Consulenza di coppia: riconciliarsi o voltare pagina nel bene.
2014-03-0730 minuti di lettura Famiglia, genitori, figli · La coppia
MEDIAZIONE E CONSULENZA FAMILIARE E PER LA COPPIA, PER SEPARAZIONI; DIVORZI E RICONCILIAZIONI CON UMANITA’, PSICOLOGIA (E risparmio di stress, tempo e denaro) (Alla fine di questa introduzione a cura del Dr. Pier Pietro Brunelli (Psicoterapeuta), si veda come ottenere questi servizi a cura del Dr. Cosimo Aruta (Psicoterapeuta e specialista della Mediazione familiare).

La separazione e il divorzio sono momenti cruciali e di grande sofferenza. Quando ci sono dei figli i problemi psicologici richiedono una fortissima responsabilità psicologica. Eppure le coppie che devono intraprendere il triste cammino della separazione e del divorzio raramente si avvalgono di una consulenza psicologica specialistica. Talvolta sono gli avvocati più bravi e più umani a doversi fare carico di funzioni psicologiche, ma ovviamente non hanno una preparazione specialistica in tal senso. Purtroppo, capita spesso che la disputa legale aggravi ancor di più la sofferenza psicologica, giacché il conflitto si disumanizza, diventa una questione di abilità legale nel combattere, nel cercare di sopraffare, piuttosto che di collaborare affinché l’iter si svolga nel modo più sereno possibile, per entrambi i partner e per i figli.
Si calcola che in Italia un divorzio posso arrivare a costare 23.000 euro – si contano circa 55.000 divorzi all’anno e 85.000 separazioni e il trend e in continua crescita. I danni psicologici di un divorzio sono ingenti e studi specialistici considerano che si tratta di un evento altamente stressante, dal quale possono derivare anche conseguenze sul piano della salute fisica (a causa di fattori psicosomatici). Ansia, depressione, crollo dell’autostima, possono condurre le persone a comportamenti autolesivi, come l’abuso di psicofarmaci, di alcol e droghe, a condotte pericolose e a scelte di vita sbagliate. La tensione può portare a problemi nella sfera lavorativa, nell’ambito delle relazioni famigliari ed amicali. Se vi sono figli, i problemi psicologici dei genitori ricadono su di essi.

Tuttavia le leggi in materia di separazione e divorzio, sebbene siano in costante revisione (per migliorarle) consentono in ogni caso di trovare accordi e di negoziare, soprattutto nell’interesse dei figli, ed anche per una equa relazione tra gli ex-partner. Allora che cos’è che manca? Perché spesso non si riesce a sopportare nel miglior modo possibile il trauma di una separazione o di un divorzio? La risposta è evidente: quando la tensione diventa alta e i problemi psicologici la esasperano ancora di più, occorre necessariamente una assistenza psicologica specialistica, la quale può riguardare sia un solo partner, sia entrambi i partner e sia la dimensione famigliare nel suo insieme in riferimento ai figli e ad altri parenti. Già da tempo negli Stati Uniti lo psicolgo attua l’importantissima funzione di Divorcer Planner , mentre in Italia si è ancora molto indietro a tale riguardo.
Dunque, quasi sempre, le persone sono lasciate sole (senza assistenza “psicologicamente umana”) a districarsi tra le pure argomentazioni e burocrazie legali lo sconforto può diventare insopportabile, così è facile allora che il conflitto si esasperi. A mio modo di pensare la consulenza psicologica, soprattutto quando ci sono dei figli, dovrebbe essere obbligatoria, ma questo non si può imporre (se non in casi estremi). Mi riferisco al CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) nominato dal Giudice che, ad esempio ha bisogno di un parere specialistico a riguardo dell’affidamento dei figli. Vi sono poi anche i CTP (Consulente Tecnico di Parte) nominato da una delle parti al fine di ottenere pareri che in ambito peritale favoriscano le sue richieste. Insomma gli psicologi nell’ambito di una separazione o di un divorzio sono intesi quasiesclusivamente come collaboratori peritali nell’iter giudiziario, e non come specialisti per consentire un’assistenza ‘umana’ rispetto allo stress, ed anche per favorire una visione nell’immediato ed in prospettiva volta ad un rasserenamento e ad un nuovo equilibrio.
VIENE ANCHE A VOLTE IL DUBBIO CHE UNA RELAZIONE IN CRISI POSSA PEGGIORARE A CAUSA DI UN ITER DI SEPARAZIONE NON MEDIATO PSICOLOGICAMENTE – OPPURE CHE UNA COPPIA IN CRISI NON POSSA RECUPERARE LA RELAZIONE PERCHE’ NON SI AVVALE DI UN CONSULTO PSICOLOGICO SPECIALISTICO E GIUNGE AD UNA SEPARAZIONE CHE POTEVA FORSE ESSERE EVITATA. MI RIFERISCO ALLA MEDIAZIONE E ALLA CONSULENZA FAMIGLIARE EALLA TERAPIA DI COPPIA (vedi in seguito a questa introduzione in cosa consistono questi servizi e come richiederli al Dr. Cosimo Aruta Psicoterapeuta e specialista della mediazione familiare).

