Sri Yukteswar e Yoganandaji, Calcutta, 1935

 Per una Psicoterapia del ringiovanire nell’invecchiare (parte seconda)

Uno studio in tre parti a cura di Pier Pietro Brunelli (Psicologo Psicoterapeuta)

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DICE YOGANANDA:

Perché dovreste pensare: “non posso cambiare; sono vecchio e sono finito!”. Potete cambiare ogni giorno, ogni volta che potete. Ho notato che alcune persone restano le stesse anno dopo anno. Io le definisco “antichità psicologiche” e ho visto altri che, qualsiasi cosa accada, sono comunque pieni di energia e fanno sempre qualcosa per migliorare. Questo è il modo di vivere giusto. Molta gente invecchia prima del tempo. Non dovete arrendervi solo perché avete 75 o 80 anni! Non dite mai la vostra età! Non permettete a nessuno di compiangervi perché state invecchiando. Mantenetevi  giovani, eretti e svegli! Sentitevi giovani: è lo Spirito che vi mantiene tali. Siate sempre pieni di entusiasmo. Sono molti i giovani psicologicamente già vecchi e completamente spenti. Non hanno ambizioni, sono privi di entusiasmo, non cercano di cambiare. Siete finiti solo quando affermate o pensate di esserlo. (Paramahansa Yogananda)

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Vecchiaia e diseguaglianze in una società che invecchia.

Quando si parla di vecchiaia va sempre ricordato ciò che è ovvio, e cioè che invecchiare per le persone agiate è tutt’altra cosa rispetto a chi vive in condizioni economiche modeste o di disagio sociale. Questo concetto, ben noto, è stato esplorato in modo esemplare da pensatori come Montaigne (Saggi, Adelphi, Milano 1966, pp. 506-507) e Simone de Beauvoir (La terza età (ed. or. La vieillesse, 1970).

Simone de Beuavoir (1908-186) – Scrittrice e studiosa femminista, esponente dell’esistenzialismo – Celebre per il suo grande impegno sociale. Ha indagato a fondo il tema della “viellesse” nell’ambito delle diseguaglianze e delle “ignoranze psicoculturali” della società moderna.

Nell’attuale società che, per una serie di trasformazioni psicoculturali, dei modi di produzione e dei consumi, la famiglia, che un tempo rappresentava un sostegno per gli anziani, tra le classi più agiate, ma anche per quelle popolari, diventa sempre più rarefatta. La natalità è in decrescita. La vita da single è sempre ‘più normale’. Così senza figli e da soli, se non sia hanno un po’ di soldi la vecchiaia può diventare ancora più difficile, dato che le strutture socioassistenziali sono carenti, sia sul piano dei bisogni primari e ancora di più sugli aspetti umanistici e psicologici. Secondo un pensatore classico come Cicerone (Cato maior, de Senectute, 44 a.C), la qualità della vecchiaia dovrebbe dipendere da ciò che durante la vita si è riusciti a conquistare, non tanto dal punto di vista economico, ma rispetto alla fiducia e alla stima che si è riscossa dai concittadini, più che dai famigliari. Quindi si dovrebbe essere stati impegnati in attività politiche e culturali di un certo prestigio, in modo da godere del riconoscimento della comunità fino in tarda età. Ma questa considerazione ancora una volta non tiene conto delle condizioni socioeconomiche generali, che solo raramente si rivelano come ‘meritocratiche’, nonché del fatto che certe virtù e attitudini non sono alla portata di tutti.

Qui di seguito riporto alcune amare constatazioni di Noberto Bobbio (1909-2004), in una sua ultima Lectio magistralis del 2004 sugli agé e i très agé:

