Carmillismo| Vampirizzazione narcisistica al femminile
2026-09-1817 minuti di lettura Psicoterapia junghiana · Narcisismo e manipolazione affettiva
Il vampiro femmina nello sguardo psicologico junghiano. Carmillismo, Ombra del femminile e forme distruttive della relazione
di Pier Pietro Brunelli – Psicologo, Psicoterapeuta
Parlare di aggressività femminile non significa ridimensionare, relativizzare o tantomeno negare la violenza maschile. Significa affrontare una questione più ampia: la distruttività appartiene all’umano e non può essere assegnata preventivamente a un solo sesso.
La violenza esercitata dagli uomini contro le donne possiede dimensioni storiche, sociali, culturali e sessuali specifiche. Lo stupro ne costituisce l’esempio più evidente. Ma da questa constatazione non consegue che le configurazioni psicologiche distruttive, manipolative, narcisistiche o persecutorie appartengano esclusivamente al maschile.
Anche la donna può aggredire, manipolare, controllare, umiliare, sfruttare, perseguitare. Può farlo secondo modalità analoghe a quelle maschili oppure attraverso forme relazionali differenti. È proprio questa seconda possibilità che vorrei esplorare attraverso la psicologia del profondo e, in particolare, attraverso le immagini.
Prima della psicologia c’erano i miti
Prima che esistessero la psicologia e la psichiatria, gli esseri umani avevano già cercato di rappresentare le forze oscure che possono impadronirsi della psiche. Lo avevano fatto attraverso miti, fiabe, religioni, leggende e racconti popolari.
Demoni, streghe, sirene, vampiri, mostri e creature notturne possono essere letti, in una prospettiva junghiana e post-junghiana, come immagini attraverso le quali l’umanità ha dato una forma riconoscibile a esperienze altrimenti difficili da pensare: seduzione, possessione, dipendenza, aggressione, perdita dell’identità, fascinazione, paura, divoramento.
Non sono diagnosi. Sono immagini della psiche. In questa prospettiva, seguendo Jung e sviluppando una sensibilità vicina alla psicologia archetipica di James Hillman, l’immagine non deve essere immediatamente tradotta in una categoria clinica. Bisogna prima lasciarla parlare. L’archetipo non spiega la realtà, ma può renderla pensabile.
Una genealogia immaginale del femminile perturbante
Esiste un’impressionante costellazione di figure femminili perturbanti che attraversa culture ed epoche differenti. Lamaštu, nell’antica Mesopotamia, rappresenta una forza femminile minacciosa soprattutto per madri e neonati. Lilith appartiene a una complessa tradizione successiva, soprattutto ebraica, nella quale il femminile notturno assume significati di ribellione, autonomia e minaccia.
Nel mondo greco troviamo Lamia, progressivamente trasformata nell’immaginario in creatura divoratrice e seduttrice; Empusa, metamorfica e notturna; le Sirene, nelle quali la fascinazione diventa mortale.
Non dobbiamo costruire una falsa discendenza storica del tipo Lamaštu → Lilith → Lamia → Carmilla. È più corretto parlare di una genealogia immaginale: figure storicamente differenti nelle quali ritornano alcuni nuclei simbolici. Fascinazione e pericolo. Eros e distruzione. Accoglimento e incorporazione. Desiderio e perdita di sé. Ed è precisamente lungo questa linea immaginale che, nel XIX secolo, incontriamo Carmilla.
Carmilla: quando il vampiro entra in relazione
Nel 1872 Sheridan Le Fanu pubblica Carmilla, venticinque anni prima del Dracula di Bram Stoker. Carmilla introduce qualcosa di particolarmente interessante dal punto di vista psicologico. Il vampiro non arriva soltanto dall’esterno per aggredire la vittima. Entra in relazione con lei.
Carmilla crea vicinanza, intimità, fascinazione, ambiguità erotica. La relazione con Laura è femminile e presenta una evidente tonalità omoerotica. Mentre l’intimità cresce, Laura progressivamente si indebolisce.