Si tratta allora di diffondere una cultura psicologica capace di spiegare che lo psicoterapeuta NON E’ il classico ‘strizzacervelli’, ma uno specialista indispensabile affinché gli eventi dolorosi della vita possano essere sopportati e risolti nel miglior modo possibile. In particolare nel caso delle separazione e del divorzio si viene scossi da paure, rancori, sensi di colpa, gelosia, rabbia – sentimenti umani che non possono essere ricondotti all’equilibrio e alla saggezza soltanto attraverso gli strumenti legali – occorre specificamente un supporto psicologico adeguato. A prima vista potrà apparire come un costo in più, ma ben presto si comprenderà che esso può consentire di risparmiare risorse economiche e psichiche, nell’immediato e in prospettiva. D’altra parte, seppure in modo non sufficiente, data l’emergenza generale dei problemi psicologici nell’ attuale società, sul territorio esistono consultori e servizi di assistenza psicologica aventi costi molto ridotti – inoltre vi sono molti bravi psicologici con i quali è possibile negoziare le parcelle, in quanto gli psicologi sono una categoria professionale assai sensibile alle problematiche del prossimo, anche in termini economici. Va poi detto che anche quando non ci sono figli l’assistenza psicologica può essere fondamentale per preservare l’equilibrio e non agire in modo negativo, per se stessi e per l’ex-partner. Purtroppo, anche se le separazioni consensuali sono in numero molto superiore rispetto a quelle giudiziali, la ‘consensualita’ non implica necessariamente un minor stress psicologico, anzi, in certi casi questo può addirittura esasperarsi, proprio perché lo sforzo del negoziare raramente è lineare ed è sostenuto da competenze psicologiche.
Perciò, chi si trovasse ad affrontare il triste cammino di una separazione o di un divorzio, oltre a servirsi degli strumenti legali, dovrebbe avere cura di farsi assistere anche in senso psicologico. La separazione e il divorzio non devono mai diventare una guerra, e pur nella sofferenza, bisogna considerare che tali eventi, se vissuti in modo psicologicamente corretto, non sono soltanto una tragica porta che si chiude, ma anche una porta che si apre verso nuove esperienze di vita e, Deo concedendi , verso nuovi amori.
Invito quindi i lettori del blog a proporre un dibattito intorno a tale questione, al fine di elaborare utili riflessioni e a raccogliere informazioni per affrontare separazioni e divorzi in modo ‘psicologicamente umano’.
Separazioni e divorzi in Italia – Anno 2008 Diffuso il: 21 luglio 2010
https://www.istat.it/
La consulenza familiare, la terapia di coppia, la mediazione familiare.