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Non ignoro che c’è nella nostra storia letteraria una lunga tradizione retorica di trattatelli scritti per esaltare la virtù e la felicità della vecchiaia, dal De senectute di Cicerone, scritto nel 44 a.C. quando l’autore aveva 62 anni, all’Elogio della vecchiaia di Paolo Mantegazza, apparso alla fine del secolo scorso. Queste opere costituiscono un vero e proprio genere letterario, comprendendo, insieme con l’apologia della vecchiaia, la sdrammatizzazione della morte. Il tema è trattato da Cicerone secondo il modulo classico del disprezzo della morte. Anche i giovani muoiono. E poi di che preoccuparsi se l’anima sopravvive al corpo? “Un albergo ci ha dato la natura per fermarvisi, non per abitarvi. Bellissimo sarà il giorno che partirò verso quel divino ritrovo e concilio delle anime, e mi staccherò da questa turba e confusione”. Più prosaicamente il positivista darwiniano Mantegazza si libera dal pensiero della morte con uno sbrigativo: “Basta non pensarci”. Perché tormentarsi al pensiero della morte? E poi la morte non è che il ritorno alla natura in cui confluiscono tutte le cose. Non ho bisogno di dirvi che considero queste opere apologetiche, stucchevoli. Tanto più fastidiose quanto più la vecchiaia è diventata, come dicevo, un grande e irrisolto, difficile da risolvere, problema sociale, non solo perché è aumentato il numero dei vecchi, ma anche perché è aumentato il numero degli anni che si vivono da vecchi. Più vecchi e più anni di durata della vecchiaia: moltiplicate un numero per l’altro e otterrete la cifra che rivela la eccezionale gravità del problema. Mi raccontava un medico che si era trovato un giorno in mezzo ad ammalati che parlavano della vecchiaia e naturalmente si lamentavano. Ma uno di essi interloquì: “Non è che la vecchiaia sia brutta. Il guaio è che dura poco”. Davvero dura poco? Per quanti vecchi malati, non autosufficienti, dura, invece, troppo! Chi vive in mezzo ai vecchi, sa per quanti di loro la tarda età è diventata, anche grazie ai progressi della medicina che spesso non tanto ti fa vivere quanto ti impedisce di morire, una lunga, e spesso sospirata, attesa della morte. Non tanto un continuare a vivere, ma un non poter morire. http://www.dirittoestoria.it/3/In-Memoriam/Norberto-Bobbio/Bobbio-De-senectute.htm

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Donatello, Maddalena anziana 1453-55

Che fare dunque? Seppure in campo socioAssistenziale si potrebbe fare molto di più, cosa si potrebbe fare in senso psicoterapico e psicoculturale? L’ardua sfida di questo mia riflessione (sviluppata in tre parti in Albedoimagination blog) è quella di invitare a pensare ad una psicoterapia e ad una visione psicoculturale più evoluta e più specialistica per accompagnare con rispetto, dedizione e valore l’ultima fase del ciclo di vita, nonché per avvicinarsi ad essa con una mente e un cuore più saldi. Una tale Psicoterapia deve potersi ispirare, non solo e non tanto dalle teorie scientifiche, ma anche dagli insegnamenti di saggezza delle culture di ogni tempo e di ogni luogo. Ci occuperemo di questo aspetto in particolare nella terza parte di questo studio. Per ora valgano ancora una volta le seguenti parole di Yogananda Parama hansa – (già citato nell’incipit):

Fino all’ultimo giorno della vostra vita, siate positivi. Dovete essere allegri. Non dovreste mai pensare nemmeno per un momento alla morte, o “sono finito”; invece di compiangervi dovreste dire: “voi che siete rimasti su questa desolata spiaggia ad infliggervi e lamentarvi ancora”, sono io che vi compiango. La morte non vi creerà nessun problema…

La vecchiaia tra questioni assistenziali ed esistenziali

 Naturalmente, come si è detto, i bisogni primari di una persona anziana, relativi alla sicurezza sociale ed economica e alla salute, vanno ad incidere in modo particolare nella sua vita e quindi vanno considerati in una dimensione psicosociale, in termini di assistenza e di salute pubblica (mutuabilità, professionalità e centri assistenziali adeguati).