È questa configurazione immaginale che mi ha suggerito un concetto che propongo di chiamare carmillismo. Non si tratta di una nuova diagnosi psichiatrica e non intendo trasformarlo in un’etichetta da applicare alle persone. Il carmillismo è piuttosto una immagine-concetto, una configurazione simbolico-relazionale attraverso la quale possiamo cercare di comprendere alcune modalità di vampirizzazione affettiva.
Che cos’è il carmillismo
Nella configurazione carmillistica l’appropriazione dell’altro avviene prevalentemente attraverso l’avvolgimento, l’intimità, la fascinazione, la fusionalità e la seduzione.
La formula potrebbe essere: «Ti nutro affinché tu possa diventare nutrimento per me».
All’inizio la relazione può presentarsi come straordinariamente nutriente. L’altro si sente visto, desiderato, compreso. Può avere la sensazione di avere finalmente incontrato qualcuno capace di accoglierlo completamente: «Con me puoi essere te stesso», «Io ti capisco come nessuno ti ha mai capito», «Con me puoi lasciarti andare», «Nessuno mi ha mai fatto sentire così».
La sessualità può intensificare enormemente questo processo. Eros, tenerezza, maternage, ascolto, complicità e disponibilità possono costruire una sensazione di eccezionalità. Ma, in una relazione distruttiva, ciò che inizialmente nutre può progressivamente diventare ciò che trattiene.
Aracne e Atena: l’Ombra nel conflitto tra donne
Un’altra immagine mitologica può aiutarci ad approfondire la metafora della rete: Aracne.

Nel racconto reso celebre dalle Metamorfosi di Ovidio, Aracne è una giovane tessitrice dotata di un talento straordinario. La sua abilità è tale da spingerla a sfidare Atena, dea della sapienza e delle arti, proprio sul terreno della tessitura. La disputa non avviene dunque tra un uomo e una donna, ma tra due figure femminili, e riguarda talento, potere, riconoscimento, orgoglio e autorità.
Aracne realizza un’opera perfetta. Ma ciò che rappresenta è ancora più provocatorio: nel suo tessuto mostra gli inganni e gli abusi attraverso i quali gli dèi maschili hanno posseduto o sedotto le donne. Atena non riesce a contestare la perfezione tecnica dell’opera, ma reagisce violentemente alla sfida. Aracne, disperata, tenta di impiccarsi; Atena la trasforma infine in ragno, condannandola a tessere per sempre.
Dal punto di vista archetipico, il mito è particolarmente interessante perché non permette una semplice divisione tra vittima e persecutrice. Aracne denuncia nel proprio tessuto la violenza e l’inganno del maschile divino, ma contemporaneamente entra in una competizione esasperata con un’altra figura femminile. Atena, dea della ragione, dell’ordine e della civiltà, di fronte alla giovane che mette in discussione il suo primato manifesta a sua volta un’Ombra: l’autorità può trasformarsi in rivalità, l’ordine in punizione, la superiorità in incapacità di tollerare il talento dell’altra.
Potremmo allora leggere il mito come rappresentazione di un problema che non riguarda “la donna” in quanto tale, ma i lati d’Ombra del femminile quando non vengono riconosciuti ed elaborati. L’Ombra può manifestarsi nella difficoltà a riconoscere valore a un’altra donna, nell’invidia, nella rivalità narcisistica, nella necessità di svalutare chi minaccia la propria immagine, ma anche nella trasformazione della propria ferita in una giustificazione permanente dell’aggressività.
Ed emerge qui un paradosso particolarmente attuale: aver subito o riconosciuto la violenza del maschile non immunizza automaticamente dalla propria distruttività. Aracne può denunciare gli inganni degli dèi e, nello stesso tempo, essere catturata dalla propria hybris. Atena può rappresentare ordine e intelligenza e, nello stesso tempo, diventare persecutrice quando il proprio primato viene minacciato. La psicologia dell’Ombra ci invita proprio a evitare la divisione moralistica per cui la distruttività sarebbe sempre collocata nell’altro.
