Donne vampirizzate nell’anima e nei sensi.

 La specificità della vampirizzazione al maschile (come metafora di un complesso amoroso narcisistico) sembra avere come suo proprium un delirante bisogno di potenza che si rafforza attraverso la distruzione psicologica, morale e spirituale del femminile ( vedi il famoso saggio di Freud sulla “degradazione della vita amorosa” 1912) , come tendenza  distruttiva del maschile verso la donna, vissuta inconsciamente come fantasma materno incestuoso. Degradando sessualmente e moralmente la donna (anche con appellativi volgari durante l’atto sessuale) , come fosse una prostituta, certi uomini si sentono liberati dal fantasma materno e quindi si sentono più eccitati. Questo ‘ gioco’ animalizzante e trasgressivo’, deve peró restare un gioco, ma quando da luogo a sentimenti perversi di dominanza diventa vampirizzazione, quanto più la donna la confonde come fosse una forma di ardore sessuale, restandone avvinta.

La vampirizzazione maschile sembra volersi impadronire dell’anima e dei sensi delle sue prede donne con diverse strategie. L’ uomo non è chiaramente consapevole di questa sua dinamica sessuoaffettiva disturbata, diciamo che é come posseduto da un suo ‘vampiro interiore’. Essenzialmente queste strategie oscillano tra due poli: quello di una seduzione che si esprime attraverso una qualche forma di sessualità focosamente trasgressiva, e poi anche perversa e quello di una seduttività fascinatrice, ma senza sessualità, che possiamo riferire alla figura del vampiro bianco. In entrambi i casi, seppure con diverse modalità, si attua una frattura nella relazione tra sesso e sentimento che risulta mortificante della libido femminile.

Si consideri che il dating favorisce relazioni più o meno subdole, mascherate e quindi vanpirizazioni in stile Casanova e/o Don Giovanni, trasgressive o bianche, virtuali o stressate da appuntamenti poco chiari e sfidanti

A livello del primo polo – quello della sessualità perversa – accade che la donna innamorata conceda determinate pratiche sessuali aventi una qualche forma trasgressiva e perversa, considerandole come un modo di rendere più intima la relazione amorosa e quindi di fortificarla. Invece il vampiro pensa che è grazie al suo potere seduttivo che riesce a imporre certe pratiche erotiche perverse. La perversione sessuale viene proposta in modo ricattatorio nei confronti della donna, la quale finisce con l’accettarla soprattutto per poter mantenere una relazione sentimentale. Il maschio gode di questa sottomissione del femminile, e con ciò mette in atto una perversione morale, più che sessuale, la quale non ha nulla a che fare con una liberatoria complicità volta a una trasgressione delle regole. Si verifica quindi la condizione per cui l’uomo tende a demolire la dignità di una donna attraverso pratiche sessuali umilianti, aventi lo scopo di traviarla, di mortificarla e di violentare i suoi sentimenti amorosi. D’altra parte una donna innamorata può trovarsi nella condizione di abbandonarsi a giochi erotici perversi che pure le piacciono, ma non intendendo con ciò di farsi umiliare nella sua dignità di persona e nei suoi sentimenti.

L’immagine è quella di un vampiro maschio che, attraverso una sessualità perversa, riesce of a travolgere una donna confondendola nei suoi sentimenti e nella stima di sé, e rendendola quindi dipendente da un uomo al quale deve protendersi con una traumatica intensità passionale al fine di riscattare la sua anima. In tal modo la donna giunge ad amare il suo perverso vampiro fino alla follia, in quanto vorrebbe essere contraccambiata con reciproco amore per ottenere una specie di catarsi purificante dell’anima. Ma invece si sviluppa un gioco mortificante, dove la posta è sempre più alta, durante il quale il vampiro amoroso, a causa della sua fondamentale impotenza erotica, mira a svilire e a deturpare sempre di più la donna attraverso un misto di sessualità perversa, valorizzazione e minaccia abbandonica, fino a dissanguarla psichicamente e poi ad abbandonarla. In genere le donne che cadono in questa attrazione fatale hanno un qualche problema complessuale con il padre, in quanto maschile non ben interiorizzato, e che quindi non le fa sentire sufficientemente protette e degne di un’equilibrata relazione amorosa con gli uomini. Un assurdo senso di colpa interiorizzato, a causa di un fallimento della relazione con il padre, di cui la donna non ha colpa, può quindi condurre la donna a farsi vampirizzare nell’anima e nei sensi, attraverso una deformante relazione perversa tra sesso, sentimento e dignità.

