Indignazione, indifferenza ed equilibrio interiore
2016-03-1829 minuti di lettura Psicoterapia junghiana · Narcisismo e manipolazione affettiva

Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere umani:
la facoltà di indignazione e l’impegno che è la diretta conseguenza.
(Indignez-vous, Stéphane Hessel, 2010)
L’insostenibile indifferenza dell’essere
Una volta andai in chiesa ad ascoltare un’omelia di Don Gallo presso la sua parrocchia di Genova. Quella volta Don Gallo doveva essere particolarmente ispirato. Con un trasporto gestuale autentico ha mostrato il palmo aperto di una mano e poi ha ostentato il gesto di contare fino a cinque, accompagnandolo a viva voce : “ 1… 2…3 … 4 … 5”. Poi una lunga pausa, durante la quale tutti i presenti restarono assorti, con espressioni tra l’interrogativo e l’ipnotico. Allora Don Gallo ha alzato la voce, ha stretto il pugno, e ha detto: “Ecco! Contate fino a 5… ogni cinque secondi muore un bambino, di fame, di miseria, di abbandono…”.
Don Gallo voleva così far comprendere nel profondo dei sentimenti che non c’è tempo da perdere, e che non basta solo pregare, bisogna anche indignarsi e fare qualcosa di solidale. I profughi di guerre, nelle quali gioca la sua parte l’Occidente vengono respinti, o trattati non umanamente, o anche lasciati morire in mare. Non è vero che non ci sono soluzioni e che si fa di tutto per salvarli. Non è vero che la fame nel mondo e le guerre sono un destino ineluttabile. Si tratta piuttosto delle conseguenze di una società che, per quanto si dica avanzata e civile, è diretta e controllata da poteri dominanti, secondo logiche di fondo che sono ancora barbariche.
In questo articolo voglio sostenere che è piuttosto impensabile l’idea di stare in equilibrio e di stare bene con se stessi se ci si infischia dei mali del mondo. Se ciò appare possibile è solo grazie ad una forma di narcisismo vampirizzante e di ignavia, che poi sfocia in ulteriori problematiche ed infelicità. Inoltre se non si riesce a percepire e ad esprimere la propria indignazione solidale rispetto ai mali del mondo allora si cade più facilmente preda di stati depressivi e ansiosi, i quali hanno una loro origine anche nel senso di impotenza e di frustrazione sociale.
Tante persone civili, umane, democratiche sono indignate per la barbarie imposta dall’intreccio tra politica, economia, finanza e corruzione, al quale non sembra esserci scampo. Bisogna che l’indignazione venga sempre sorretta e attivata nella direzione più efficace possibile. La salvezza di se stessi, dei figli, dei nipoti, di chi amiamo e degli altri, dipende sempre più da una qualche intenzione, predispozione e azione volta a salvare il mondo.Purtroppo anche se ci indigniamo possiamo cadere facilmente nell’indifferenza. Non si tratta solo e sempre di egoismo menefreghista, ma anche di difendersi dalle immagine e le notizie di orrore e di dolore che i media ci rinviano a centinaia ogni giorno, ma senza che mai si intravedano soluzioni.Vi è però anche uno stile di vita improntato all’indifferenza, come una sorta di corazza narcisistica che fa sentire gioie e dolori solo rispetto a se stessi. In altri casi non vi è indifferenza narcisistica, ma difficoltà recepire e ad esprimere la propria indignazione e ciò genera ansia, paure, insicurezze.
Ma molte persone soffrono o sono contente solo ed esclusivamente per quanto attiene al loro mondo e quello delle persone che interessano direttamente. Per i bambini che muoiono ogni 5 secondi tuttalpiù si scuote la testa e poi non ci si pensa più. Si crede così di mettersi in salvo da emozioni negative, o dal senso di impotenza. Ci sono persone che per non provare senso di colpa finiscono con il considerare che è tutta colpa dei genitori di quei bambini, che in fondo le guerre le hanno volute loro, e che se sono affamati è perché sono fannulloni ed ignoranti. In ogni caso, troppo spesso, ce ne laviamo le mani.