Dalla tessitrice alla ragnatela
Ma Aracne introduce qualcosa di ancora più suggestivo per il nostro discorso sul carmillismo: la tessitura. Il ragno non insegue necessariamente la preda. Costruisce uno spazio nel quale sarà la preda stessa a entrare.
La ragnatela è sottile, quasi invisibile. È fatta di fili che singolarmente sembrano fragili, ma che nel loro insieme costruiscono un dispositivo straordinariamente resistente. In una lettura simbolico-relazionale, quei fili possono diventare: seduzione, tenerezza, sessualità, promesse, maternage, bisogno, esclusività, senso di colpa, idealizzazione, svalutazione, vicinanza e improvvisa distanza.
Naturalmente il mito di Aracne non “parla” di love bombing o di narcisismo nel senso contemporaneo. Sarebbe una retroproiezione indebita. Ma la sua immagine può offrirci una straordinaria metafora per pensare la relazione quando essa smette di essere incontro fra due soggetti e diventa progressivamente una rete organizzata intorno al bisogno di trattenere l’altro.
Ed è qui che Aracne incontra Psiche. Possiamo immaginare Psiche come una farfalla che entra nella tela di Aracne. Non vi entra perché desidera essere imprigionata. Vi entra perché inizialmente la rete non appare come una rete. Sembra un rifugio. Sembra una casa. Sembra amore.
«La trappola non deve apparire come una trappola. La rete deve sembrare un rifugio, altrimenti Psiche non vi entrerebbe.» — P.P. Brunelli
Quando Psiche tenta nuovamente di aprire le ali, scopre che ciò che sembrava sostenerla ora la trattiene. Aracne tesse, Psiche entra, Carmilla avvolge: tre figure differenti che, senza essere confuse storicamente fra loro, permettono di interrogare tre dimensioni dell’Ombra relazionale: la costruzione della rete, la vulnerabilità della psiche e l’incorporazione vampirica.
Riconoscere l’Ombra del femminile non significa demonizzare il femminile. Significa sottrarlo all’idealizzazione, perché soltanto ciò a cui riconosciamo anche un’Ombra può essere realmente pensato nella sua interezza.
Love bombing: quando la rete sembra un rifugio
Nel modello del carmillismo il cosiddetto love bombing può rappresentare una possibile fase iniziale. Non è una sequenza universale e non ogni innamoramento intenso è love bombing.
Ma in alcune configurazioni relazionali distruttive l’investimento iniziale può essere rapidissimo e potentissimo: idealizzazione, erotizzazione, promesse, esclusività, senso del destino. L’intensità viene scambiata per profondità.
Poi può iniziare la fusione. I confini progressivamente si assottigliano. L’altro diventa regolatore dell’autostima, del desiderio e della sicurezza. Ed è qui che l’immagine della ragnatela diventa particolarmente efficace. Immaginiamo Psiche come una farfalla. Entra in una rete perché i suoi fili non sembrano minacciosi. Sembrano sostegno, protezione, rifugio. Soltanto quando cerca nuovamente di volare scopre che quegli stessi fili che sembravano proteggerla impediscono il movimento.
Il materno d’Ombra
Qui incontriamo uno dei nuclei più delicati del problema. La dimensione materna non coincide naturalmente con la cura. Come ogni grande immagine archetipica possiede anche un’Ombra.
La Grande Madre può nutrire, generare e proteggere, ma simbolicamente può anche trattenere, inglobare, incorporare. Il messaggio «Ritorna dentro di me e sarai al sicuro» può trasformarsi in «Non separarti da me». Il materno protettivo diventa allora materno incorporante. La tana diventa fauci.
In alcune configurazioni narcisistiche questa dinamica può intrecciarsi con antichi conflitti verso il maschile e con complessi paterni non elaborati. Il partner presente rischia allora di diventare inconsapevolmente il destinatario di una battaglia molto più antica. Si potrebbe simbolicamente dire: punire il partner per punire il padre. È un’ipotesi clinico-archetipica, naturalmente, non una spiegazione generale dell’aggressività femminile.