La differenza tra queste tipologie di intervento dello psicologo, psicoterapeuta, mediatore familiare riguarda la condizione della coppia in crisi quando è maturata l’intenzione di farsi aiutare. In estrema sintesi la
Mediazione familiare è un intervento per la coppia dove la continuazione della convivenza risulta intollerabile. Il legame d’amore è irrimediabilmente distrutto e ognuno desidera continuare la propria vita senza il partner. Le problematiche emergenti sono tante, la gestione dei conflitti difficile. I bambini sono spesso le vittime innocenti che dovranno “pagare” il prezzo più oneroso a seguito della separazione dei genitori. La mediazione familiare riconosce la centralità dei bambini e aiuta i genitori a gestire il periodo di separazione e tutta la vita da genitori in contatto con i loro figli, per favorire un armonico sviluppo e una serenità di vita.
La consulenza familiare è aiuto per la coppia in crisi, dove è vivo il desiderio di superare le problematiche e continuare insieme l’esistenza con la gioia e il piacere di stare insieme. Ogni famiglia attraversa una successione di fasi distinte tra loro che scandiscono il suo percorso definendo il suo ciclo di vita. Ogni fase è caratterizzata da specifici compiti di sviluppo che comportano una ristrutturazione dei rapporti a livello di coppia, delle relazioni genitori-figli e di quelle con la famiglia d’origine.
La terapia di coppia è utile quando tra lei e lui sono presenti elementi strutturali che non consentono di esprimere l’amore per l’altro in modo maturo, adulto. Ogni individuo porta con se il suo passato, i suoi traumi, le sue sofferenze. Conoscersi profondamente e aprirsi all’altro consente all’amore di scorrere e crescere con lo scandire del tempo. L’impossibilità di farsi vedere autenticamente all’altro non permette alla coppia d’amore di transitare l’esistenza tenendosi per mano e guardandosi negli occhi. La terapia di coppia proposta aiuta i coniugi a prendersi cura delle differenze attraverso il dialogo e l’intervento psco-corporeo di indirizzo bioenergetico.
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Più dettagliatamente:

La mediazione familiare rappresenta una opportunità che offre ai coniugi un efficace strumento per riscoprire e considerare tutte le risorse presenti, nonostante lo scioglimento dell’amore coniugale. Aiuta gli adulti a valorizzare le rispettive competenze, mantenendo l’alleanza genitoriale nel lungo percorso di auspicabile collaborazione nell’esercizio amorevole della genitorialità, soprattutto per il benessere dei figli. E’ indispensabile conoscere i terribili e dolorosi percorsi cui i bambini sono vittime indifese per causa di una cattiva gestione dei conflitti da parte dei genitori. Una cultura che avverte la responsabilità di considerare il disagio, il malessere dei fanciulli con una cosciente responsabilità ex-ant; cioè prima che le violenze psicologiche, tipiche delle situazioni di accesa e duratura cattiva gestione dei conflitti, possano provocare conseguenze drammatiche e dolorose nei minori.
Il percorso di mediazione familiare rappresenta per la coppia un’opportunità per esplorare soluzioni illuminate e propositive a questi problemi dalle gravi conseguenze.
Nel difficile percorso di separazione coniugale l’obiettivo della mediazione familiare non consiste nel solo raggiungimento di accordi scritti e firmati dalle parti coinvolte. Gli accordi scritti, conosciuti come progetto di intenti, che rappresenta il prodotto materiale della mediazione familiare, hanno un valore solo temporaneo. Infatti, le situazioni della vita sono mutevoli e nel tempo possono cambiare, anche sostanzialmente, le condizioni soggettive o/e familiari. La mediazione familiare potrà considerarsi efficace se al termine del percorso di mediazione gli adulti avranno acquisito la capacità di confrontarsi, di comunicare e, soprattutto, di superare le fisiologiche crisi che la vita propone nello scandire del tempo, senza il continuo aiuto da parte del mediatore familiare.
Una nuova filosofia di vita nella gestione delle negatività come il livore, il rancore, la litigiosità, la competizione, spesso collegate alla separazione dei coniugi.

