimane, nel 1933, Che cos’è la coscienza di classe, un entusiastico pamphlet, anch’esso assai pertinente per il nostro interesse al campo della psicologia sociale e politica. Nello stesso anno Reich pubblicò Psicologia di massa del fascismo. che per diversi aspetti appare come un prosieguo in termini di psicologia sociale di Analisi del carattere, 1923. Si tratta di due opere che, sebbene riguardino due versanti epistemologicamente contrapposti – la prima quello sociologico delle masse, e la seconda quello psicologico dell’individualità – sono profondamente coniugate proprio grazie alla capacità di Reich di far emergere ipotesi teoriche di grande efficacia transdiciplinare.


Dal 1939 al 1941 Reich fu professore aggiunto alla cattedra di Psicologia Medica della New School for Social Research a New York City, inoltre avviò una professione privata fondando un Istituto di terapia a Forrest Hill. Riuscì a realizzare buoni guadagni e subito volle investirli per la creazione di un Istituto di ricerca che battezzò ‘Orgonon’, situato in un’ampia area naturale, tra i grandi boschi del Maine. E’ assai sorprendente osservare come Reich riuscisse ad avere simpatia per il modello democratico americano, a differenza di altri esuli, come Erich Fromm, Theodore Adorno ed Herbert Marcuse, che ne denuncivano l’autoritarismo di fondo. Invece, in alcuni scritti degli anni ’50 (ad es. Superimposizione cosmica, 1951; ed anche L’assassinio di Cristo, 1953) Reich reagisce violentemente al volto repressivo che aveva assunto l’assetto autoritario dell’Unione Sovietica e alle istanze antilibertarie dell’ortodossia comunista, tanto che sembra quasi implicitamente aderire alla forsennata ondata anticomunista voluta da McCarthy. Purtroppo l’entusiasmo filoamericano di Reich, le sue speranze verso le potenzialità liberatrici della cultura americana, ben presto si rivelarono un tragico fraintendimento. Fu proprio questa cultura, così rappresentativamente moderna e democratica – ma anche così scientificamente attenta nello ‘scovare’ quei germi eversivi capaci di mettere in crisi la sua base valoriale, i suoi principi e strumenti di persuasione e manipolazione – fu proprio questa cultura, dicevamo, a decretare la condanna e la fine di Reich.

Ma nel 1956 fu costretto forzatamente a presentarsi in giudizio, con un quadro accusatorio pretestuosamente rafforzatosi per via della sua ‘latitanza’ e delle sue proteste. La sentenza che lo condannò al carcere, fece seguito ad una perizia psichiatrica che lo giudicò paranoide. E’ ormai evidente che la colpa di Reich non fu semplicemente quella di non aver voluto accettare l’ingiunzione delle autorità sanitarie – ovvero di sospendere le sue ricerche e le sue terapie basate sull’ Orgone[1] – ma di essere una personalità scomoda e potenzialmente pericolosa a causa delle sue idee rivoluzionarie sulla sessualità, sull’individuo e sulle relazioni sociali. Oltretutto queste idee erano propagandate da Reich con grande forza e radicalità, raccogliendo l’entusiasmo di giovani ricercatori di diversi campi disciplinari, animati da ideali libertari ed antagonisti, e ciò non poteva essere tollerato da una società come quella americana, fondamentalmente perbenista, arroccata su rigidità politiche, morali e culturali, che in quegli anni dovevano costituire il presupposto valoriale della sua sicurezza interna e del suo volto internazionale.
Ma il pensiero di Reich, nonostante l’assurda persecuzione, è uscito dalla prigione e dalla morte per portare all’umanità uno spirito di pace e di libertà, nella prospettiva di una rifondazione più giusta e più armoniosa del rapporto tra scienza e vita.
I.2) Psicoanalisi, politica e società tra le due guerre
Negli anni venti, nonostante i riconoscimenti scientifici e la vasta esperienza clinica acquisita dal movimento psiconalitico internazionale, la psicoanalisi si trovava ad operare in un “clima da stato d’assedio”. Dice Luigi De Marchi:
“Il movimento era osteggiato da ogni parte, almeno in campo scientifico, ed i suoi componenti erano costretti a tacitare i contrasti interni per far fronte comune contro gli avverasari. Fu probabilmente anche questo clima di persecuzione – e soprattutto l’evidenza delle sue origini sessuofobiche – che radicò profondamente in Reich una devozione a Freud destinata a durare per molti anni, anche quando cioè le divergenenze ideologiche e scientifiche erano divenute patenti”. (1978,p.50).