Dracula, Carmilla e il Centauro
L’immaginario maschile presenta altre configurazioni. Pan e i Satiri esprimono nell’iconografia occidentale una sessualità istintuale, selvatica, irruente; alcuni loro tratti verranno successivamente rielaborati nell’immaginario cristiano del demoniaco.

Il Diavolo, Satana e infine il vampiro maschile moderno trasformano progressivamente questa immagine. Con Dracula la predazione si elegantizza. Il predatore non è più soltanto mostruoso. È aristocratico, affascinante, colto. La forza non scompare: viene rivestita di seduzione.
Un’altra figura fondamentale è il Centauro. Luigi Zoja, nel suo studio Centauri. Alle radici della violenza maschile, utilizza questa figura per interrogare la regressione del maschile civilizzato verso la violenza, in particolare quando l’individuo viene assorbito dal branco.
Potremmo allora distinguere, sempre sul piano immaginale: il Centauro irrompe e devasta; Dracula domina e possiede; Carmilla avvolge e incorpora. Ma queste immagini non descrivono “gli uomini” e “le donne”. Un uomo può agire modalità carmillistiche. Una donna può esercitare modalità draculiane. Le configurazioni possono mescolarsi nella stessa persona e nella stessa relazione. Il vampiro non ha necessariamente sesso. Sono le sue modalità di vampirizzazione ad assumere immagini sessuate.
Dal simbolo alla psicopatologia: una cautela necessaria
Il linguaggio archetipico non deve trasformarsi in psichiatria selvaggia. Narcisismo, disturbo narcisistico di personalità e psicopatia non sono sinonimi.
Nel DSM i disturbi di personalità tradizionalmente raccolti nel Cluster B comprendono disturbo narcisistico, borderline, istrionico e antisociale. La psicopatia, invece, non costituisce una diagnosi autonoma del DSM-5-TR. Soprattutto, possedere determinati tratti di personalità non significa essere violenti o abusanti.
La metafora vampirica può aiutarci a riconoscere alcuni fenomeni relazionali — idealizzazione e svalutazione, dipendenza, sfruttamento, manipolazione, perdita dei confini, uso strumentale dell’altro — ma non sostituisce una valutazione clinica. Il carmillismo, dunque, non è una diagnosi. È uno strumento simbolico di osservazione.
Il sangue dell’anima
Che cosa sottrae metaforicamente il vampiro? Non necessariamente denaro, beni o vantaggi materiali, anche se ciò può accadere. Può sottrarre qualcosa di più sottile: fiducia, desiderio, autostima, energia, progettualità, capacità di separarsi, possibilità di immaginare una vita fuori dalla relazione.
È quello che potremmo chiamare il sangue dell’anima. Quando una relazione distruttiva si interrompe, la persona può trovarsi in uno stato simbolicamente molto simile alla vittima del vampiro: non è più quella che era, ma non è ancora diventata qualcun altro. È sospesa.
Confusione, ansia, perdita dell’autostima, insonnia, sintomi psicosomatici, difficoltà a fidarsi, impoverimento dell’identità possono accompagnare questa esperienza. È nell’ambito di queste conseguenze che ho proposto negli anni il concetto di Trauma da Narcisismo (TdN): non come nuova diagnosi DSM, ma come modello di comprensione delle ferite che possono derivare da relazioni narcisisticamente distruttive.
Il rischio più inquietante: diventare ciò che ci ha ferito
Le antiche leggende sui vampiri contengono un’intuizione psicologica straordinaria. Chi viene vampirizzato rischia a sua volta di diventare vampiro. Tradotto psicologicamente: una ferita non elaborata può trasformarsi in modalità relazionale.
Chi è stato dominato può imparare a dominare. Chi è stato abbandonato può abbandonare preventivamente. Chi è stato umiliato può utilizzare l’umiliazione come difesa. Chi è stato manipolato può imparare a manipolare. Non è un destino. È un rischio.