Questo orientamento risponde non solo ad un utile sfoltimento dell’intervento giurisdizionale, il valore più significativo risiede nel consentire alle parti in conflitto di negoziare le rispettive posizioni e rigidità, uscendo dalla controversia con la capacità di saper pervenire ad accordi condivisi e più rispondenti ai bisogni di tutte le parti coinvolte, soprattutto ai bisogni dei minori. Occorre prendere le dovute distanze da una logica che vuole sempre un vincitore e un vinto.
La mediazione familiare è sorta negli anni 70′ negli Stati Uniti. Si è diffusa poi in alcuni stati europei dove se ne riconosce l’utilità e l’efficienza. Ogni paese, per via delle caratteristiche sociali, politiche, economiche e culturali ha orientato i principi e gli obiettivi della mediazione familiare in base alle proprie realtà ed esigenze.
La mediazione familiare non pretende di risolvere la totalità dei problemi e delle conflittualità presenti nelle famiglie e nelle coppie coniugali, ma più realisticamente si propone di favorire la riapertura dei processi comunicativi e relazionali dei soggetti, soprattutto nei casi di separazione e divorzio.
La mediazione familiare si propone di diffondere una nuova cultura volta al superamento degli stereotipi sedimentati nella mentalità corrente, spesso ancorati alla colpevolizzazione e alla drammatizzazione della dissociazione coniugale. Questa nuova cultura favorisce nella coppia la rielaborazione in positivo delle potenzialità costruttive insite nella conflittualità, spesso ignorate.
La mediazione familiare è un percorso indipendente dal sistema giudiziario e non è una psicoterapia; è un iter volontario di gestione dei conflitti che si sviluppano nelle famiglie e nelle coppie; mette in condizione i soggetti interessati di individuare le soluzioni più idonee per la gestione ed il superamento delle criticità e delle difficoltà, tipiche di qualsiasi separazione o divorzio.
In questa ottica, la mediazione familiare è utile alla coppia per instaurare un clima di cooperazione e di rispetto reciproco per raggiungere il “self empowerment”.

Il self empowerment (auto emancipazione), è un concetto fondamentale nella mediazione familiare, aiuta il recupero della fiducia nelle proprie capacità, qualità e sensibilità, in un periodo caratterizzato da forte incertezza, come quello della separazione o del divorzio. Per il raggiungimento di questo positivo stato mentale, occorre che gli individui maturino la speranza nel futuro, consentendosi di sognare in costante e consapevole aderenza con la realtà.
La mediazione familiare nella sua autonomia non si pone come modalità sostitutiva o competitiva con il sistema giudiziario, non è un ripiego nei confronti del sistema legale e nemmeno verso la psicoterapia.
La mediazione familiare non vuole né vincitori né vinti è desidera considerare tutti i soggetti interessati sullo stesso piano.
IL MEDIATORE FAMILIARE E LA COPPIA, COSA SI IMPEGNANO A DEFINIRE INSIEME?
La volontarietà di entrambi di pervenire ad una separazione condivisa,
La qualità della comunicazione tra ex coniugi ed il suo mantenimento nel tempo,
Come comunicare la separazione ai figli, ai parenti, ed alle altre persone significative,
Come condividere la genitorialità nel migliore dei modi (alleanza nell’interesse dei figli),
Come organizzare il tempo da dedicare ai propri figli,
Le relazioni, i rapporti e la comunicazione con i nuovi partner, reali o potenziali,
Gli aspetti economici della separazione,.

CHE COSA NON È LA MEDIAZIONE FAMILIARE : negoziazione – arbitrato – consulenza tecnica – psicoterapia – conciliazione – imposizione – violenza – improvvisazione – obbligatoria – irrisolutezza – vincolata ad ortodossie – pratica legale – pratica psicopedagogica – egoismo – decisionismo ed ottimismo ad oltranza – autoritaria – un compromesso – permissivismo – eliminazione del conflitto – colpevolizzazione – risoluzione di tutti i problemi.
CHE COSA COMPORTA LA MEDIAZIONE FAMILIARE:
cooperazione – creatività – positività – collaborazione – senso di responsabilità – comunicazione – conseguimento di un accordo – un lavoro difficile, impegnativo e stressante – centralità della prole – una nuova ctura della separazione e del divorzio – gestione delle conflittualità – rispetto – uguaglianza – parità – libertà – sviluppo delle risorse umane – fiducia nella potenzialità individuale ed interpersonale.
CHE COSA È LA MEDIAZIONE FAMILIARE, CONCRETAMENTE?