Ma anche se si è ricchi in buona salute, anche se si ha una buona pensione e pure una bella e premurosa famiglia, invecchiare non è mai una passeggiata. Per affrontare la vecchiaia nel modo migliore occorre una sufficiente disponibilità di servizi e risorse materiali – di ordine assistenziale – ma in misura assai importante occorre una valorizzazione della propria ‘ricchezza spirituale’ – di ordine esistenziale. Questa ‘ricchezza interiore’, non dipende essenzialmente dagli studi e dall’eventuale prestigio ottenuto nella vita lavorativa, ma dipende da quanto si è e si è stati disponibili a valorizzare il senso ultimo della vita, secondo una sensibilità che vede il ‘bene’ oltre i ‘beni’ e gli interessi materiali.

Fausto-Podavini- Reportage Mirella-2006-2011

Qui ci occupiamo essenzialmente di riflettere sulle modalità specialistiche di una psicoterapia per accompagnare la vita di persone anziane, o che stanno invecchiando (potremmo dire dai 60 anni in su), le cui funzioni cognitive fondamentali sono conservate, ma che nell’affrontare l’ultimo ciclo di vita, rischiano di cadere in preda di sindromi ansioso-depressive e di altre problematiche psichiche e psicosomatiche, che potrebbe essere evitate o almeno arginate. Questo non vuol dire ricadere nel clichè pubblicitario di una ‘vecchiaia serena’, la quale è praticamente una chimera, dal momento che gli acciacchi fisici e psichici si trasformano inevitabilmente in qualcosa di sempre più pesante. Ma può accadere – e spesso accade –  che l’ansia, se non l’angoscia di invecchiare, accompagni in modo disfunzionale ed eccessivo quel che resta da vivere e che invece si potrebbe vivere meglio, nonostante tutto.

fotografo Jan Langer,

Insomma non si riesce ad accettare di diventare vecchi e poi di esserlo diventati. Tale non accettazione però, si traduce sostanzialmente nell’invecchiare male e prima. Ciò conduce ad una vecchiaia che potrebbe essere meno infelice di quanto non lo diventi per l’aggiungersi di una dimensione psicologica infausta, e che potrebbe essere affrontata in modo più adeguato. Ovviamente, lo sappiamo, non si tratta solo di un problema di ‘non accettazione’ della vecchiaia in se stessa, ma di dover fronteggiare anche sul piano psichico esiti sempre più debilitanti che naturalmente sopraggiungono. Allora che fare? Lasciarsi andare ad una disperante malinconia? Rifugiarsi in un riottoso cinismo? Chiudersi in se stessi e aspettare la fine? Autoconvincersi di essere sempre giovani fino a risultare stravaganti (come minimo)?  Aggrapparsi lamentosamente a famigliari e amici? Dedicarsi con ardore ad una fede ultramondana (magari che prima non c’era o era vissuta in modo diverso)? Affidarsi agli psicofamaci? Oppure un po’ di tutte queste cose e con una strenua resistenza? La risposta è che questi ed altri atteggiamenti sono in una certa misura comprensibili e vanno auto-tollerati, solo che non dovrebbero impossessarsi del campo vitale di una persona in quanto è anziana, e dovrebbero orientarsi affinché la risposta all’invecchiare e all’essere vecchi possa risultare il più possibile creativa e rigenerante – una risposta autentica e personale – eventualmente accompagnata da una specifica Psicoterapia – dovrebbe riguardare la possibilità di riconoscere il senso della propria esperienza vitale, nel suo valore assoluto, unico, irripetibile, quale testimonianza e narrazione esclusiva del senso della vita e del mondo. Non si tratta solo di arginare ansia e depressione da ‘gerontofobia’ , ma di conferire un senso più elevato al proprio vissuto, in quanto tale vissuto si trova nel suo momento esistenziale più elevato.

Keith Jarret Il celebre pianista ha dichiarato recentemente di essere stato colpito da un ictus che gli impedisce di suonare

Una tale psicoterapia non deve solo accompagnare a scopo lenitivo il tempo che volge al fine vita, bensì dare a questo tempo la possibilità di aprirsi con una nuova disponibilità alla conoscenza del fine della vita, e quindi di riconoscere se stessi nel compimento della propria missione vitale. Questo atteggiamento psico-esistenziale, di valorizzazione del vissuto, della memoria, della propria testimonianza sul mondo, è la chiave di volta da costituire affinché  il processo dell’invecchiare e la vecchiaia stessa non diano luogo a un crollo psicologico ed esistenziale.