Ed è qui che l’immagine di Chirone, il Centauro ferito e sapiente, offre il contrappunto necessario: la ferita può diventare ripetizione oppure conoscenza.
Dalla notte all’alba
Il vampiro appartiene alla notte. La psicoterapia, nella sua dimensione più profonda, non consiste soltanto nell’eliminare sintomi. Può accompagnare una persona attraverso quella notte affinché l’esperienza acquisti significato.
Alcune persone riescono progressivamente a riconoscere ciò che è accaduto, separare il proprio desiderio da quello dell’altro, ricostruire confini, recuperare energia e tornare a progettare. Altre possono irrigidirsi nella ripetizione: hanno bisogno continuamente di nuovi legami, nuove conferme, nuove fonti di vitalità attraverso cui sostenere un’identità fragile.
Per questo la metafora dell’alba mi sembra particolarmente importante. Il vampiro fugge la luce perché la luce rende visibile ciò che la notte permetteva di confondere. Guarire significa, almeno simbolicamente, riuscire a sopportare l’alba. Riconoscere la propria Ombra senza farsene possedere.
L’Ombra non ha un solo sesso
Studiare l’aggressività femminile non significa costruire una nuova demonologia della donna. Sarebbe semplicemente sostituire uno stereotipo con il suo contrario.
La prospettiva junghiana dovrebbe insegnarci precisamente l’opposto: l’Ombra che non siamo disposti a riconoscere in noi stessi viene facilmente proiettata sull’altro. Una società che vuole comprendere la violenza deve quindi essere capace di guardare l’Ombra ovunque essa emerga.
Riconoscere l’aggressività femminile non significa negare la violenza maschile. Significa assumere fino in fondo che anche la distruttività appartiene all’umano.
E forse è proprio questo uno dei compiti della psicologia: non stabilire quale sesso possieda il male, ma comprendere come una relazione nata sotto il segno di Eros possa progressivamente trasformarsi in una relazione di appropriazione. Perché Eros riconosce l’alterità. Il vampiro, invece, vuole incorporarla.
Nota dell’autore e convegno di Modena
Questo articolo sviluppa e sintetizza i temi dell’intervento “Il vampiro femmina nella psicologia junghiana: effetti traumatici e distruttivi sull’uomo”, di Pier Pietro Brunelli, psicologo e psicoterapeuta, presentato nell’ambito del convegno “LA VIOLENZA NON HA GENERE – Profili giuridici e psicologici dell’aggressività femminile”.
Modena, lunedì 21 settembre 2026 – ore 15.00–19.00. Sala Pucci, Largo Mario Alberto Pucci 40, Modena.
Nel corso dell’intervento viene proposto il termine “carmillismo” come immagine-concetto per indagare alcune configurazioni di vampirizzazione affettiva caratterizzate da fascinazione, fusionalità, seduzione, dipendenza e incorporazione dell’altro. Il termine non indica una categoria diagnostica.
Pier Pietro Brunelli — Psicologo – Psicoterapeuta; Dottore in DAMS – Spettacolo, laureato con il Prof. Umberto Eco; Specialista della Comunicazione Sociale – Università Cattolica; ideatore del concetto di Trauma da Narcisismo (TdN).
Albedo Imagination — www.albedoimagination.com
Riferimenti essenziali
Ovidio, Metamorfosi, libro VI (mito di Aracne e Atena).
Sheridan Le Fanu, Carmilla, 1872.
Bram Stoker, Dracula, 1897.
C.G. Jung, opere sulla psicologia analitica, gli archetipi e l’Ombra.
James Hillman, opere di psicologia archetipica.
Marie-Louise von Franz, studi sull’interpretazione psicologica delle fiabe.
Luigi Zoja, Centauri. Alle radici della violenza maschile, Bollati Boringhieri.
Dott. Pier Pietro Brunelli
Psicologo e Psicoterapeuta, psicoterapia a indirizzo analitico junghiano. Riceve a Roma e in videochiamata.