Tutto ciò, ovviamente, in campo clinico va indagato e approfondito caso per caso, e anche in tal senso una psicoterapia poetica e immaginale può far emergere vissuti, dubbi e ansie che altrimenti potrebbero essere difficilmente esprimibili per una donna (come del resto anche per un uomo) a causa di tabù, vergogne e sensi di colpa.

dal serial Twilight: ‘un vampiro bianco buono’

A livello del secondo polo – quello del vampiro bianco – abbiamo tutti quei casi in cui il vampiro amoroso maschio riesce a insinuarsi in una qualche ferita narcisistica della donna attraverso un attaccamento che nega e castra la sessualità. Vi sono poi forme oscillanti tra i due poli, in cui il vampiro amoroso si muove con un’estrema ambivalenza ricattatoria, tra sessualità concessa e sessualità negata. Talvolta però la vampirizzazione è solamente bianca, messa in atto con la castrazione totale della libido femminile. Si pensi al già citato Diario del seduttore di Kierkegaard, che attraverso il suo protagonista, Giovanni, elabora a un livello di grande raffinatezza la figura del Don Giovanni, il quale arriverebbe a sedurre e a traviare con il solo ausilio della scrittura.

Ecco un’emblematica frase pronunciata dal nostro raffinato (e psicotico?) Giovanni: «Penetrare con lo spirito nell’essere di una fanciulla è un’arte, ma saperne uscire è un capolavoro».

Il vampiro bianco vuole penetrare solo attraverso lo spirito l’anima di una donna con lo scopo di avvilirle il cuore, di violentarla psichicamente, facendola innamorare senza poi concedere che la relazione si incarni e diventi autentica e naturalmente erotica e libidica. In tal modo la umilia nella desiderabilità del suo corpo, ma anche nei sentimenti, giacché la donna si sente inadeguata e insufficiente per via di un attaccamento amoroso che per qualche ragione (quelle del vampiro bianco) non merita di poter essere vissuto nei sensi. Nel contempo il vampiro bianco riesce a provare una sorta di sadico godimento, per una sorta di potenzialità orgasmica che tiene per sé, in quanto suo strumento di dominio, potenzialmente adoperabile con tutte le donne, giacché non viene veramente concesso a nessuna.

Ecco come si industria la strategia vampirizzante di questo vampiro bianco sull’onda dei pensieri maniacali di Giovanni:

Ecco come si incomincia. Si neutralizza la sua femminilità con l’ironia […] la si destabilizza cambiando continuamente strategia, creando confusione, alternando sentimento e distacco, prestandole attenzione e poi mostrandosi indifferenti, irritanti, e poi di nuovo interessati. La donna deve sentirsi turbata, smarrita, del tutto disorientata. [2] Che cos’è questa se non violenza psicologica, mobbing di coppia, o vampirizzazione amorosa?

Crudeltà maschile verso le donne

Sbagliano ingenuamente quelle donne che vedono nel vampiro maschio soltanto uno che le imbroglia per portarsele a letto; si tratta di uno che vuole molto di più, uno che è mosso dal folle bisogno di renderle folli per devastarle spiritualmente nel cuore, nella loro forza di vivere e di amare. Si tratta di un bisogno narcisistico e borderline di dominare la psiche del partner, fino poi a volerla violentare, distruggere, traumatizzare per nutrirsi del suo sangue psichico che sgorga più vivo e più dolce dal cuore, dalla sua capacità di amare.