In che senso l’invecchiare è psicologicamente curabile?

Come abbiamo esaminato nella prima parte del nostro studio, non si tratta di curare la vecchiaia come fosse una malattia, ma di averne cura come fosse l’opportunità di un’ultima fioritura: la più importante di tutte. Stiamo parlando di una fioritura psichica – dell’essere nell’anima – la quale secondo la saggezza di ogni cultura tradizionale dovrebbe portare a compimento il senso della propria vita. Non è un caso che Dio è un vecchio con la barba bianca, così come sono vecchi gli dei maggiori di ogni cultura religiosa, di ogni tempo e di ogni luogo. Non si tratta soltanto di un ‘premio di consolazione’ alla vecchiaia. Si potrà pensare che qui si vogliano propinare le solite belle parole, consolatorie, più o meno spirituali e accomodanti. Invece si vuole invitare a riflettere, affinché la questione psicologica e psicoterapica nella fase della vecchiaia e in quella che volge ad essa, possa essere affrontata con una nuova sensibilità, nei fondamenti e nelle metodiche.

Michelangelo, Creazione di Adamo

Sembrerà assurdo considerare che l’età del decadimento fisico e mentale (laddove non vengano gravemente pregiudicate le funzioni intellettive – nella maggioranza dei casi) possa rendere più forti e più competenti per sostenere la massima sfida della vita: la conoscenza di se stessi e dell’autenticità del proprio ‘Essere’, nella sua essenza animica. Se intendiamo decadimento mentale, come un rallentamento di alcune funzioni cognitive (memoria, prontezza nell’apprendere ed elaborare concetti nuovi, articolazione del linguaggio, ecc.), ciò non vuol certo dire perdere il ben dell’intelletto, e tanto meno quello dei sentimenti. Qualora il decadimento mentale dovesse alterare in modo importante le capacità intellettiva, nella stragrande maggioranza dei casi si è osservato come la capacità di provare affetti ed emozioni permanga con una sua speciale sensibilità. In una condizione di disabilità intellettiva, nei suoi vari gradi, il sostegno psicoterapico è fondamentale, e in questo ambito si avvale di tecniche e metodologie alquanto evolute. Ma quando parliamo di una ‘Psicoterapia per la terza e quarta età’, laddove le funzioni mentali siano integre in termini intellettivi, si deve registrare una certa carenzialità della psicoterapia, sia sul piano teorico, sia su quello clinico.

Invecchiamento fisico vs ringiovanimento mentale

 Sembrerebbe che gli anziani soffrano solo per questioni fisiche e che quelle psichiche dipendano solo da fatti organici, quindi neuropsicologici. Così avviene che la psicogeriatria si occupa quasi solo di questioni neuropsicologiche (demenze e  Alzheimer), e a livello sociale si tende a credere che i problemi psicologici di una persona anziana siano dovuti solo al decadimento psicofisico. Ma le cose non stanno per nulla così. L’Italia e il Giappone, hanno le popolazioni più longeve del mondo e in età pensionabile (se hanno una pensione): stiamo parlato di circa il 30 % per cento di post 65 enni, con una prospettiva di vita che mediamente supera gli 80 anni.

Eterna Vecchiaia-Opera-di Mikhail Albano.

Considerato che la medicina e la chirurgia hanno fatto enormi progressi, si tratta di circa un terzo della popolazione che viene considerata pressoché esente da problemi psicologici e personali, se non per questioni neuropsicologiche, così che appare superfluo, se non inutile, un trattamento di tipo psicologico mirato alle questioni ‘coscienziali’, al vissuto e allo stato d’animo. Ma chi oggi fa lo psicoterapeuta sa che le cose non stanno così, e anzi, riscontra che i pazienti anziani sono spesso assai più collaborativi dei giovani adulti, e che i risultati terapeutici sono notevoli. Certi pazienti anziani possono ringiovanire mentalmente più di quanto non possano fare certi giovani in preda a vecchi schemi regressivi, che li rendono come sclerotizzati nonostante le loro potenzialità di evoluzione.

