Trauma abbandonico, mortificazione, perdita dell’autostima e del senso di vivere.Pier Pietro Brunelli (Psicoterapeuta)
Uno dei traumi più profondi che una persona possa vivere: l’abbandono distruttivo, soprattutto quando arriva dopo anni di legame, investimento affettivo, progettualità, e quando colpisce in una fase della vita in cui le risorse psichiche non sono più quelle della giovinezza. Cerchiamo di comprendere con chiarezza questa cosi dolorosa traumaticità psicologia, questo lutto da morte e decomposizione dei sentimenti amorosi, questo ritrovarsi soli nel gelo affettivo mentre ancora si spera in un qualche sentimento del partner. Per dirla con Freud, la libido che lega i partner, in senso erotico-affettivo, si trasforma in destrudo. Il partner rifiutato si sente un rifiuto venendo trattato come tale,
1. Che cos’è davvero un abbandono distruttivo (e perché è traumatico)
Non è solo una separazione. È una frattura dell’ordine simbolico ed emotivo della persona abbandonata. Nel normale dolore di una rottura, il mondo resta comprensibile: “È finita, fa male, ma ciò che è stato aveva senso”.
Nel trauma d’abbandono distruttivo accade altro: la storia viene riscritta retroattivamente come solo negativa l’amore passato viene negato o deriso la persona viene ridotta a oggetto colpevole l’abbandono avviene nel punto di massima vulnerabilità Questo produce una violenza psichica, perché non si perde solo il partner, ma:
si perde il significato della propria vita affettiva si perde la fiducia nella propria percezione si perde la continuità dell’identità
2. Che cosa avviene nella mente di chi abbandona in modo distruttivo
È importante dirlo con precisione: non è un atto “razionale”, anche se spesso viene giustificato come tale.
Senza fare diagnosi, possiamo parlare di meccanismi psichici difensivi gravi:
a) Scissione
L’altro viene diviso in – prima: idealizzato o tollerato, poi: totalmente cattivo, indegno, colpevole. Questo serve a non sentire colpa, non sentire ambivalenza, non sentire dolore.
b) Proiezione
Tutto ciò che la persona non riesce a tollerare di sé: rabbia invidia senso di fallimento, vergogna, frustrazione esistenziale, viene espulso e messo addosso al partner.
c) Transfert vendicativo
Il partner diventa il bersaglio di: ferite antiche rancori accumulati odi non elaborati che spesso non nascono nella relazione, ma vengono lì agiti.
d) Disumanizzazione
Per poter essere spietati, bisogna smettere di vedere l’altro come persona: non conta se è malato, non conta se è in lutto, non conta se soffre,Conta solo svuotarlo, annientarlo, zittirlo.
In questo senso, ciò che descrivi non è esagerato definirlo agito patologico: non perché “il soggetto è folle”, ma perché la modalità è gravemente disfunzionale e violenta.
3. Che cosa avviene nella mente di chi subisce l’abbandono
Qui il trauma è profondo e stratificato.
a) Shock e disorientamento
La prima reazione è spesso: incredulità, confusione, paralisi.
La mente non riesce a integrare: “La persona che mi amava è la stessa che ora mi annienta?”
b) Crollo della fiducia epistemica: della capacità di ricostruire, dare senso
La vittima comincia a dubitare: della propria memoria, delle proprie intenzioni, della propria bontà.
Questo è devastante. Non è solo dolore: è smarrimento identitario.
c) Vergogna e auto-colpevolizzazione
Anche se le accuse sono ingiuste, qualcosa attecchisce: “Forse non valgo” “Forse non sono amabile” “Forse mi sono illuso”. La vergogna è uno degli effetti più tossici.
d) Perdita del futuro
Soprattutto “avanti negli anni”, l’abbandono distruttivo colpisce:
la speranza. la progettualità, il senso di possibilità. Non è solo “ho perso questa persona”, ma: “Forse non c’è più tempo” “Forse non c’è più spazio” “Forse non sono più desiderabile”
4. Le conseguenze psicologiche ed esistenziali possibili
Non sempre accadono tutte, ma i rischi reali sono: depressione maggiore, disturbi d’ansia cronici, sintomi post-traumatici (intrusioni, ruminazione, insonnia), isolamento sociale, perdita dell’autostima profonda, difficoltà a fidarsi di chiunque. Anestesia emotiva (“non sento più nulla”) – in casi estremi: ideazione suicidaria. Non perché la persona sia debole, ma perché è stata colpita nel punto più intimo: il diritto di essere amata.
5. Il senso (se c’è) di questa dolorosa traumaticità da abbandono distruttivo
Una verità difficile da accettare, ma ad un certo punto anche liberante, è questa: un tipo di abbandono parla molto più di chi lo agisce che di chi lo subisce. Non è una valutazione della tua dignità. Non è una misura del tuo valore. Non è una verità sulla relazione intera. È l’esito di: incapacità di elaborare il conflitto, incapacità di tollerare l’ambivalenza, incapacità di separarsi senza distruggere.
6. Come si può sopravvivere e non essere distrutti
Non con la negazione. Non con il perdono forzato. Non con la comprensione “psicologica” prematura. Ma con alcuni passaggi fondamentali:
a) Rimettere al centro la realtà
Non tutto ciò che viene detto è vero. Non tutto ciò che viene accusato è reale. La riscrittura unilaterale va contestata interiormente.
b) Dare un nome alla violenza
Chiamarla per quello che è: violenza emotiva/psicologica, abuso relazionale, agito distruttivo. Questo restituisce dignità.
c) Proteggere la propria integrità
Anche emotivamente: limitare il contatto, smettere di cercare spiegazioni da chi non può darle, non esporsi ulteriormente al veleno
d) Ricostruire lentamente il senso di sé
Con aiuto, se possibile: terapeutico, umano, relazionale. Perché ciò che è stato ferito non è la capacità di amare, ma la fiducia che amare non significhi essere annientati.
7. Una cosa essenziale da dire e da dirti, con forza:
Essere stati abbandonati in modo distruttivo non significa essere stati amati meno, ma spesso significa essere stati amati da una persona incapace di reggere l’amore senza trasformarlo in odio. E questo, per quanto doloroso, non ti definisce. E soprattutto: non sei sbagliato/a per aver amato. Ma un supoporto psicoterapeutico è sempre consigliabile. A volte anche un consulto può aiuutare moltissimo, sia per uscirne fuori, sia per recuperare la relazione, invece di commettere errori che possano peggiorare la situazione e a dissolversi.
Pier Pietro Brunelli (Psicoterapeuta)