Eppure nel profondo della coscienza ed anche nell’inconscio c’è qualcosa che rimane sporco, e che finisce con il generare disturbi, insicurezze e rende la vita personal e relazionale più misera e insoddisfacente. Se non viene preservato un sentimento ed una coscienza di appartenenza all’ umanità, le possibilità di trovare un equilibrio interiore sono seriamente compromesse. Coloro che voltano lo sguardo da un’altra parte e non hanno a cuore il mondo, non hanno neppure a cuore il loro proprio Sé, e quindi, la loro vita interiore sarà piuttosto misera, malsanamente narcisistica, anche se esteriormente può apparire ricca e persino felice. Coloro che invece non sono indifferenti, ma non riescono a dare un senso espressivo alla loro indignazione diventano più ansiosi e depressi. Gli indifferenti narcisisti contribuiscono a generare un clima umano deppressogeno e ansiogeno, improntato all’egoismo e alla sopraffazione del più forte ed anche del più cattivo.
Nella mia attività di psicoanalista mi sono reso conto che la ‘guarigione psicologica’ ha molte possibilità in più di affermarsi nell’individuo, quanto più esso sia in grado di preservare una sensibilità aperta verso i problemi degli altri, della collettività, del mondo (e che quindi non riduce il mondo alle sue proprie questioni personali). Ciò vuol dire, in una concezione junghiana, che la persona ha un Sé più sviluppato, il suo modo di essere è riferito non solo all’Ego, ma anche al suo senso di ‘re-ligio’ , di appartenenza e di relazione responsabile, rispetto alla totalità, all’Universo, alla natura, alla collettività. Egli percepisce che il suo bene è anche il ‘bene comune’ e viceversa, perciò si indigna con sincerità quando il bene comune viene calpestato e vampirizzato.
Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. L’odio è spesso una variante impazzita dell’amore. L’indifferenza invece riduce a nulla l’altro, non lo vedi neppure, non esiste più. E nessuno ha il diritto di ridurre a nulla un uomo. L’indifferenza avvelena la terra, ruba vita agli altri, uccide e lascia morire; è la linfa segreta del male. (Ermes Ronchi)
Essere indignati o essere depressi
L’essere indignati in modo solidale, per le inaccettabili disuguaglianze ed ingiustizie del nostro tempo e della nostra specie, ha un suo valore terapeutico per se stessi e per gli altri. Ciò mi è stato ancora più chiaro grazie al ‘grandissimo libretto’ Indignez-vous ( Indignatev i, 2010) scritto da Stéphane Hessel, un ‘grande vecchio’che ha saputo parlare ai giovani, un partigiano francese, pensatore e divulgatore di valori umani di libertà e di giustizia – il quale, nel 2013 ha lasciato questo mondo con il corpo, ma non con lo spirito e con l’anima.

Come psicoterapeuta mi sono reso conto che esprimere in qualche modo l’indignazione e la concreta solidarietà, fa bene, non solo ad altri, ma anche a se stessi, perché l’essere umano, per preservare l’equilibrio interiore, ha bisogno di esperire un senso d’amore collettivo e universale… A volte ci si sente frustrati perché pur volendo non si sa cosa fare per esprimere la propria solidarietà e la propria indignazione. Si teme di restare inutilmente a parlare e a pensare laddodove occorrerebbero ‘facta no verbam’ . Allora si rinuncia anche a parlare e a riflettere, pensando che non ci si possa fare nulla. Eppure non è così, informarsi, approfondire, comunicare è sempre più importante per ‘prendere coscienza’ e contribuire affinché la coscienza individuale e sociale non venga egemonizzata da modelli dominanti uniformanti, unilaterali, normatizzanti e all’insegna di un unico “pensiero unico”. I ‘social media’ hanno una loro importanza per ‘prendere coscienza’ e comunicare sulle questioni del mondo e della società – e quindi non sono solo un passatempo o una opportunità di scambio culturale, non sono solo ‘media intimi’, che riguardano la salute individuale, o la propria anima che però resta indifferente all’ Anima mundi .