Il Mediatore Familiare, concretamente, deve avere al centro della propria etica professionale il preciso obiettivo di attuare una restituzione, ai coniugi in mediazione, circa l’insieme dei loro riferimenti personali, patrimoniali e valoriali, liberati dalla conflittualità presente e indirizzati verso un accordo futuro per effetto della libera e consapevole capacità di negoziare delle parti. Questo tipo di capacità negoziale dovrà evolversi nel cuore dei genitori nella piena e condivisa consapevolezza che l’equilibrio di ogni decisione dipende, sostanzialmente, dalla loro capacità di continuare ad amare i loro figli. Questa concezione della transazione, dove molti interessi sono in gioco, richiede un livello di quiete tra papà e mamma, indispensabile per poter imparare a trovare insieme accordi durevoli e condividere serenamente la genitorialità.
MEDIARE E’:
Attivare un processo per fasi o stadi (ben individuabili) in cui il mediatore controlla la regolarità del processo, mentre la coppia ne determina i contenuti.
Per trarre dei riferimenti di etica e di valore professionale, comuni alle specifiche deontologie professionali coinvolte nella formazione del singolo mediatore familiare, è possibile orientarsi secondo i seguenti principi metodologici:
COMUNICAZIONE. La mediazione familiare può attivarsi e procedere solo con il principale obiettivo di rimuovere le difficoltà di comunicazione delle parti durante la loro esposizione delle ragioni del conflitto e, comunque, durante tutte le fasi di mediazione.
FUTURO. La mediazione familiare deve indurre la percezione delle priorità negoziali verso il futuro, superando i contesti di rivendicazione propri del passato delle parti, aprendo prospettive per favorire l’implemento della capacità delle parti di trovare, insieme, possibili soluzioni in relazione ad ogni singolo problema.
NECESSITA’ PSICO-EMOTIVE. La mediazione familiare deve aiutare i genitori a tenere in giusto conto le necessità psico-emotive di ciascuno di loro, dei figli e, soprattutto, della possibilità di investire sulla disponibilità dell’altro come co-genitore, nell’interesse dei figli. I genitori avranno, nel corso della mediazione, l’opportunità di darsi reciprocamente atto che i possibili effetti negativi, derivanti dai dissapori passati tra loro, non dovranno mai colpire i bambini. Questa è una preziosa alleanza che dovrebbe accompagnare gli ex coniugi per tutta la vita.
PREVENZIONE. la mediazione familiare deve tendere a costruire uno schema orientativo di riferimento per la soluzione delle controversie anche future; di qui la necessità di riconoscere, secondo criteri di cognitivismo valoriale, il fondamento etico della genitorialità. Il mediatore familiare ha una enorme responsabilità e solo se saprà raggiungere il cuore dei genitori potrà soddisfare interamente la sua funzione preventiva. Per questo obiettivo, che rappresenta il valore più importante della mediazione, il mediatore familiare deve riuscire a sentir suonare dentro di se la sofferenza di fanciulli, non in senso lato, nel concreto: situazione per situazione, mediazione per mediazione.

LA CONSULENZA FAMILIARE
La consulenza familiare è un intervento professionale sui conflitti familiari, diverso dal contesto mediativo. La consulenza familiare non è una “generica” attività di consulenza/ascolto, si tratta di un approccio aspecifico di ascolto alla famiglia senza alcuna strutturazione di obiettivi e senza l’intervento di tecniche di negoziazione; non viene attuata una psicoterapia familiare, né un counseling strutturato in termini di servizio sociale professionale né, infine, un percorso di mediazione familiare.

La consulenza familiare ha come obiettivo primario quello di fornire agli utenti delle indicazioni pratiche volte al superamento dell’empasse che, in un dato momento particolare, interferisce con il naturale processo evolutivo della vita di quella famiglia.
Il consulente familiare attiva una relazione d’aiuto con la famiglia, più spesso con la coppia, rispetto alla quale è ancora presente il progetto di vivere insieme. Al contrario della mediazione familiare, dove la coppia ha deciso che la loro convivenza è divenuta intollerabile.
Ogni relazione sentimentale incomincia con un contatto dopo un incontro. Progressivamente, ci si rende conto che si sta bene in compagnia di quella persona, stare insieme stimola la curiosità di conoscere l’altro ed il desiderio di raccontarsi.
Si sviluppa una situazione di attrazione che rende felici, nasce un sentimento e parlarsi, comunicare in tutte le forme di cui si è capaci, avvia il rapporto verso l’amore reciproco.
CHE COSA TIENE UNITO UN RAPPORTO DI COPPIA?