Joyce-Tenneson-Christine-Lee-

Questo anche perché la psicoterapia non si basa più solo sul concetto di psicoanalisi intesa come rievocazione di ricordi rimossi, o come soluzione di complessi edipici, ma anche su un dialogo ricostruttivo capace di dare senso ai vissuti e di rigenerare una creatività verso la vita, che non riguarda solo il fare, ma anche il comprendere, e quindi quel sentire intimo e profondo che in gioventù sfuggiva, trascinato da correnti emozionali impetuose, da pulsioni talvolta irrefrenabili e da convinzioni granitiche, per quanto carenti di ogni prova esperienziale.

A una certa età: basta farsi psiconalizzare!

 Secondo Freud già a 50 anni sarebbe troppo tardi per fare una psicoanalisi. Questo proprio perché il bagaglio di ricordi da analizzare diviene troppo pieno, e poi perché le relazioni, i vincoli affettivi risultano troppo vischiosi e quindi difficilmente solubili o modificabili. Se parliamo in strictu senso di ‘psicoanalisi’ possiamo dire che Freud aveva ragione, magari spostando l’età dai 50 ai 60. Ma ecco che, se alla Psicoterapia si dà un orientamento non psicoanalitico indirizzato all’inconscio, ma fenomenologico, indirizzato alla coscienza – cioè basato sull’essere compresi, piuttosto che essere analizzati – la vecchiaia può contare su un sostegno psicologico assai specialistico e importante.

Una Psicoterapia di orientamento ‘fenomenologico’ (ricordiamo solo i suoi più celebri fondatori: Jaspers e Binswanger)  specifica della terza età – indipendente dalla dimensione neuropsicologica e psicoanalitica – può diventare importantissima per l’elaborazione di conflitti coscienziali e relazionali, per evitare conversioni a livello di disturbi somatici, e in generali per le sindromi ansioso depressive tipiche di questa fase della vita, oggettivamente minacciata e colpita da evenienze dolorose. Non si tratta di analizzare l’inconscio, ma di dare alla coscienza la possibilità di esprimersi e di partecipare a un ‘dialogo riconoscente’ la propria vita, nel senso di ‘ri-conoscersi’ e di ‘essere ri-conoscenti’ di tutto il bene possibile che si è dato e si è ricevuto e di quello che si potrà ancora dare e ricevere. Certamente si avrà incontrato anche il male, ma al fine quel che deve contare, per quanto possa essere stato poco e difficile è il bene. Come in un setaccio per cercare la polvere d’oro dalla fanghiglia di un fiume, così dovrebbe essere una psicoterapia dell’invecchiare che filtra il bene, lasciando scorrere la fanghiglia del male. Fuor di metafora, trovare l’oro dalla fanghiglia del fiume sarà difficilissimo e il più delle volte non si troverà nulla – al contrario, rientrando nella metafora, trovare il bene setacciando l fanghiglia del fiume della vita, sarà sempre possibile.  Una specifica psicoterapia potrà fornire il setaccio giusto… Ciò che va tenuto di gran conto sono ‘le memorie’ nella loro riviviscenza, che chiede ascolto quale accoglienza di una specifica sapienza e testimonianza del vissuto. Senza di ciò quelle stesse memorie si immalinconiscono oppure si diradano in una nebbia nella quale si perde il senso dell’essere venuti al mondo, se non per doversene più o meno presto andare.

Un Psicoterapia all’altezza dell’Essere

La sfida di una Psicoterapia per le persone di ‘una certa età’ deve fondarsi su metodi e costrutti di ‘un certo valore’, capaci di andare oltre le concezioni psicoanalitiche strettamente legate all’inconscio e alle dinamiche interpersonali. e di aprirsi a tematiche di valore esistenziale, filosofico, umano e spirituale capaci di dare un senso alla vita personale nella sua propria esperienza di essere nel mondo, unica, irripetibile e assoluta. Un tempo erano i sacerdoti fare ‘da psicologi’ agli anziani, ma ora, per una serie di trasformazioni è il tempo che la Psicoterapia faccia la sua parte specialistica.