“[…] la rapida scomparsa della psicoanalisi in Russia […] La storia della psicoanalisi russa in realtà non è mai stata scritta, né si conosce esattamente il motivo per cui la teoria freudiana, che era stata considerata materialistica, monistica, compatibile con il marxismo sia stata respinta dall’ideologia comunista” (1970:992).
Emilio De Marchi riporta della prima grande delusione di Reich di fronte all’antipisicologismo delle autorità sovietiche, quando nel 1928, nella sua conferenza intitolata : Il rapporto tra psicoanalisi e sociologia marxiana, venne aspramente boicottato da uno psichiatra russo, appositamente inviato dal Partito Comunista per ostacolare sul nascere eventuali tentativi di integrazione teorica di tipo ‘freudo-marxista’. Dice De Marchi:
“Fu, quella, la prima presa di contatto che Reich ebbe con lo spirito dogmatico e sessuofobico di un certo tipo di comunismo che con Lenin aveva prevalso nel marxismo e che Stalin stava imponendo con crescente intrasigenza. Il “professore di Mosca” stroncò duramente tutta la teoria psicoanalitica, sostenendo che il “complesso di Edipo” era una “fantasia antimarxiana” e che la psicologia non aveva né poteva avere alcun posto nella lotta rivoluzionaria. E’ facile immaginare la costernazionedi Reich, allora lanciato con tutto il suo entusiasmo nell’attivismo politico, dinnanzi a questa sommaria stroncatura delle scoperte freudiane che egli sapeva così ricche di fermenti rivoluzionari. Reich sentì l’urgenza di controbbattere la drastica affermazione del suo interlocutore, secondo cui la psicologia poteva nel migliore dei casi giovare a comprenedere qualche nevrosi individuale, ma non serviva in alcun modo a comprenedere i grandi processi sociali, governati dalle leggi economiche “definitivamente chiarite” da Marx e da Engels, e tanto meno a dirigere l’azione rivoluzionaria occorrente per influenzare quei processi e per accelerare l’avvento del socialismo e del comunismo nel mondo intero. Eppure, sebbene sentisse la simpatia della massa studentesca per la sua coraggiosa rivendicazione dell’importanza della sessualità, sebbene sentisse l’esplosiva carica rivoluzionaria di certe conquiste della psicoanalisi, Reich si rese conto che egli stesso non disponeva di una teoria anche solo schematica che gettasse un ponte tra freudismo e marxismo, tra psicologia e sociologia, tra dinamica individuale e dinamica sociale. E’ probabile che l’esperienza amara di quell’incontro-scontro con lo psichiatra moscovita, non meno delle esperienze drammatiche dei “Centri socialisti di consulenza sessuale” sia alla radice della prima, importante opera del periodo “marxista” di Reich, Materialismo dialettico e psicoanalisi […]”. (De Marchi, 1978,pp.101-102).


Il teatro perdeva gradualmente terreno, soppiantato dal cinema, che raggiungeva un pubblico molto più vasto, cui proponeva la nuove immagini ideali elle “stelle”. La musica jazz acquistava un’immensa popolarità, non solo in America ma anche in Europa. Il mondo era preso da un febbrile desiderio di denaro e di divertimento, la Borsa attirava migliaia di speculatori e anche opere d’arte o speciale edizioni bibliografiche erano oggetto di speculazione. In Europa era diventato di moda imitare qualsiasi cosa che fosse anglosassone. Mentre prima della guerra bere alcool era considerato un vizio delle classi lavoratrici, ora era diventato un’abitudine elegante delle classi superiori. Vi era una generale tendenza iconoclasta accompagnata da una ricerca di nuove forme di espressione” (Ellenberger, 1970:969-970).Eppure, nonostante abitudini e modi di pensare fossero sospinti da un generale spirito progressista, il conservatorismo e il totalitarismo di tendenza nazista e fascista continuava ad avanzare. Inoltre, gli intellettuali di sinistra dimostravano una incapacità di fondo nella comprensione dell’atteggiamento filo-nazionalista e conservatore delle masse. Per Reich si trattava di una questione cruciale, che doveva comportare una profonda analisi psicologica dei comportamenti individuali e sociali, poiché secondo lui, la crisi delle sinistre era imputabile ad un eccessivo economicismo e ad una mancanza di sensibilità e di strumenti di indagine a livello psicologico. Infatti dal punto di vista degli interessi economici, l’adesione delle classi lavoratrici alle ideologie dominanti era una contraddizione pressoché inspiegabile. Solo una lettura psicologica di tale contraddizione poteva fare luce sulle motivazioni ‘inconsce’ che attraverso le imposizioni moralistiche e repressive della cultura determinavano una certa “struttura caratteriale”[6] degli individui, rivolta a subire passivamente, se non addirittura con complicità, il dominio, la coercizione, lo sfruttamento.