Sicuramente deve esistere un rapporto armonioso all’interno della coppia e questa armonia deve essere considerata preziosa dalla coppia stessa. Secondo Sternberg, vi sono tre elementi determinanti:
L’attrazione fisica (che non è eterna),
Il sentimento d’amore
I fattori cognitivi.
I fattori cognitivi sono importantissimi: “ti conosco e mi stai bene per quello che sei”. E’ il presupposto più importante per essere certi che quella con cui stiamo è effettivamente la persona con la quale si vuole condividere il destino.
Compensazione e complementarietà. Spesso si afferma, pensando al proprio partner: è la mia mezza mela, la metà coincidente con me, mi è complementare, mi completa, insieme siamo una unità. Sembrerà strano, ma affermazioni di questo genere rappresentano le premesse di rottura di un rapporto. Il partner non è colui o colei che ci compensa. Ogni individuo deve essere intero per poter amare; non si deve fare una scelta per compensare le proprie mancanze. Il grosso problema è rappresentato dalla maturità individuale, che consente una scelta consapevole. Una analisi statistica evidenzia che il 67% negli USA ed il 30% in Italia delle coppie sono separate. Emerge che nella maggior parte dei casi per gli Stati Uniti d’America ed in una buona parte dei casi in Italia, la scelta di un partner per la vita appare poco consapevole.
Quali sono i motivi che possono creare instabilità nella coppia?

Più frequentemente di quanto possiamo immaginare è il nostro inconscio e non la nostra coscienza a governare le scelte importanti della nostra vita. L’inconscio, per effetto di bisogni e relazioni insoddisfatte del nostro passato (rapporto padre/figlio-a, madre/figlia-o, ingranaggi di famiglia ecc.) domina le nostre scelte e ci porta a ripetere sistematicamente i medesimi errori. Il vissuto dei genitori, cioè come i genitori di un individuo si sono relazionati tra loro, rappresenta il primo modello con il quale ci siamo confrontati. I bambini osservano tutto. Osservando i disegni della famiglia, realizzati dai bambini, si ottiene un quadro generale di come il bambino sta vivendo la sua famiglia in quel momento. Un bambino che non si è potuto fidare dei suoi genitori nei primi anni di età, sarà incline alla diffidenza esagerata nella vita adulta. E’ il caso di quelle mogli e di quei mariti sempre dubbiosi, che fanno vivere al proprio partner una condizione di continuo ed ingiustificato “stato di prova”.
Se non ci siamo sentiti riconosciuti da bambini, mediante l’indifferenza o la svalutazione: tu non vali nulla, ma cosa vuoi fare.. ecc. La tendenza a trattare con sufficienza ed a svalutare il nostro partner sarà presente.
Non è piacevole vivere a fianco ad una persona che ci svaluta. Chi da piccolo è stato giudicato continuamente, senza mai una lode anche quando è veramente meritata, tende ad inglobare per assorbimento questo atteggiamento è replicarlo successivamente. L’adulto con questa esperienza infantile è incline allo scontro, alla reazione eccessiva: ecco, non mi dici questo perchè… Sei sempre lo stesso e non cambi mai…
Quando la permanenza opprimente all’interno della famiglia dei genitori origina legami simili alla prigionia, in una cornice dove i coniugi si sono oppressi e si opprimono a vicenda, cresce nel figlio/a il desiderio di fare anche il “patto col diavolo” pur di uscire velocemente dalla gravosa situazione familiare, percepita come un forzosa e dolorosa convivenza.
Esistono individui che da bambini non hanno conosciuto l’amore rassicurante di cui avevano bisogno, hanno vissuto rapporti poco intimi con i loro genitori: figure fredde, che prendono poco in braccio i loro bambini, che non li coccolano, non li accarezzano, non li baciano a sufficienza. Un passato più o meno traumatico lascia sempre tracce nei tratti del carattere di un individuo e senza un “contatto” con il proprio rimosso, senza la curiosità di conoscere se stessi, risulta difficile poter dedicare amore ad attenzione ad un altra persona.