Giorgione, La vecchia, 1508

Ciascuno ha le sue credenze e miscredenze, le sue religioni e blasfemie, i suoi ateismi e gnosticismi e la Psicoterapia deve tenerne conto, senza prevaricazioni e forzature, con una modalità ecumenica, aperta al dialogo interconfessionale, così come ai valori dell’ateismo consapevole. Ma a parte ciò la sfida di una ‘Psicoterapia esistenzialista’ per la terza e quarta età deve riguardare soprattutto la possibilità di valorizzare e raffinare il senso della vita, di un’intera vita, e quindi dell’Esserci (Da-sein) – termine che Heidegger conia per indicare che l’uomo è l’unica creatura che riconosce l’essere che c’è in se stesso.  L’Esserci nel giungere al culmine della sua esistenza rivede se stesso con uno sguardo nuovo, uno sguardo intenso, lungimirante, assoluto.

Ludwig Binswanger (1881-1966)

L’ultima fase della vita può essere sostenuta psicologicamente solo se la si riconosce come un frammento dell’eternità, dalla memoria dei primi vissuti nel venire al mondo, nel divenire delle gioie e dei dolori, degli amori e degli amanti, dei parenti e degli amici, e dell’umanità intera, nel riformularsi dei suoi fini e dei suoi ideali mondani e oltremondani. Ad una certa età è fondamentale riconoscere il senso del proprio essere stati al mondo (Merlau-Ponty).

E questo senso sommamente personale, ma anche sovrapersonale, difficilmente può essere riconosciuto e valorizzato senza un dialogo fiduciario speciale e specialistico. Un dialogo psicoterapeutico, capace di dare sostegno e conforto nelle incombenze più dolorose, ma soprattutto che consenta un’elaborazione del senso del vivere, nel proprio vissuto e nell’appartenenza alla vita stessa.

Lucas-Cranach-Il-Vecchio-1472-1553-La-fontana-della-giovinezza.j

Una missione psicoterapeutica antinvecchiamento

L’invecchiare e la vecchiaia sono come una grande sfida psicologica ed esistenziale che una Psicoterapia specialistica può sostenere e valorizzare. Non è una sfida facile, e forse non la si può davvero vincere, e a seconda delle condizioni non la si può nemmeno intraprendere. Ma qui stiamo parlando di cosa sia possibile tentare quando è possibile, per accompagnare l’invecchiare e la vecchiaia dal punto di vista psicologico e di una ‘missione psicoterapeutica’ efficace. La chiamo ‘missione’ perché credo che la professione di psicoterapeuta abbia una sua natura ‘vocazionale’, la quale si evolve in modo quanto mai sensibile quando si pone al servizio dell’ultima fase del ciclo di vita. Occorre che in questa fase la psiche possa ringiovanire il modo di vedere e di sentire il senso della vita più profondo. Una Psicoterapia dell’antinvecchiamento comporta che nel proprio intimo possa nascere qualcosa di nuovo, di ringiovanito. Questo vuol dire anche lasciare andare le ‘vecchie’ superficialità dei cicli di vita precedenti, fino al punto di considerare la vecchiaia come un processo di rinnovamento interiore.

Il popolo Hunza è considerato il più longeco del mondo. Vive nelle montagne al nord del Pakistan.

Questa difficile missione è resa ancora più ardua in quanto i modi di pensare e di interessarsi alla vecchiaia, in genere sono limitanti e fuorvianti. I miti popolari e le pubblicità sono pieni di fontane della giovinezza e di trattamenti ringiovanenti. Sembrerebbe che si debba sforzarsi a tutti i costi per restare in qualche modo giovani, attraverso lo stile di vita, la dieta, l’abbigliamento, la ginnastica, gli integratori, le medicine e volendo e potendo anche con la chirurgia estetica. Insomma curare la vecchiaia consisterebbe soltanto in un tentativo di sopprimerla, annullarla o almeno rallentarla sine die. Per quanto questo atteggiamento possa dare luogo a comportamenti virtuosi e salutari, va osservato che se perseguito con accanimento e senza una comprensione più profonda sul senso e sul valore dell’invecchiare, ne derivano non poche ansie e preoccupazioni. Il problema viene per così dire aggirato, ma non affrontato, pur sapendo che prima o poi non la si avrà vinta.