E’ fondamentale – anche per il proprio equilibrio interiore – comprendere che molti mali del mondo non sono l’effetto della cattiveria umana in generale, ma del fatto che sono deliberatamente provocati affinché i grandi poteri economici finanziari e produttivi del mondo ne traggano vantaggi. E’ importante capire che ciò non genera solo orrori nei paesi più poveri, ma anche nelle nostre società opulente dove sempre più vasti strati della popolazione scivolano verso la povertà, e comunque perdono il loro diritto al lavoro, alla casa e a poter vivere dignitosamente.
Molti casi di depressione e di suicidio a causa della ‘crisi’ – che poi è occasione di guadagno e di potere per determinati ceti dominanti – dipendono dalla desolazione psicologica di chi vede intorno a sé la tendenza a vivere nell’indifferenza e nell’ignavia. Tuttavia l’abbattimento diventa tanto più depressivo e patologico quanto più una persona non si indigna e quindi non lotta per i suoi diritti, e non soltanto per i suoi propri diritti, ma in uno spirito di solidarietà con altri che parimenti subiscono ingiustizie e soprusi.
Il fatto che i mass media parlino a tambur battente della crisi e della disperazione nel mondo sembra quasi voler svolgere una funzione depressogena, per abbattere le coscienze, e non per sollecitare una partecipazione affinché vengano individuate le possibili soluzioni. Queste soluzioni per quanto complesse ci sono, ma metterebbero in difficoltà i trafficanti di armi, molti speculatori finanziari, e un sistema produttivo che si fonda sullo sfruttamento di mano d’opera e delle risorse energetiche a basso costo, e che in questa logica intende la globalizzazione (a costo di guerre mascherate dai soliti pretesti di pace, di difesa e di democrazia, e persino di alleanze con dittature che finanziano il terrorismo internazionale). Ecco che se ci si permette di fare questi ragionamenti si rischia di essere accusati di ‘complottismo’. Bisognerebbe allora addomesticarsi ad accettare l’informazione superficiale, manipolatoria e di parte di coloro che in effetti ‘complottano’ affinché non vi sia una presa di coscienza collettiva.
Ma la depressione, l’ansia, le disfunzioni narcisistiche e borderline, traggono origine non solo dall’infanzia, dalla famiglia, dagli amori delusi, ma anche dalle malattie e dai mali della società e del mondo. Se non ci si cura del mondo, non ci si cura neppure di aspetti profondi di se stessi e si diventa più esposti al malessere interiore, per quanto lo si possa verniciare di narcisistica indifferenza, e quindi di ‘non essere’.
Mali del mondo e mali personali
Dagli scritti dello psicoanalista James Hillman – fondatore della ‘psicologia archetipica’ in continuità con il pensiero di Carl Gustav Jung – i nostri problemi psicologici, le nostre malattie mentali, non sono solo una questione individuale e non è quindi sufficiente una terapia che non tenga conto del contesto psicoculturale in cui viviamo. Il nostro malessere psicologico è dovuto anche alle idee malate che circolano intorno e dentro di noi, soprattutto qualora non ce ne rendiamo conto, e ne siamo allora tanto più condizionati. Viviamo in un mondo psicopatologico, governato da ‘idee malate’ che si impossessano di gruppi di persone che impongono queste malattie al mondo. E’ così che si instaurano forme di governo prepotenti maligne e vampirizzanti, cioè tirannie che possono agire nell’ombra, attraverso la manipolazione, attraverso la diffusione di idee malate che si impossessano anche dei loro sudditi, i quali in tal modo vengono controllati e schiavizzati a partire dal loro inconscio, dai loro stessi pensieri che in realtà non sono i ‘loro’, ma sono indotti come un’infezione, come un’epidemia silente.