Molte persone vivono con il timore di perdere la propria identità e la propria indipendenza. Una identità che può diventare repressa all’interno della famiglia: “non devi fare questo, non devi uscire, ecc. Senza conoscere l’ego non è possibile superarlo.
Questo fenomeno, riferito al dominio dell’inconscio, è stato definito da Sigmund Freud la terza ferita all’orgoglio umano: la psicoanalisi freudiana rappresenta l’uomo, sempre indicato quale essere pensante e capace di operare libero da condizionamenti, sia invece assoggettato a potenti forze irrazionali, riconducibili al potere dell’inconscio. L’uomo non è più il protagonista della propria vita, ma un burattino governato da forze sconosciute. Questa situazione è tanto operante quanto le difese di un individuo sono tali da non consentirgli di ammettere il problema stesso e quindi di iniziare un percorso per fare qualcosa di quello che altri hanno fatto di lui (A. Sartre).
La maturità .
Una visione infantile ed illusoria del rapporto di coppia non può funzionare nel tempo. L’egocentrismo (io, io, io, io…tu mi devi dare..) ed il il narcisismo seguono il principio del piacere ed il troppo in un rapporto fa male quanto il troppo poco. Una fissità adolescenziale per immaturità si nutre della ribellione, di affermazione di se. Ha bisogno di autonomia, ribadisce pedantemente i concetti e gli aspetti egoistici della personalità (si pensa solo ai viaggi, alla palestra, ai gruppi dei pari, alle avventure, ad iniziative emozionanti, da brivido, sport estremi ecc.). La visione illusoria, tipica di una visione immatura della vita, avvia comportamenti apparentemente autolesionistici: “lo sposo anche se ha tanti difetti, è destino; io lo farò cambiare “. Un senso di onnipotenza, capace di trasformare tutto a proprio piacimento, anche le persone.
Aspirazioni e aspettative.

La visione matura di un rapporto è equilibrata. Le aspirazioni e le attese sono congrue con la realtà. Quando queste sono esagerate, eccessive e non realistiche, “mi aspetto che mio marito all’occorrenza mi faccia da papà, mia moglie è una persona straordinaria, non è come le altre.. ecc.”, queste distruggono il rapporto.
Il rapporto d’amore in una coppia sana è un rapporto che non ha bisogno di conferme eccessive, straordinarie e continue, è una aurea via di mezzo, in armonia, non troppo e non troppo poco. La libertà ed autonomia di ogni appartenente alla coppia è presente e non eccessiva. E’ difficile stare nel mezzo, tra terra e cielo, dove ci appartengono sia le qualità del cielo che quelle della terra (Confucio).
Dipendenza e indipendenza.
Non possiamo amare una persona della quale siamo dipendenti. I figli odiano i genitori dai quali dipendono troppo. La dipendenza provoca l’abbruttimento di un qualsiasi rapporto. Svilisce, svaluta, umilia l’individuo dipendente e stufa, annoia la parte oggetto della dipendenza stessa.
COSA DEVE POSSEDERE UNA COPPIA STABILE?
La maturità sufficiente di ogni individuo (genitalità freudiana, la persona capace di amare),
Una identità ben definita,
La parità nel rapporto (condivisione e solidarietà),
Attrazione fisica (complementarietà), ci si deve piacere,
Sentimento d’amore,
Fattori cognitivi (amo te perché ti conosco e mi stai bene),
Essere entrambi persone mature, anche dal punto di vista della conoscenza di se.
QUANDO UNA PERSONA E’ MATURA?