Reich considerava che la repressione sessuale colpevolizzante e sessuofoba, era alla base di molti disturbi mentali e aveva una correlazione anche con l’insorgezza delle malattie tumorali. La radice del male stava però in una situazione sociale che per motivi di controllo politico tende a far considerare la sessualità come un’energia trasgressiva e pericolosa, oppure come una merce pornografica che va vissuta in modo coatto e mortifero. Oggi c’è ancora molto da fare per liberare la sessualità umana a favore della salute individuale e collettiva e il pensiero di Reich è in tal senso un contributo fondamentale ed estremamente attuale.
Ecco come sintetizza Wikipedia l’infausta sorte di Reich che lo portò alla prigionia e alla morte in quell’America che in un primo momento lo aveva accolta dalla sua fuga dal nazismo e lo aveva pure entusiasmato per i suoi valori di libertà (valori che indubbiamente esistono, ma che sono troppo spesso distorti e condizionati da una mortifera smania egoistica e prepotente di potere) :
“Nell’ultima parte della sua vita alcune ricerche da lui compiute lo portarono ad affermare di avere scoperto una presunta nuova forma di energia, il cosiddetto “orgone”. Queste teorie furono fortemente osteggiate dalla comunità scientifica, in quanto mancanti di prove sperimentali e di un apparato teorico a sostegno. Subì una condanna a due anni di reclusione; durante il processo a suo carico, avviato a seguito delle indagini della FDA statunitense sulla validità della sua presunta “terapia orgonica”, Reich sostenne che la Corte americana non era qualificata per giudicare le sue teorie e morì in carcere nel 1957 per un infarto.

Se oggi siamo un po’ più liberi da tabù e da condizionamenti lo dobbiamo anche a questo grande psicoanalista che aveva a cuore la vita umana fino al punto di pagare con la sua stessa vita, ingiustamente accusato e recluso e poi caduto, come un Socrate, un Cristo, un Giordano Bruno e come tanti altri noti e meno noti che sono stati follemente perseguitati per l’amore che hanno dato all’umanità.
[1] In II.3 vederemo che l’Orgone è quella particella che secondo Reich costituisce l’elemento psicobiologico basilare dell’energia vitale in quanto parte dell’ energia cosmica totale (vedi II.2).
[2] Il 1910 a Norimberga viene fondata l’Associazione psicoanalitica Internazionale, in cui confluivano gruppi di pensiero che provenivano dalle ‘scuole’ di Vienna, Berlino e Zurigo. La storia dell’Associazione si sviluppa in una lunga serie di fratture e seccessioni, a partire dalle critiche a Freud operate da Adler e da Jung e in una fase successiva da Sachs, Rank, Ferenczi.
[3] Questa espressione viene adoperata da W.Reich, ad esempio in Che cos’è la coscienza di classe.
[4] Alfred Adler (1870-1937) fu il protagonsta della prima lacerazione all’interno del movimento psicoanalitico nel 1911. La “Società per la psicologia individuale’ di fu fondatore era basata soprattutto su una comunanza di ideali politici, e i suoi membri erano quasi tutti aerenti al Partito Socialdemocratico Austriaco
[5] Sono molti gli scritti di Freud sulla relazione individuo-società, i principali sono considerati: La morale sessuale “civile” e il nervosismo moderno (1908), Considearzioni attuali sulla guerra e sulla morte (1915, Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), Il disagio della civiltà (1930).
[6] Su queste concezioni Reich svilupperà la sua opera Analisi del carattere (1933),
Bibliografia
Carotenuto, A. Trattato di psicologia della personalità, 1991
De Marchi, L. Vita e opere di Wilelm Reich, 1978
Fachinelli, E. Il bambino dalle uova d’oro, 1966
Freud, S.
Disagio della civiltà, 1930
La morale sessuale “civile” e il nervosismo moderno, 1908
Considearzioni attuali sulla guerra e sulla morte, 1915
Psicologia delle masse e analisi dell’Io, 1921
Il disagio della civiltà, 1930
Hellemberger, H.F. La scoperta dell’inconscio, 1970
Malinowski, B. citato in Reich, W. et al. Reich parla di Freud, 1954
Reich, W.
Analisi del carattere, 1923
Materialismo dialettico e psicanalisi, 1929
Psicologia di massa del fascismo, 1933
La riovoluzione sessuale, 1936
La funzione dell’orgasmo, 1942
La superimposizione cosmica, 1951
L’assassinio di Cristo, 1953
Robinson, P. A. La sinistra freudiana, 1969
Vegetti-Finzi, S. Storia della psicoanalisi, 1986
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