Nell’antica medicina cinese, ma anche in quella ippocratica , gli organi del corpo che sono considerati in modo psicosomatico, cioè in modo olistico rispetto alla mente e all’anima, hanno una precisa analogia con le forme di governo della società, e quindi le malattie e le disfunzioni sociali hanno un loro correlato leggibile nelle malattie dei corpi e delle menti. Le arti della politica, come cura della ‘salute pubblica’, e della terapia come cura della ‘salute privata’ sono per diversi aspetti, non soltanto due metafore parallele, ma due piani che si intersecano interagenti.
Quanto più non siamo in grado di vedere con empatia, ragionevolezza e compassione le malattie sociali e del pianeta, tanto più la nostra psiche patisce e si ammala per mancanza di spirito, l’energia vitale si vizia e si indebolisce, ed anche la nostra salute psicosomatica diventa più fragile. Ciò che non turba la coscienza, magari assuefatta ad accettare un mondo malatissimo, rimuovendolo dalle proprie preoccupazioni, girandosi dall’altra parte come qualcosa che tanto non si può affrontare se non ricavandone qualcosa per se stessi, tanto più l’inconscio viene turbato, in quanto in esso vi è una carica archetipica ed istintiva che ha bisogno di uscire dall’egoismo e di tutelare non solo la propria individualità, ma la specie animale e la natura alla quale appartiene. Se la specie è malata, la natura è malata, anche l’individuo nel suo inconscio si ammala, e queste malattie si manifestano nella forma di disturbi e disfunzioni individuali – ansie, depressioni, bipolarismi, ossessioni e manie – che per essere curate necessitano di una consapevolezza che non riguarda solo la vita personale, ma anche quella della società e del mondo in cui viviamo. Si tratta di una consapevolezza del proprio ‘essere nel mondo’ , del proprio Sé, che non è solo il proprio Io, ma è una funzione che rende la soggettività come partecipe dell’Universo, e la rende quindi ‘spirituale’ oltre che ‘ragionevole’. L’anima per essere curata, per nutrirsi ha bisogno di ‘spirito e ragione’, e quindi di una visione di se stessi che non viene marginalizzata e deformata all’’ombra delle maggioranze silenziose’ che spingono a rifugiarsi nella soluzione dei propri problemi, o in un ‘conosci te stesso’, pseudo ascetico, che rinuncia a capire il mondo in cui si vive e ‘lo spirito del mondo’ in nome di una consapevolezza interiore depurata dalla ‘mondanità’. In realtà il mondo esteriore è anche dentro al mondo interiore e le condiziona nascondere la sua virulenza rispetto ad un’analisi, una diagnosi ed una terapia che dovrebbero invece impegnarsi ad una ‘cura di sé’, contestualmente ad una ‘cura della collettività’, e quindi della società e della cultura.
Schizofrenia dei massmedia ed emozioni disturbate

Fino a che punto i nostri problemi sono proprio i ‘nostri’? E fino a che punto si sono infiltrati in noi da idee, credenze e convinzioni ‘schizoidi’, che ci sono inoculate dalla cultura, dalla pubblicità, ad esempio, o da una manipolazione disinformativa rispetto al mondo in cui viviamo? Se consideriamo che eminenti studiosi, accettando in modo più o meno complice o collusivo, di dedicarsi a sofisticate teorie e analisi di marketing che oggi le marche – brands – sono considerabili come “persone”, si può meglio comprendere come mai le persone si sentano marche, e come mai il loro problemi di narcisismo patologico o di ferita narcisistica siano leggibili anche come difficoltà a vendersi o a dominare il ‘mercato delle anime’. In ciò viene snaturata anche il potenziale trasformativo, conoscitivo e solidale dei social network che inconsciamente diventano vetrine, più o meno di successo, o più o meno fallimentari, per competere e vendere la propria ‘merce’, cioè se stessi (spesso anche con vere e proprie manovre di falsificazione, edulcorazione e spionaggio industriale che finiscono con il rovinare la privacy e i sentimenti di se stessi e degli altri).