La dinamica vampirizzante malata di certi maschi vuol punire la donna, distruggerla nell’amore, così svilendola sentimentalmente e sessualmente sente di poter meglio godere del suo corpo, si sente più potente. In qualche modo il vampiro amoroso maschio di ogni genere, castra e rende ambivalente la relzione tra libido sessuale e sentimentale. Possiamo in generale considerare che per una ragione inconscia e complessuale, nevrotica, borderline o psicotica – comunque su base narcisistica (come disturbo più tipico della relazione e dell’incapacità di amare) – questo vampiro maschio deve vendicarsi delle donne per difendere o riparare il suo inconscio attaccamento immaturo e disturbato alla madre.

In buona sostanza, il vampiro esprime un condizionamento che deriverebbe da un qualche problema complessuale irrisolto, più o meno serio, con la madre e con la sfera genitoriale. In effetti si diventa vampiri e ci si rende disponibili a essere vampirizzati, sia come uomini sia come donne, come risposta patologica a condizionamenti disturbanti relativi all’infanzia e alla sfera affettiva genitoriale.

Soffermiamoci ancora sulla storia di un fantasma materno che induce il maschio a diventare molto peggio di un vampiro amoroso: un mostro che seduce le donne poi le uccide. Ci riferiamo a uno dei più grandi thriller cinematografici di tutti i tempi: Psycho di Alfred Hitchcock. Questo film ha catturato l’immaginario collettivo proprio perché fa leva sul fantasma materno nella psiche del figlio maschio. Ricordiamo che il protagonista – interpretato dal bravissimo Anthony Perkins – finiva con l’uccidere le donne dalle quali era attratto, in quanto dentro la sua mente psicopatica sentiva la voce della madre morta che gli ordinava di attuare il femminicidio di ogni donna alla quale si sarebbe potuto legare amorosamente.

Naturalmente qui stiamo considerando una figura dell’immaginario filmico che ha il compito di generare un ingigantimento estremo del campo immaginale, per far comprendere attraverso un caso estremo come e fino a che punto può agire il fantasma materno in un uomo. Questi non arriverà a diventare un femminicida, ma se il fantasma materno è del tutto irrisolto e non elaborato può arrivare abbastanza facilmente a diventare un vampiro. Ma può anche altrettanto facilmente sviluppare una ferita narcisistica che poi lo renderà facile preda della vampirizzazione femminile.

 

Vampiri alla Don Giovanni, vampirizzati alla Casanova

Mentre la figura del Don Giovanni è quella del seduttore seriale (playboy), che vampirizza per il gusto di fare stragi di cuori femminili, quella del Casanova si lascia vampirizzare da ogni donna e nello stesso tempo la vampirizza (butterfly-man, ovvero il farfallone). Il primo è infedele con tutte, il secondo vorrebbe essere fedele a tutte (Cuomo, 1982)