Aleah-Chapin-The-Last-Droplets-Of-The-Day

Ecco allora che vale la pena di impegnarsi più a fondo, guardando a questa sfida da un punto di vista  psicologico, filosofico, spirituale e morale. Ma deve essere di uno sguardo che va ‘incorporato’, sentito nella propria coscienza, e che quindi porta ad un ringiovanimento qualitativo del modo di essere nel sentirsi invecchiare e invecchiati.

L’indipendenza dell’Essere nell’invecchiare

 E’ certamente vero che il tenersi in salute, è un impegno ‘di base’ da perseguire ad ogni età.  Ma a volte la persona anziana, pur avendo la capacità di prendersi cura di sé al livello dello stile di vita e quindi di condotte più salutari, cade nella trascuratezza e ‘si lascia andare’… Evidentemente questi anziani sono afflitti da problemi psicologici non curati, ma non necessariamente non curabili. Essi sono in un certo senso incapaci di dipingere l’autoritratto del proprio Essere.

Rembrandt, Autoritratto-1669.

Se il problema psicologico della persona anziana viene considerato solo dal punto di vista pratico, della tutela della salute fisica e dalla garanzia di risorse e servizi, la questione diventa psicosociale sul piano assistenziale, pubblico e privato, quindi dipende dallo Stato, dalla comunità, da strutture ospedalieri e di ospitalità specifiche e dalla famiglia (quando c’è). Ma il problema psicologico della persona anziana non riguarda essenzialmente la difficoltà o l’impossibilità di essere indipendente sul piano dell’autosufficienza fisica, quanto di diventare consapevole che invece, il problema del suo ‘essere’, non dipende da nessuno.


Fiona-Tan-Rise-and-Fall-still-da-videoinstallazione.-

Più si va avanti negli anni e più si diventa fisicamente dipendenti dagli altri, mentre se si ha consapevolezza del problema psicologico dell’essere, si scopre che nell’affrontare psicologicamente questo ‘problema’ ci si rende ‘essenzialmente indipendenti’ nella psiche. Essere e diventare se stessi è una questione che riguarda solo se stessi, della quale gli altri non possono occuparsi. Ecco che la persona anziana può allora scoprire che nella sua essenza assoluta – l’Essere – è più indipendente di quanto non lo fosse stato precedentemente. In fondo è questo nuovo senso di indipendenza dell’essere, che la persona anziana, coltivata nella sua saggezza psicologica, sente dentro di sé, quando nel sorridere di se stessa si rivede giovane, imbrigliata in tante futilità e sciocchezze, scambiate per questioni imprescindibili ed essenziali. L’Essere, liberato dalle dipendenze ideologizzate ed isitintuali di gioventù, scopre una sua nuova libertà, una sua ringiovanita indipendenza.

Il compimento dell’Essere nell’invecchiare

La vita da anziani diventa essenziale nel senso di un impoverirsi, qualora la consideriamo solo dal punto di vista dell’efficienza e del fare, ma se la consideriamo dal punto di vista del sentire, di avere coscienza di sé e del mondo, ecco che l’essenziale diventa ricchezza e valore. Una psicoterapia dell’essere nell’invecchiare dovrebbe quindi essenzialmente occuparsi di approfondire un dialogo sulle cose del mondo, capace di disvelare l’essere. Le cose non sono mai fini a se stesse, ogni cosa, anche la più semplice si rivela nella sua essenza a seconda di come entra in risonanza con il nostro essere. Una cara amica assai avanti con gli anni mi faceva notare con la meraviglia di un bambino quanto certe patate che aveva acquistato in un banchetto al mercato fossero autentiche, veraci, biologiche. Ma fin qui si tratta di valorizzare la qualità delle cose (degli enti per dirla con Heidegger), per ricavarne un entusiasmo. Non si tratta solo di questo, ma anche di percepire e di esprimere una vita nelle cose, che destano sensibilità, emozioni ed entusiasmi più sottili. Nell’invecchiare e nella vecchiaia si può diventare più poetici e vedere, come ci fa vedere il Montale che nell’essenziale vecchiezza e deperibilità degli Ossi di seppia’, o dei Limoni, c’è un riflesso dell’universo, o un’Anima mundi.