Come può il nostro sistema emotivo non reagire ‘male’ alla schizofrenia di messaggi di Tv e giornali e altri media che, da una parte inneggiano al godimento di un benessere ideale e materiale, al ‘paradisiaco cabaret dei consumi’, e da un’altra parte ci mostrano delitti, atrocità, ingiustizie, miseria, morte e mortificazioni della vita umana e dell’ambiente? Su una doppia pagina di una rivista o di un giornale, o tra uno spot televisivo e un telegiornale, siamo incalzati da un continuo bipolarismo mediatico che sottopone il nostro sistema psicoemotivo a continui sbalzi umorali disforici ed euforici, come mai poteva avvenire in epoche precedenti. E allora perché non vedere, ad esempio, un’ inquietante ‘convergenza parallela’ tra il dilagare dell’anoressia mentale nelle società ‘opulente’ e la fame e la miseria di massa? Forse che l’inconscio di alcune persone reagisca rifiutando il cibo, e quindi la materia, in quanto ha un bisogno di spirito che viene mortificato e violentato, non solo a causa di una condizione di incomprensione famigliare e relazionale, ma da ragioni economiche volte ad un’efficienza consumistica e che resta indifferente alla morte per guerra e per fame? Non basta dare la colpa all’Isis, a questa o a quella potenza, bisogna prendere atto che i messaggi dei massmedia sono manipolatori similmente a quelli che si diffondono nelle propagande di guerra. Le tragedie umane sono dovute al mantenimento di prepotenti interessi economico-politici che competono, ma anche se la intendono per spartirsi il mondo a livello globale. Se ciò non viene compreso, e quindi non suscita indignazione e solidarietà, l’inconscio reagisce in modo disfunzionale: o verso l’egoismo narcisistico, che è a sua volta prepotente e mistificatore, o verso sindromi ansioso-depressive, ed anche ‘sindromi marginali’ e ‘disturbi bipolari’ che vanno a compromettere gli istinti, i sentimenti, i pensieri e le relazioni personali e sociali.
Idee malate nelle persone e nel mondo
Dunque, se non comprendiamo il mondo esteriore non possiamo neppure renderci conto di come questo venga interiorizzato come oggetto schizofrenico e disturbante nella nostra fantasia, nella nostra immaginazione, nei sentimenti, nella sessualità, con tutto danno della salute mentale e di una vita che potrebbe comunque essere migliore se vissuta con maggior coscienza e maggiore impegno nella cura del mondo e delle idee malate che lo affliggono e ci affliggono. Se non si elaborano e si possiedono nuove idee risanate e prosociali, veniamo posseduti da quelle troppo vecchie e antisociali, che al fine colludono con le idee deella prepotenza. Come si vede la parola pre-potente indica che in realtà vi è un’impotenza che precede la potenza, un essere dominati dal bisogno di dominare, un pre-varicare, perché altrimenti non si riuscirebbe a ‘varcare’. Perciò ciascuno deve fare i conti con i pre-potenti, ma anche con la sua pre-potenza interiore che impedisce di acquisire una vera potenza matura, la quale consiste nell’emanciparsi e nell’acquisire il potere di essere liberi, di non essere condizionati da idee e pregiudizi imposte dalla prepotenza, e di impegnarsi verso una libertà che deve essere tale per tutti, altrimenti ritorna ad essere pre-potenza.

Psicopatologie economico-finanziarie
James Hillman nel suo libro Forme del potere (1995) facendo osservare che innanzitutto è importante comprendere le idee pre-potenti dell’economia patologica e patogena che sta continua a massacrare il mondo, a livello individuale e collettivo. Dice Hillman:

L’Economia è differente dagli altri imperi del mondo, dato che non dipende né dalle legioni romane, né dalle navi da guerra inglesi, o dalla polizia segreta, o dalle riserve di armi nucleari. Il suo potere, come quello delle religioni, è stato interiorizzato. Governa con mezzi psicologici. E’ l’Economia a determinare chi è incluso e chi è marginalizzato, distribuendo premi e punizioni quali ricchezza e povertà, vantaggi e svantaggi. Proprio perché questa interiorizzazione delle sue idee è così indiscutibilmente e universalmente accettata, è l’Economia il luogo ove risiede l’inconscio e dove il bisogno di analisi psicologica è maggiore. Non è più la nostra vita personale il luogo dell’inconscio – tutte le sedute terapeutiche, i gruppi di recupero e i consultori familiari, tutti i talk-show pomeridiani e le soap-opera hanno spalancato i ripostigli delle passioni e delle sofferenze private. L’inconscio è esattamente quello che la parola dice: ciò che è meno conscio perché è più usuale, più familiare, più quotidiano. E’ questo il ciclo quotidiano del business.