Il risultato è lo stesso, ma per ragioni di segno opposto. Il Casanova nei suoi celebri mémoires narra dei suoi amori mancati, potenziali e vissuti e quindi della sua frenesia per le donne, che lo induce a una continua ricerca di avventurose passioni, nella recondita, seppur farsesca speranza di trovare quella giusta. Intanto viaggia per l’Europa e incontra intellettuali del calibro di Voltaire e Rousseau. Ma la sua smania di essere sedotto più che di sedurre non trova pace, neppure con la maturazione dei suoi slanci intellettuali – e con ciò resta deluso e delude moltissime donne. Invece Don Giovanni non è una persona, ma una figura leggendaria che dal ’600 si aggira per l’Europa, e la sua viziosa virtù è quella di teorizzare e praticare l’arte dello sciupafemmine. Perciò la sua dissoluta frenesia è quella di fuggire da qualunque potenziale passione, facendo in modo che siano le donne a lasciarci il cuore, mai lui. Egli è l’immutabile convitato di pietra celebrato da Moliére a Mozart, figura fantasmatica che, dalla voluttuosa esaltazione dei sensi, trascina nel mondo infero il cuore delle donne. In tal senso possiamo considerare una particolare linea di separazione/congiunzione tra le figure maschili del vampirizzato alla Casanova e del vampiro alla Don Giovanni, il tutto con differenti gradienti di spericolatezza, ostinazione e cronicità.
Il Don Giovanni protagonista del Diario del seduttore di Søren Kierkegaard esprime l’inautenticità quale male peggiore del vivere, in quanto non vita. La sua fascinosa incosistenza, o vuota esistenza, si rivela solo come luciferina volontà di seduzione, che fa della vampirizzazione passionale il suo unico motivo di esistenza mancata, ed è tale mancanza che come un buco nero, un’idrovora, risucchia la passione della donna che vuole riempirla d’amore, farla nascere morendo. Cordelia – vittima della vampirizzazione dongiovannesca narrata da Kierkegaard nella sua opera di poetica filosofica – così si esprime in uno dei suoi biglietti d’amore straziato:

Talvolta era così spirituale che io, come donna, mi sentivo annientata. Altre volte invece era così selvaggio e appassionato, così pieno di desiderio, che io quasi tremavo davanti a lui. Talvolta mi trattava come un’estranea, talvolta si abbandonava a me completamente: quando lo stringevo tra le mie braccia, tutto cambiava, e io «abbracciavo le nuvole».  Søren Kierkegaard, Diario del seduttore, Firenze, Giunti, 1995, p 19.

Se Don Giovanni con le sue infernali quanto impalpabili complicanze seduttive diventa inesistente, Casanova diventa in-sistente (per dirla ancora con l’esistenzialismo di Heidegger) all’insegna di una sua voluttuosa carnalità passionale. Tuttavia i due sono entrambi avvinti in un complesso vampirico materno che li spinge a un regressus ad uterum, e a una dimensione narcisistica della relazione erotico-affettiva. Don Giovanni è il narcisista patologico puro (il vampiro) che sfrutta sessualmente la preda e poi l’abbandona, mentre Casanova è narcisisticamente impuro (il vampirizzato), perciò tende alle ambivalenze e alle malinconie border, tra abbandoni, ritorni e tira e molla, sempre alla ricerca di un femminile che possa risultare edenico, eroticamente materno, perfetto quanto impossibile, e quindi puntualmente lo delude e resta deluso. In ogni caso il Casanova è considerabile un vampirizzato che vampirizza, e questo può renderlo anche più delusivo e disturbante del vampiro amoroso tout court.

In questo blog vi è un articolo specifico sulle differenze tra vampirizzazione amorosa  al maschile e al femminile (cioè subita dagli uomini, per leggerlo cliccare sulla seguente immagine.

 

Questo articolo riprende alcune parti del mio libro L’ ALBA CHE CURA IL CUORE (Lindau,2020) – Nelle immagini qui di seguito gli altri libri sull’argomento, ciascuno dei quali diferrenti approfondimenti per una TERAPIA DEI TRAUMI E DEI CONFLITTI AMOROSI (nel blog Albedoimagination si possono leggere le presentazioni, oppure sul canale Youtube Albedoimagination si possono seguire video e interviste).

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Ricordo che oltre a leggere articoli e libri ciò che più aiuta è una specifica Psicoterapia o almeno un consulto specialistico centrato sulla propria storia di vampirizzazione personale e sul proprio modo di risolverla o di uscirne con una nuova capacità di amare e di essere amati. Per ogni informazione chidete un consulto o scrivetemi. Inoltre potete partecipare con i vostri commenti di riflessione e di testimonianza in un clima di auto-aiuto e solidarietà.