Mago Merlino

Mentre le fantasie dei bambini sono per certi aspetti surrealistiche, e hanno la possibilità di esprimersi con il gioco, quelle degli anziani restano poeticamente legate al ‘mistero della realtà’ e spesso non possono essere espresse, restano chiuse in uno scrigno interiore, arrivando a considerarle cose di valore, eppure poco conto, tesori di spapienze, ma incomprensibili da relegare o da regalare solo all’oblio. La parola, nella psicoterapia dell’invecchiare, riverbera in una dialogità evocativa, attraverso la quale si gioca seriamente a dare il valore al senso delle cose, visibili e invisibili, personali e sovrapersonali. E’ un gioco triste se lo si deve giocare sempre e solo da soli. La psicoterapia deve saper giocare a questo gioco che può stare tanto a cuore a chi ha le mani troppo rugose, ma ha una mente e un cuore troppo vivi, che non possono essere lasciati in solitudine a morire, prima di morire.

Mosé di Michelangelo

L’avere cura del ringiovanire nell’invecchiare

Aver cura psicologica dell’invecchiare, vuol dire coltivare il proprio senso dell’essere come fosse un fiore giunto alla sua massima e intima presenza. Ciò non vuol dire sforzarsi per far ringiovanire le cose, e quindi il corpo come una cosa, ma di aver cura  del ringiovanire il senso della vita e delle cose che essa incontra e ha incontrato, non solo nella loro utilità pratica, ma nella loro essenza psicospirituale.  Nonostante la gravità fisiologica ed esistenziale insita nella vecchiaia si tratta di poter essere in e verso essa scoprendo che essa da accesso a un senso nuovo del vivere, rivolto a incontrare e a comprendere quella ’insostenibile leggerezza dell’essere che prima pesava tanto, oppure che non pesava affatto, prima che possa diventare un ultimo peso schiacciante.

Herlinde-Koelbl-Louise-Bourgeois-2001.

E’ un comprendere e un raccontarsi che non riguarda solo se stessi, ma le persone vicine e lontane, i famigliari e gli amici, gli amori e le passioni del passato e quelle che ancora sono o possono diventare presenti (amori erotici e sessuali anche, dei quali parleremo nella terza e ultima parte di questo studio per Albedoimagination).

Le parole di una Psicoterapia dell’invecchiare dovrebbero evitare il più possibile le etichette psichiatriche, le terminologie psicopatologiche, per interpretarle e integrarle con parole emotivamente più ricche di immaginazione, sensibilità, sfumature e sentimenti. In tal senso la Re-Visione della Psicologia secondo Hillman, può insegnare moltissimo, laddove insiste nel restituire all’anima le parole giuste, quelle poetiche, mitiche, evocative al posto di quelle tecnico-scientifiche, medico-diagnostiche.

La forza del Carattere. La vita che dura (1999). E’ uno straordinario libro di di James Hillman (1926 -2011).

La psiche di chi è avanti negli anni ha bisogno di parole e di dialogo per ringiovanire l’immaginazione, la capacità di dare espressione e ascolto a ciò che riguarda l’anima, e che possono essere guardate con l’anima. Ciò consentirà di vivere nell’invecchiare con maggior serenità, pienezza e autenticità (considerando tra l’altro che non a tutti è concesso di invecchiare) – fino a poter dire ‘sono contento di essere diventato vecchio, perché ho incontrato me stesso nella mia anima, il mio essere nel mondo e il mondo nel mio essere!

Come vedremo nella terza parte di questo studio, il modo di concepire una Psicoterapia del ringiovanimento nell’invecchiare, non deve diventare un pesante esercizio filosofico, ma anche uno spazio tempo dialogico ludico, narrativo e creativo, aperto a ravvivare la meraviglia e la gioia che da essa deriva.

La prima parte si trova nel seguente link: PRIMA PARTE

La terza parte è in preparazione