Proprio perché governano il mondo, le idee di business, specialmente l’idea che sostiene il suo potere – l’idea stessa del potere – deve diventare uno dei punti centrali per ogni psicologia che voglia tentare di capire i membri della società attuale. Il business non è semplicemente un fattore, una componente fra le molte che influiscono sulla nostra vita. Le sue idee costituiscono le trame e l’ordito fondamentali e imprescindibili su cui sono tessuti i modelli dei nostri comportamenti. Non si può sfuggire dall’Economia. Affrontare separatamente il tema del profitto, il desiderio di possesso, gli ideali dell’equa redistribuzione e della giustizia economica, il risentimento nei confronti del fisco, le fantasie di inflazione e di depressione, l’interesse per il risparmio, così come ignorare le psicopatologie del commerciare, del collezionare, del consumare, del vendere e del lavorare, e tuttavia pretendere di comprendere la vita interiore delle persone nella nostra società, sarebbe come analizzare i contadini, gli artigiani, le dame e i nobili della società medievale ignorando la teologia cristiana, come se fosse un fatto irrilevante. Oggi la nostra teologia è l’Economia, indipendentemente da come impieghiamo la domenica. Oggi l’Economia è l’unico effettivo culto sincretistico superstite, la nostra unica fede ecumenica. Fornisce il rituale quotidiano che unisce cristiani, induisti, mormoni, atei, buddhisti, sikh, avventisti, animisti, evangelisti, musulmani, ebrei, fondamentalisti e new ager, in quel tempio comune che accoglie tutti allo stesso modo e dal quale i mercanti non sono stati cacciati: la banca svizzera ( Hillman, Forme del potere, 1995:12).
Ed eccoci giunti al punto: le banche, il capitale finanziario, la borsa, le istituzioni monetarie… ed ecco che si scopre che attraverso questi luoghi l’economia diventa assai simile alla magia, al gioco d’azzardo, alla fiducia nella fortuna. La parola Economia è derivato da Oikos , che vuol dire ‘casa collettiva’’habitat comune’, e Nomos , che vuol dire legge e regole concordate per amministrare, produrre e distribuire ordinatamente a favore del Oikos . Ma quali sarebbero le regole non puramente formali, ma sostanziali, che regolano l’economia dei mercati e della finanza oggi? I mercati, si sa, con il neo-liberismo hanno assunto la regola della deregulation, cioè avrebbero in se stessi un dispositivo virtuoso che si regola da sé. Sebbene ciò con tutta evidenza non sembra sia vero, si insiste in un atteggiamento fideistico, e cioè come in ambito magico-sacrale bisogna avere fede, cioè fiducia nella ‘sorte dei mercati’, nella speranza di nuovi ‘miracoli economici’.

Ma è in banca, cioè nella finanza e nella moneta, che l’economia non può contare propriamente su una fede teologica, su un principio supremo e s uper partes di autoregolazione da ingraziarsi. Nella finanza le leggi divine del mercato che in qualche modo premierebbero i bravi e punirebbero i cattivi non sussistono. In campo finanziario la devozione non riguarda tanto un credo religioso, quanto di tipo magico-propiziatorio, esso viene affidato ai ‘maghi e ai guru della finanza’, nonché a sistemi che presuppongono tortuose speculazioni, che vanno a vampirizzare il benessere e gli equilibri della società e dell’individuo.