Sostanzialmente quando è capace di essere se stessa ed in rapporto con gli altri. La persona matura è consapevole della propria unicità ed è l’artefice di questa realizzazione; è altrettanto capace di considerare l’unicità del partner.
E’ in positiva evoluzione della propria libido (orale – anale – fallica – genitale). Vive una soddisfacente relazione sessuale con il proprio partner. La complementarietà in una coppia è fondamentale; la sua assenza crea una grave frustrazione, al punto da non poter sostenere il rapporto.
La persona matura é in armonia con la società, si è realizzata positivamente con gli altri. Ad esempio, l’adolescente non può essere una persona matura, perché è in continua opposizione con gli altri.
La persona matura è libera dalle pulsioni libidiche verso figure negative introiettate (si tratta degli “ingranaggi” di famiglia d’origine, madre/strega cattiva, padre/drago-autoritario/normativo ecc. La prigionia inconsapevole di queste pulsioni caratterizza la coazione a ripetere, cioè a replicare gli stessi atteggiamenti, gli stessi comportamenti, considerati errori perché razionalmente non ci piacciono.
Coscientizzazione.
La persona matura è entrata in contatto con i suoi problemi inconsci e li ha integrati, veicolando positivamente le proprie pulsioni aggressive. La coscientizzazione è un elemento tipico del “metodo “Paulo Freire”, rappresenta il rovesciamento del tipo di insegnamento tradizionale. Applicato a questo contesto possiamo comprendere come una autoanalisi cosciente e consapevole sia in grado di veicolare in positivo le pulsioni aggressive. Ad esempio l’aggressività utilizzata per la professione di avvocato dei deboli, oppure nella situazione del chirurgo che salva vite umane ecc. Piuttosto che picchiare la gente. Dare agli altri non impoverisce, ma arricchisce.
Appoggio e sicurezza non devono essere elementi sostanziali del rapporto. La sicurezza deve essere dentro ogni individuo, indipendentemente dall’altro. In un buon rapporto, la coppia cresce insieme. La dove uno dei due cresce e l’altro no, con il passare del tempo ogni appartenente della coppia ha la sensazione di convivere con un estraneo, non ci si riconosce più ed i ricordi piacevoli che hanno unito si dimostrano molto diversi alla realtà quotidiana. Spesso, questi problemi sono emergono per una mancanza di dialogo e non si cerca insieme il modo per trasformare, rilanciare, rendere positivo il rapporto. Ogni individuo si “arrocca” all’interno di se e non comunica, vive in uno stato di assedio psicologico, per paura.
PAURE E CAPACITA’
L’amore senza condizioni è una utopia. L’armonia non è il naturale svolgersi delle relazioni di coppia durevoli (decine e decine di anni di vita insieme). Si tratta di un lavoro alimentato dall’amore e dal desiderio, nonostante tutto, di rimanere insieme.

Quali sono le paure e le possibilità all’interno delle dinamiche della coppia?
La capacità di comunicarsi reciprocamente i propri valori. Ci siamo mai chiesti se siamo stati in grado, in un periodo di crisi, di dare la corretta consistenza alla comunicazione dei valori che per noi sono preziosi? E’ importante raccontare se stessi con estrema sincerità; diversamente il nostro partner riceverà una maschera di noi e non la nostra vera personalità.
Chi ascolta il partner che si racconta in modo sincero potrà sensibilizzare la sua capacità di rispettare i sentimenti, i valori dell’altro ed i propri. Il problema che potrebbe emergere, quando ci si impegna per conquistare il coraggio di raccontarsi, è la paura di non essere capiti. Chi non è stato compreso nel suo passato, non ha motivo apparente per ritenere che il partner sia in grado di comportarsi umanamente. E’ un grave errore, la comprensione vicendevole è alla base di ogni rapporto umano, soprattutto in un legame di coppia.
I limiti.
Dobbiamo accettare i limiti di ciascuno (questo non lo so, questo non lo so fare, puoi aiutarmi a fare questa cosa ecc.), stare insieme non è una prestazione. Il nostro partner non deve vivere nel terrore di non essere accettato; occorre comprensione ed empatia.

Sapersi mettere in discussione per evolvere. Non esiste solo il nostro punto di vista.
Capacità di condividere il dolore di essere ferito.
Esempio: “Mi ha ferito, forse non lo ha fatto intenzionalmente, desidero comunicartelo subito, perché ha fiducia di lui/lei”. Sono certo/a che non te ne approfitterà. E’ la sfiducia che alimenta la paura che l’altro se ne approfitti.
Capacità di tollerare gli sbagli e perdonare.
Errare è umano e tutte le persone prima o poi commettono errori. Ricercare la perfezione nel partner non è certo una manifestazione di amore.

L’armonia che una coppia sarà in grado di costruire insieme rappresenta la serenità familiare che accompagnerà il lungo percorso di vita insieme.


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Dott. Pier Pietro Brunelli
Psicologo e Psicoterapeuta, psicoterapia a indirizzo analitico junghiano. Riceve a Roma e in videochiamata.