Il rimosso dei mali nel mondo nei mali personali
Il mio lavoro nella psicoanalisi mi ha fatto comprendere dal ‘vivo’ come ciò che è rimosso e che si ha resistenze a fare emergere ed elaborare è il contenitore condizionante di molti fattori di malessere e di infelicità. Il rimosso è alla base di un ‘complesso individuale’ condizionante, nevrotizzante o psicotico’ che fa emergere ‘difese negative e distruttive’. Poi, per quanto ciascuno abbia i suoi problemi con il suo rimosso e il suo inconscio, ciascuno è parte della collettività e dell’umanità, ed è anche vittima/artefice/carnefice di tabù, manipolazioni e rimossi inerenti la cultura e lo ‘spirito dei tempi’. Il vivere in un mondo ove tra ricchezza e povertà c’è un divario così grande da comportare la morte per fame per una grande parte dell’umanità, comporta una forte attività di rimozione nell’inconscio individuale e nell’”inconscio collettivo” (nei termini di Jung).
Il rimosso intorno alla fame nel mondo, le guerre, le ingiustizie, i profughi, l’inquinamento determina nuclei negativi occulti nella psiche individuale e nella ‘psiche sociale’ fa rimordere la coscienza, con due differenti risultati l’indignazione solidale, o l’indifferenza narcisistica, la quale comporta il tirare avanti fregandosene, e sviluppando comportamenti egoistici aggressivi e distruttivi che sono alla base delle logiche di prepotenza. D’altro canto l’indignazione rischia di tradursi in un vago ‘senso di colpa’ dal quale si vuol rifuggire con atteggiamenti e atti caritatevoli, che non si impegnano a capire, a battersi e a fare in una direzione che rende davvero possibile eliminare lo spettro della fame nel mondo. E’ quindi necessario impegnarsi a capire, diffondere e sviluppare la comprensione di un problema che ritorniamo a ripetere, non solo è solubile, ma è stato determinato e viene mantenuto apposta per garantire ai prepotenti una loro posizione di ‘dominio maligno e vampirizzante’ [1] , che si preserva quanto più vengono occultate e rimosse le cause originarie del problema, giacché sono fondamentalmente le stesse che esacerbano la situazione attuale.
Il rimosso di cui stiamo parlando è qualcosa di molto grosso, che viene occultato da una generale strategia massmediatica che tende a proporre il problema degli orrori del mondo – provocati essenzialmente da logiche economico politiche neobarbariche – siano solo sfortunate calamità dovute la cattiveria umana, o all’ignoranza in generale. Oppure i padroni del mondo si accusano a vicenda, e anche quando aggrediscono e distruggono affermano di farlo per la democrazia e la pace. La manipolazione e il depistaggio delle vere ragioni del male e del malessere rende quasi impossibile elaborare elaborare il rimorso/rimosso (per dirla con De Martino).
L’anima mundi è vampirizzata dall’ignavia

“Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.”
Albert Einstein
E’ essenziale che sempre più persone, con i loro mezzi e disponibilità si impegnino ad elaborare e a trasformare la vampirizzazione distruttiva e patologica del pianeta e dei suoi abitanti ad opera di un ‘dominio maligno e prepotente” tutt’oggi all’opera, e spesso mascherato da alta finanza e da esigenze di mercato. D’altra parti i ‘vampiri’ non sono da individuarsi strettamente in un gruppo di individui specifici, quanto in una malattia narcisistica e psicopatica che è insita nell’umanità. La ‘cura antivampirica’ per un nuovo mondo possibile deve agire sul doppio registro delle lotte per la giustizia e la libertà, e con una presa di coscienza che sia anche spirituale e psicologica, e con ciò viene anche favorita duna liberazione e una armonizzazione del ‘mondo interiore’.
Se non ci si chiede il perché delle immense tragedie del mondo, e le si ritiene solo come un’inevitabile realtà che compare sugli schermi televisivi, allora si può diventare disumani, o anche solo parzialmente umani, morti nell’anima, apatici ed indifferenti, ovvero ‘ignavi’. Costoro in cambio di qualche mangiatoia, o anche solo di qualche piccola sicurezza se ne fregano di tutto; anche se sono ricchi di proprietà materiali e sono istruiti restano degli esseri ‘poveri di spirito’, in quanto si adagiano a vivere nel rimosso e senza rimorso , senza guardarsi né dentro né intorno, e tirano avanti solo per se stessi. Così, masse di ignavi di ogni ceto sociale – pur senza essere direttamente complici e responsabili – favoriscono omertosamente il dominio vampirizzante dei prepotenti.

Dante descrive gli ‘ignavi’, come insignificanti morti viventi che popolano l’informe e alieno mondo dell’antinferno:
« E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: “Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?”.
Ed elli a me: “Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”.
E io: “Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?”.
Rispuose: “Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. »
(Dante Alighieri, Inferno III, 31-51).

Albedoimagination,con la sua piccola, ma sincera voce, si unisce a quanti lavorano per sensibilizzare la solidarietà verso la tragedia dei profughi.
E’ urgente che tutti – in particolare gli intellettuali, gli artisti ed anche gli psicologi – facciano del loro meglio e con ogni mezzo – con Internet, nei luoghi di lavoro e di studio, nello spettacolo e nella cultura, nelle piazze – affinché un’ indignazione solidale e risanante costringa i poteri dominanti a trovare soluzioni pacifiche ed adeguate per i profughi che fuggono da fame e guerre. Ciò è sempre più determinante per “restare umani” … così come esortava il giovane attivista e scrittore per la pace e la libertà Vittorio Arrigoni (1970 – 2011, trucidato a Gaza ).
Esprimere indignazione e solidarietà è terapeutico per se stessi e per il mondo.
Per cercare di essere più concreti ecco di seguito il link di un’utile articolo giornalistico che offre indicazioni su come partecipare
con attività e donazioni a gruppi, associazioni e fondazioni di solidarietà
per l’agghiacciante emergenza delle popolazioni in fuga da guerre, fame e miseria.
COSA POSSO FARE PER I MIGRANTI ?
[1] Da Voltaire a Marx la metafora del vampiro è stata più volte impiegata similmente a quella che qui intendo evocare a riguardo delle cause originarie ed attuali della fame nel mondo, per cui la fame, non è soltanto l’effetto vampirizzante dello sfruttamento indiscriminato dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente, ma è anche la condizione necessaria affinché tale vampirizzazione possa perseverare fino alle sue estreme conseguenze, ovvero la fine stessa della specie umana. Aggiungo che nel mio lavoro di psicoterapeuta e di psicoanalista ho fatto largo uso dell’immagine della ‘vampirizzazione’, sulla base di studi junghiani che la considerano in senso archetipico, come una forza distruttiva che cova nell’animo dell’umanità e del singolo, e che quindi danneggia sia se stessi e sia il prossimo. Vi è senz’altro un parallelo tra la vampirizzazione sociale e quella psichica, e questo lo hanno sempre osservato i grandi psicologici che hanno dedicato il loro sguardo indagativo anche alla dimensione sociale. Da Freud a Reich, da Fromm a Laing, ma anche da Jung ad Hillman. E qui voglio ricordare anche che sono pochi a sapere che Jung, nonostante sia stato accusato di una colpevole non curanza rispetto al nazismo o addirittura di aver insinuato qualche teoria che poteva favorire il razzismo (assurdo in quanto Jung con il concetto di archetipo ha considerato il valore profondo di tutte le culture, delle religioni e dei popoli) era stato l’agente segreto n.488 al servizio degli alleati per sconfiggere il nazismo e il fascismo. Insomma, a mio modo divedere, un buon psicoterapeuta deve rendersi disponibile per analizzare e combattere sia la vampirizzazione psichica e sia quella psicosociale, facendo quel che può, a seconda delle circostanze, ma con coraggio e determinazione.
Dott. Pier Pietro Brunelli
Psicologo e Psicoterapeuta, psicoterapia a indirizzo analitico junghiano. Riceve a Roma e in videochiamata.